Da qualche anno, da quando ho cominciato a tradurre con più regolarità per l’editoria libraria, ho iniziato paradossalmente a leggere sempre di meno. Non fraintendetemi, leggo ancora tantissimo: leggo i libri che devo tradurre, leggo quelli di argomento affine e citati nelle bibliografie che possono servirmi ad acquisire la terminologia e le conoscenze necessarie per padroneggiare il progetto di cui sono chiamata di volta in volta a occuparmi, leggo tonnellate di approfondimenti su Academia.edu e siti specializzati. Ma il tempo che dedico a leggere per piacere, come valvola di sfogo dal rullo compressore dei miei impegni, scadenze e paturnie varie si è sensibilmente ridotto. Qualche tempo fa, sulla sua bacheca Facebook, una collega notava come probabilmente per un traduttore leggere sia un po’ come fare sesso per una pornostar, e l’ho trovato un paragone fulminante. La ragazzina che nessuno vedeva mai senza un libro incollato alle mani non c’è più, e per rilassarmi daje di musica più o meno truzza, pascolo sui social e tutorial su YouTube.

Per questo motivo, negli ultimi mesi, più ne sentivo parlare e più mi incuriosiva Audible, la piattaforma di distribuzione e produzione di contenuti audio digitali costola di Amazon. Funziona un po’ come una sorta di Netflix degli audiolibri, con possibilità di ascolto illimitato a fronte del pagamento di un abbonamento mensile di una decina di euro (ma i primi 30 giorni di prova sono gratuiti): oltre 13 mila titoli per più di 80 mila ore di contenuti, un catalogo vastissimo e perennemente aggiornato fra bestseller, novità editoriali, grandi classici, da ascoltare online o scaricare per sentirli con comodo quando e dove si vuole, letti dalla voce dei migliori attori del panorama italiano e internazionale o dagli stessi autori (Carofiglio legge Carofiglio, per esempio, con quel suo accento barese che personalmente a me fa impazzire).

Lo sto provando da un paio di settimane e al momento per me è un grande sì, al punto che – pur essendo tradizionalmente assai diffidente nei confronti di podcast e compagnia bella – ho prontamente convertito anche mio marito e in parte le bimbe agli audiolibri (nel giro di una decina di giorni abbiamo conquistato la maggior parte dei badge della serie “stai macinando fortissimo!” che di volta in volta l’app ti assegna in base all’assiduità di utilizzo).

Il traduttore invisibile (tu quoque, Audible?!)

Internet è piena di recensioni di Audible, dettagliatissime, circostanziate, approfondite. Non sarò quindi io a ripetervi quello che già in molti hanno rilevato e su cui concordo in pieno, a partire da alcune pecche: la grafica perlopiù orrenda, un catalogo un po’ macchinoso da consultare (sì, c’è la funzione Cerca ma non c’è molto modo di filtrare Categorie e Sottocategorie, per cui ci si ritrova a dover il più delle volte scorrere le sfilze di titoli in attesa di un incontro fortuito e fortunato con qualche chicca particolare e inaspettata).

Una cosa però devo dirla: da traduttrice mi è particolarmente dispiaciuto notare come anche per questa propaggine di Amazon nella maggior parte dei casi valga la fastidiosa logica del “traduttore, questo sconosciuto”: io per natura vado abbastanza in fissa sulle nuove attività in genere, e in questi ultimi giorni presa dall’euforia ho ascoltato contenuti a manetta. E be’, su circa una ventina di titoli scaricati, solo in uno – Stupore e tremori di Amélie Nothomb – ho sentito citare la traduttrice, Biancamaria Bruno, in apertura dell’audiolibro e con la dovuta evidenza (in modalità “frontespizio”, diciamo, come si dovrebbe e come meriterebbe). Ma vogliamo parlare di Giorni selvaggi di William Finnegan e del mazzo straordinario che i fantastici tre (Fiorenza Conte, Mirko Esposito, Stella Sacchini) si saranno fatti per approfondire la terminologia del surf di cui il libro è pieno zeppo? O della saga di Harry Potter, impreziosita su Audible dalla voce inconfondibile e versatile di Francesco Pannofino, d’accordo, ma sicuramente resa in prima battuta immortale anche dalle trovate linguistiche di Marina Astrologo, Beatrice Masini, Valentina Daniele e Angela Ragusa? O del vero e proprio capolavoro in termini di prosa poetica compiuto a mio avviso da Fabio Cremonesi in Le nostre anime di notte di Kent Haruf (e su cui per la cronaca vi dico, la voce di Sergio Rubini è come la ciliegina sulla torta, da non perdere proprio)? Insomma Audible, questa non me la dovevi fare: non so se dipende dalle logiche aziendali e di produzione, dagli accordi presi con le case editrici o chissà, ma ti dico: sulla faccenda nome del traduttore ARIPIJATI.

Lettura e audiolettura, due mondi diversi

Al di là di questo, però, almeno per la sottoscritta è stata una vera e propria “illuminazione sulla via di Damasco”, e soprattutto mi è servita a sfatare un mito che mi portavo dietro da secoli: utilizzando Audible mi sono resa conto che l’audiolettura non è, come avevo sempre creduto, un surrogato e un rimpiazzo della lettura vera e propria, su carta o se vogliamo anche su ebook, ma un’esperienza del tutto peculiare e a sé.

La Chiara audiolettrice, tanto per dirne una, ha un profilo completamente diverso, quasi diametralmente opposto, rispetto alla Chiara lettrice cartacea. Sulla carta sono per così dire monogama: ho un solo libro per volta sul comodino, e fin quando non ho finito quello non mi dedico ad altro. Da audiolettrice invece spizzico più libri in contemporanea, cambiando genere a seconda delle situazioni: manuali pratici e titoli di self-help (un genere che peraltro non so come mai da acquirente di libreria non bazzico lontanamente) mentre mi occupo delle faccende di casa, perché è come se il mio corpo avesse bisogno di qualcosa di operativo, sistematico, squadrato che in un certo senso replichi la sequenza schematica e serrata dei gesti; narrativa nei tempi morti (e quanti sono, nelle mie giornate, non me n’ero mai resa conto prima d’ora! Seguo in tutto e per tutto attività e questioni burocratiche di tutti i componenti della famiglia, e fra palestre, attese fuori scuola, code nei supermercati e negli uffici per commissioni varie, le mie giornate sono uno stillicidio di minuti passati ad aspettare qualcuno o qualcosa) in cui ho bisogno di una dimensione più distesa, insomma proprio di sentirmi raccontare una storia.

Raccontami una storia

Paradossalmente, e contrariamente a quanto credono i più, con l’audiolettura mi distraggo anche meno: quando leggo su carta spesso sono stanca, o di corsa, e allora mi incarto o scorro in fretta e furia la pagina saltando interi paragrafi per andare dritta al punto che mi interessa, o ancora leggo ma senza fare particolarmente attenzione alle parole. Con l’udito è come se scendessi più in profondità, se gustassi di più, e il fatto di sentire un altro che racconta aggiunge come uno strato in più all’esperienza, come una coccola. O come uno schiaffo. Me ne sono accorta, di quanto la componente vocale sia per me determinante ai fini del gradimento complessivo del libro, scaricando L’inganno della motivazione di Andrea Giuliodori. Giuliodori è il fondatore di EfficaceMente, portale di riferimento in Italia per tutto quel che riguarda le strategie di miglioramento e crescita personale. E il suo audiolibro mi è anche piaciuto, perché come gli articoli del suo blog è pieno di spunti interessanti, sintetico e diretto, per niente fuffologico. Tranne. Tranne che su Audible lo legge lui. E la sua voce lo ammetto, per ragioni probabilmente esclusivamente personali, è una delle robe che più mi abbia urtato nell’ultimo anno, mi fa pensare ai miei compagni pariolini bimbominkia del liceo che stazionavano mollemente sdraiati sui motorini a piazza Euclide e ti prendevano per il culo ogni volta che passavi con le amiche.

Mi sono accorta quindi che per me la voce è fondamentale, e forse dipende proprio dal mio approccio alla lettura in sé: alcuni quando leggono visualizzano la scena, altri sentono come una voce interna, una specie di cantastorie, e io appartengo innegabilmente a questa seconda categoria, per cui l’orecchio è tutto, se mi smonti quello crolla anche il resto. Di fatto quindi ultimamente ho iniziato a selezionare i libri proprio in base a questo, non partendo dai titoli, ma dalla voce che vorrei ascoltare, cercando i miei attori preferiti e partendo da lì, cosa che mi ha portato a sorprese graditissime: non solo Harry Potter letto da Pannofino o Orgoglio e pregiudizio letto da Paola Cortellesi; ma anche Finnegan letto da Alessio Boni e Haruf letto da Rubini, appunto, o la Nothomb con la voce di Laura Morante, Simenon con quella di Giuseppe Battiston, Shakespeare con quella di Stefano Accorsi.

Insomma, da oggi in poi chi mi vede con le cuffiette saprà cosa sto facendo, e consiglio di farlo anche a voi: come minimo, avrete una via di fuga a prova di bomba dalle chiacchiere deliranti delle mamme pazze di ritmica, perché – anche questo ho notato – se hai un libro in mano la gente si fa meno scrupoli a rivolgerti la parola, con le cuffiette invece no, sono un po’ una corazza impenetrabile. O un ottimo strumento per dissimulare, perché all’ennesimo “Ora faccio un casino, mia figlia è da Olimpiadi, come mai non l’hanno ancora capito?!” potrete limitarvi a far finta di annuire partecipi mentre in realtà state surfando ai piedi del cratere di Diamond Head, alle Hawaii.

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