Errare, dicono, è umano. Ma i freelance non sono umani; ergo, i freelance non fanno errori.

O almeno questo è ciò che vi siete raccontati per molto tempo, mentre facevate lo slalom tra mille lavori, surfando beati sulle onde del perfezionismo. Poi, un giorno, mentre fischiettavate allegri un motivetto di successo e lavoravate soddisfatti, sicuri come i positivisti ottocenteschi che il futuro vi riservasse solo un progresso senza fine, è avvenuto l’irreparabile: avete fatto una cazzata. E non una cazzata qualsiasi: la cazzata della categoria peggiore, quella da cui si esce con le ossa rotte e l’orgoglio frantumato.

La CAZZATA IMMANE.

Anche i freelance sbagliano (e piangono)

Ora, io vi parlo dandovi del voi e fingendo di fare un discorso teorico, ma in realtà sto parlando di me, e il discorso non è teorico per niente. Qualche giorno fa, mentre ero impegnata in un progetto piuttosto ramificato, ho fatto una stupidaggine che ha avuto conseguenze spiacevoli non solo per me ma anche per chi lavorava con me al progetto in questione.

Quella stupidaggine è stata notata. E mi è stata segnalata. Ora, potete immaginare come mi sia sentita? Mi sono sentita mortificata. E cretina. E vulnerabile. Me ne sono rimasta lì, con il telefonino in mano, con lo stesso spirito che avrei avuto se Pennywise m’avesse bussato alla porta di casa alle tre di notte con un bel palloncino rosso in mano.

Il fatto è che tutti facciamo errori. Anche noi freelance. Spesso sono errori sciocchi, che non hanno conseguenze. Ma a volte sono più gravi (bucare una deadline, mandare una mail inopportuna, ignorare un’istruzione precisa, non fare il backup e vanificare intere giornate di lavoro), e rischiano di avere ripercussioni sulla nostra reputazione. Succede a tutti, appunto, e succede per stanchezza, stress, eccesso di multitasking, burnout. Ma poco importa il perché succeda: l’importante è solo recuperare.

Perché la verità è che, soprattutto per i freelance, la cui credibilità professionale si costruisce (o si smonta) a ogni nuovo progetto, la reazione a un errore conta spesso molto di più dell’errore in sé. Ci viene chiesto, per la natura stessa della nostra professione, di essere autonomi, intraprendenti, pragmatici: ma che vuol dire essere autonomi, intraprendenti, pragmatici a seguito di uno sbaglio? Vuol dire sapere esattamente cosa fare, cosa non fare e come recuperare in fretta autostima e concretezza quando il problema si presenta.

Le tre cose da non fare

Ogni errore genera panico, e il panico genera risposte scomposte. Poiché non peggiorare una situazione già compromessa deve essere la nostra priorità, per prima cosa dobbiamo evitare come la peste queste tre risposte istintive ma inefficaci:

·       Svicolare
Che del vostro errore vi siate accorti da soli o che qualcuno ve lo abbia segnalato, affrontatelo a testa alta. Non fate finta di niente sperando che passi sotto silenzio, non scappate fingendo un mal di pancia, non sminuite il problema, non minimizzate (“eh, che sarà mai…”), non rimanete in un silenzio ostinato davanti a chi vi mette di fronte alle vostre responsabilità. Un vostro errore è appunto una vostra responsabilità, e come tale va affrontato, per quanto sgradevole sia.

·       Impanicarsi
Altrettanto dannosa (perché comunica una scarsa maturità e un’incapacità di essere proattivi di fronte alle difficoltà) è la reazione opposta: evitate di andare in iperventilazione, fermare i colleghi al distributore del caffè per confessare i vostri crimini, scoppiare in lacrime davanti al cliente, implorare perdono, chiedere scusa diecimila volte con occhi lacrimosi.

·       Giustificarsi
Un altro comportamento da evitare è l’eccesso di giustificazioni. “Sì, ho dimenticato la riunione, però ho avuto l’influenza…”; “Non dico che non sia colpa mia, però sto seguendo altri tre progetti…”. Se volete evitare l’effetto “la bambina ha vomitato” di Quelo, e se non volete passare per freelance che non sanno gestire la propria vita professionale e privata, evitate di giustificarvi troppo.

Le tre cose da fare

Recuperare dopo un errore è sempre sgradevole. Si tratta di essere professionali in un momento in cui ci sentiamo mortificati. Il modo migliore per riuscirci è seguire queste dritte:

·       Spazio alla lagna
È naturale reagire male in un momento di forte stress emotivo. Qualche minuto di autocommiserazione o lamentela è concesso. Ma non esagerate: cercate di sfogarvi subito, magari con una passeggiata, un bel pianto, una visualizzazione della peggiore prospettiva possibile (“Oddio, non mi chiameranno più! Rimarrò senza lavoro!”), e poi lasciate andare i sentimenti negativi, concentrandovi sulle soluzioni.

·       L’importanza di un “mi dispiace”
Chiedete scusa, meglio se di persona o telefonicamente, a tutte le persone che saranno danneggiate dalla vostra distrazione. Siate brevi, onesti, concreti, non sbrodolatevi né mortificatevi e chiedete subito cosa potete fare per recuperare. Dimostratevi cioè pronti a riconoscere la vostra mancanza ma anche a reagire nell’interesse di tutti.

·       Purché non si ripeta
Studiate un piano per evitare sviste simili in futuro. Avete sbagliato perché avevate troppi impegni e vi siete distratti? Diminuite gradualmente il numero delle cose da fare. Non vi eravate segnati un appuntamento? Comprate subito un’agenda o iniziate a usare un reminder sul cellulare.

I tre modi per riconciliarvi con voi stessi

Spesso l’aspetto più difficile da superare in questi casi è la mortificazione. Non abbiamo tanto paura che il cliente ci disprezzi, siamo noi a sentirci stupidi.

Per non cadere nella trappola del “Ho sbagliato quindi non valgo niente” fate così:

·       Un po’ di sana prospettiva
Ricordatevi che non siete soli: tutti sbagliano. Daryl Hannah ha rifiutato il ruolo di protagonista in Pretty Woman, Steve Jobs è stato cacciato dalla Apple per diversi anni. Se non siete un cardiochirurgo o un pilota di linea, ci sono buone prospettive che sbagliando abbiate solo dimostrato di appartenere alla specie Homo Sapiens.

·       L’empatia è tutto
Ricordate quello che dice l’esperta di vulnerabilità Brené Brown: in presenza dell’empatia, la vergogna non può sopravvivere. Se non riuscite a liberarvi dei sentimenti negativi, chiamate un amico fidato e ditegli la cruda verità: “Ho fatto una cretinata e mi sento uno schifo”. Non c’è niente di meglio per recuperare energie e autostima.

·       Concedetevi un regalo
Se come me siete il tipo di persona che si concede lo spumante solo quando ottiene grandi successi, rovesciate la prospettiva: proprio oggi che vi sembra di non meritarvelo, compratevi un nuovo paio di jeans, fatevi fare un massaggio, mangiate la lasagna anche se siete a dieta. Un pizzico di autoindulgenza vi ricorderà che in fondo siete stati eroici: avete avuto una giornata orrenda e l’avete affrontata a testa alta. Meritate almeno un piccolo brindisi, no?

 

 

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