Inizia oggi la ventinovesima edizione del Salone del Libro di Torino, un appuntamento annuale imperdibile sia per gli appassionati di libri che per chi con l’editoria ci lavora. Per noi di doppioverso è un po’ come il Festival di Sanremo: passi tutto l’anno a parlarne anche vagamente male ma poi una capatina mentre fai zapping non puoi evitare di farcela. O come il Natale, se preferite: un’occasione di incontro quasi obbligata e opprimente, ma che a ogni edizione sa rinnovarsi e conquistare con la sua atmosfera di festa. In questi anni, da quando ci siamo trasferite al nord, l’abbiamo frequentato in tutte le salse: per lavoro (quando Chiara faceva l’ufficio stampa di alcuni eventi collegati o l’interprete ai laboratori), come relatrici (Barbara è intervenuta l’anno scorso a una tavola rotonda sulla traduzione di guide turistiche all’interno del programma dedicato di incontri professionali de L’Autore Invisibile a cura di Ilide Carmignani), come traduttrici a caccia di nuovi contatti e piacevoli rimpatriate con colleghi che non vedevamo da un po’, come semplici lettrici onnivore e acquirenti compulsive per cui la sterminata distesa di stand assomiglia a un vero e proprio Paese della Cuccagna. E il tema dell’edizione di quest’anno – Visioni – ci sembra particolarmente azzeccato e convincente, perché se è vero che il settore dell’editoria in Italia è innegabilmente in crisi siamo convinte che un’effettiva rinascita – del mercato come della nostra professione – possa partire solo dal coraggio di aprirsi a prospettive inusuali e innovative, a contaminazioni originali e ardite.

Per questo, e visto che da bravi addetti ai lavori o aspiranti tali il programma 2016 lo conoscerete già a menadito, e di post con suggerimenti e indicazioni utili a trarre il meglio anche in termini di contatti e opportunità il Web già pullula, l’itinerario che abbiamo pensato di consigliarvi (ovviamente senza alcuna pretesa di esaustività, visto che il programma prevede più di 1200 eventi, migliaia di titoli in esposizione e oltre 1000 editori che popoleranno l’area espositiva), passa proprio dagli spazi, gli incontri e le occasioni di confronto che ci sembrano restituire al meglio questo spirito di rinnovamento e sperimentazione. Per aprirsi appunto a nuove visioni e nuove sfide, cosa che crediamo per il traduttore 3.0 costituisca ormai un imperativo, indirizzandosi anche verso aspetti dell’editoria meno scontati, a cui troppe volte noi professionisti del settore facciamo meno caso,  e che rischiamo solo di sfiorare o addirittura ignorare.

 

Tre percorsi tematici da non perdere

L’Autore Invisibile. Non possiamo non partire da un grande classico, l’interessante programma di appuntamenti professionali a cura di Ilide Carmignani che ogni anno, dal 2001, il Salone offre a noi traduttori: lectio magistralis, tavole rotonde dedicate nello specifico alla traduzione di particolari generi, incontri con professionisti di fama che raccontano le proprie storie personali e le proprie idiosincrasie lavorative. Un’occasione preziosa per stare con i nostri simili e fare il punto dall’interno sul nostro mestiere, sviscerando le problematiche che lo attanagliano ma anche la straordinaria bellezza e varietà delle sue pressoché infinite declinazioni, oltre che per confrontarsi con altri protagonisti della filiera editoriale (direttori editoriali, redattori, editor) all’insegna del dialogo e non della contrapposizione di fronti.

Officina – Editoria di Progetto. La terza edizione del programma di incontri a cura di Giuseppe Culicchia e dedicato agli editori indipendenti continua a mettere in luce il lavoro virtuoso, fatto di passione, cura artigianale e qualità, portato avanti non solo dai piccoli editori, ma anche dalle librerie indipendenti e dalle biblioteche. Un panorama che oggi, sotto l’incessante assalto dei grandi gruppi e con la profonda crisi attraversata nel nostro Paese dalla promozione della lettura, affronta sicuramente delle grandi difficoltà ma in cui le buone pratiche e l’intraprendenza dei singoli finisce per creare nuove opportunità di dialogo e aggregazione. Il fitto ciclo di appuntamenti accompagna alla scoperta dei diversi ingranaggi e mestieri della filiera editoriale, dei titoli da recuperare in un mercato che sempre più sembra invece oggi trasformare i libri in prodotti con una data di scadenza, impedendo a tanti ottimi testi di trovare i propri lettori, dei nuovi talenti scovati tra le migliaia di manoscritti vagliati ogni giorno dagli editor.

Babel. Novità di questa ventinovesima edizione del Salone che per nulla al mondo vorremmo perderci è Babel, uno spazio costruito grazie alla collaborazione con la Libreria Internazionale Luxemburg di Torino e importanti realtà culturali francesi, inglesi, tedesche e spagnole (associazioni, consolati e fondazioni) presenti sul territorio italiano, in cui valorizzare le letterature internazionali e le rispettive lingue. Nello spazio incontri del Padiglione 3, gli autori stranieri potranno dialogare con i lettori nella loro lingua e raccontare le loro storie con le parole che le hanno viste nascere. Nella libreria internazionale, inoltre, saranno disponibili tutti i libri degli autori presenti in lingua originale (la prima cosa che vi è venuta in mente è “daje, caccia alla proposta perfetta!”? Anche a noi…)

 

Tre luoghi da cui lasciarsi ispirare

Incubatore. Compie dieci anni lo spazio del Salone dedicato alle case editrici con meno di due anni di vita: nel tempo ha ospitato più di 260 realtà, alcune delle quali si sono fatte strade nel mercato dell’editoria raggiungendo ambiziosi traguardi (tra questi Neo., Tunuè, Miraggi, solo per citarne alcune). I partecipanti di questa edizione sono 24, e arrivano da ogni parte d’Italia. Lo spazio è nato con l’obiettivo  di coltivare l’editoria che verrà, stimolando il confronto  tra piccole e giovani realtà che stanno vivendo esperienze simili e offrendo loro una guida preziosa nel proprio percorso di crescita. Si possono presentare le proprie produzioni e i propri autori in una sala messa a disposizione gratuitamente (quest’anno ci saranno più di 50 appuntamenti per un totale di oltre 140 relatori) ma anche ascoltare – nell’apposita Striscia Business – consigli pratici, suggerimenti e strategie dalla viva voce di librerie indipendenti, biblioteche, distributori e uffici stampa di importanti case editrici nazionali, professionisti ed esperti, oltre che gustarsi le testimonianze delle case editrici che hanno preso parte alle precedenti edizioni del progetto e ce l’hanno fatta nella sezione Incubatore… e poi!.

Book to the Future. Vera e propria fucina di ispirazione sarà, anche quest’anno, l’area dedicata alle start-up. In più occasioni, qui su doppioverso, abbiamo sottolineato come per noi professionisti dell’editoria, a cui spesso manca la giusta dose di coraggio e mentalità imprenditoriale, lo spirito collaborativo e innovativo proprio di queste realtà non possa che rappresentare uno stimolo e un esempio da seguire. Il Salone ogni anno seleziona con un bando internazionale 10 aziende a cui offre la possibilità di intervenire gratuitamente in fiera per incontrare i potenziali investitori interessati alle loro innovazioni.  E quest’anno l’Italia la fa da padrona, perché delle 10 realtà selezionate ben 9 sono originarie del nostro Paese. Dallo Spotify dei libri, che applica il modello della sharing economy al mondo dell’editoria e della letteratura, con una piattaforma di lettura in streaming gratuita e senza limiti, agli ausili alla lettura per persone con disabilità uditive, passando per i libri-applicazione d’arte per bambini e i fumetti appositamente realizzati per essere letti su tablet e smartphone in formato verticale a scorrimento continuo: se pensate che il mondo del libro e le dinamiche della lettura stiano attraversando una fase di irrimediabile empasse, è questo il posto per rendervi conto che vi state proprio sbagliando. 

International Book Forum. Sono un totale record di oltre 500, quest’anno, gli operatori accreditati all’IBF-International Book Forum, l’area professionale per la compravendita internazionale dei diritti editoriali giunta nel 2016 alla quindicesima edizione, e provengono da 41 Paesi: dal Canada all’Armenia, dal Perù alla Svezia, passando per Spagna, Francia e Germania che sono quelli più rappresentati. Originariamente partito come occasione di incontro tra le grandi realtà editoriali, l’IBF nel corso degli anni si è rivelato occasione di contatti internazionali anche per la piccola editoria indipendente, contribuendo alla crescita dei volumi di vendita di diritti editoriali di titoli italiani all’estero. La sua peculiarità – e formula vincente – è che il sistema si basa sulla logica dello speed date, con incontri tra addetti ai lavori ognuno dei quali dura al massimo 20 minuti, consentendo quindi trattative più serrate, numerose e proficue. A rendere ancor più efficace il sistema è la totale informatizzazione dell’agenda, grazie a un software appositamente sviluppato per Torino e ad oggi unico in Europa, che consente agli operatori di registrarsi sul sito e chiedere gli appuntamenti direttamente dal proprio profilo, incontri che vengono poi programmati dalla stessa applicazione informatica a seconda della disponibilità e degli interessi di ogni partecipante. Il programma è inoltre ottimizzato anche per i dispositivi mobili e consente così agli utenti di verificare i propri appuntamenti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Insomma, molti dei libri che tradurrete (si spera!) e di quelli che comprerete passano da qui.

Quello che vi invitiamo a fare quest’anno è farvi regalare dal Salone 2016 una fotografia più che mai vivida e reale dello stato dell’editoria in Italia. Che non è morta ma anzi è viva e lotta insieme a noi (o almeno così ci piace sperare): certo, è innegabile che qualcosa stia cambiando, non sempre in meglio. Ma crediamo davvero che il mondo editoriale possa trovare nuova linfa e nuovi stimoli in realtà e progetti giovani e dinamici, e che possa cancellare finalmente certe modalità e dinamiche stantie di cui da anni non riesce a liberarsi. Come? Rinnovandosi, contaminandosi, reinventandosi.

Nella stessa misura in cui dobbiamo farlo noi, perché il cambiamento di un settore può passare solo attraverso le persone che vi operano. Vogliamo rimanere competitivi? Vogliamo percepirci come imprenditori ed esplorare nuove opportunità di soddisfazione professionale e guadagno? Partiamo da qui: prendiamoci l’impegno di indagare almeno un ambito che fino a ieri non avremmo mai considerato, che sia il mondo delle startup o una nuova lingua, una realtà associativa o l’ingranaggio misterioso della filiera editoriale.

Il Salone di quest’anno è una sfida. Vi sfidiamo a trovare la vostra visione e a renderla possibile.

(Se non ci vediamo in fiera, vi aspettiamo qui. E magari ci dite com’è andata).

 

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