Qui a doppioverso siamo convinte che esista un libro giusto per ogni momento della vita.

Anzi, ancora meglio: esiste un libro per ogni dubbio creativo, crisi emotiva, difficoltà psicologica o dramma esistenziale che mai ci troveremo ad affrontare. Del resto, qui siamo fedeli seguaci del Principio di Granger: When in doubt, go to the library. E c’è da credere che sia un principio affidabile, visto che senza l’ossessione di Hermione per la parola scritta il magico trio della saga potteriana non avrebbe superato nemmeno il secondo volume (provateci voi, a preparare una pozione polisucco senza il libro giusto).

In quest’ottica, e senza alcuna pretesa di originalità, abbiamo deciso di festeggiare la Festa della Donna parlando di libri al femminile: libri scritti da donne, oppure che parlano di donne o alle donne. L’8 marzo può essere un buon momento per riflettere sulla difficoltà con cui, ancora oggi, la società accoglie l’idea della parità tra i sessi. Eppure noi siamo ottimiste. Guardiamo ai segnali positivi (all’affermazione immediata e virale di libri come Storie della buonanotte per bambine ribelli, ad esempio, che non abbiamo ancora letto ma di cui ci piace il principio di base: spiegare alle bambine – e ai bambini – che una donna può, e deve, sentirsi libera di diventare ciò che vuole; o alla Hollywood che si ricorda che anche noi abbiamo fatto la storia, come nel recente Il diritto di contare, che racconta come le più grandi imprese della NASA sarebbero state impensabili senza il contributo delle scienziate), e cerchiamo di costruirci intorno un nido di consapevolezza e domande giuste. Un nido fatto di carta, ovviamente (o di file e-pub, ça va sans dire).

Se anche voi volete costruirvi un nido come il nostro (un nido in cui rifugiarsi, ma anche da cui spiccare il volo), beccatevi i nostri suggerimenti di lettura al femminile: tre classici per ragazzine (e ragazzini) di ogni età, tre testi di non fiction che fotografano il nostro mondo, tre libri consigliati da Chiara e tre da Barbara. Perché più il nido è fitto, meglio ci si cresce dentro.

Libri immortali per giovani donne

PICCOLE DONNE, Louisa May Alcott

Immancabile, immortale, immarcescibile. La storia delle quattro sorelle March ha stregato generazioni di bambine, noi incluse. Un po’ perché Jo, Amy, Meg e Beth sono cazzute, indipendenti, fortissime, e hanno diversi gusti e personalità che permettono di identificarsi nella preferita (un po’ un Girls ante litteram); un po’ perché l’autrice stessa, figlia di una suffragetta, era un’attivista: fu la prima donna di Concord a iscriversi a votare per un’elezione di cariche scolastiche. E tra le righe del suo romanzo più famoso, tutto questo traspare alla perfezione.

MATILDA, Roald Dahl (Matilde, trad. F. Lazzarato, Salani)

Qui a doppioverso impazziamo per Roald Dahl. Dahl ci piace perché è intelligentissimo e irriverente, ma soprattutto perché, come disse di lui il grande Giorgio Manganelli, come scrittore era “una carogna”. La sua Matilda, ragazzina prodigio che scopre di avere poteri di telecinesi e ama i libri sopra ogni altra cosa, si confronta con cattivi tanto cattivi da essere quasi macchiette che la odiano a morte: ma lei va avanti per la sua strada, con la tessera della biblioteca sottobraccio e l’affetto della signorina Honey a sostenerla. Ci piace pensare che la sua storia insegni questo alle bambine: che a volte il nostro valore va oltre ciò che vedono gli altri. E che sapere usare questa consapevolezza equivale ad avere superpoteri.

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, Lewis Carroll

Tanto Barbara si riconosce in Matilda, quanto Chiara vede un pezzetto di Alice dentro di sé (e dentro ciascuna delle figlie, la maggiore delle quali si chiama Alice non a caso). Lo psichedelico romanzo di Carroll ci piace perché è una grande storia di formazione: Alice entra nella tana del Bianconiglio come una ragazzina annoiata e inconsapevole, ma il suo viaggio delirante l’aiuta a maturare. Senza un padre, un fratello, un compagno, Alice diventa la regista della propria stessa esistenza e mostra lucidità e prontezza mentale: caratteristiche che all’epoca in cui il libro fu scritto venivano considerate tipicamente maschili. E poi la amiamo perché è un personaggio scomodo: è indisponente e capricciosa, ma ha il coraggio di abbandonare il noto (il prato, il libro, la sorella) per lanciarsi alla scoperta dell’ignoto e conquistare se stessa. Del resto, com’è che si diceva? Le brave ragazze vanno in paradiso, ma le cattive…

Tre libri di non fiction per leggere il mondo

ALL THE SINGLE LADIES, Rebecca Traister (trad. V. Nicoli, Fandango Libri)

Fino a qualche anno fa (e a giudicare da alcune derive politiche non siamo ancora usciti da questo pantano) il matrimonio, e la procreazione, sembravano l’unico sbocco possibile per le donne. Una donna che avesse superato i 35 anni e non fosse mai stata moglie e madre era automaticamente bollata come “zitella” e relegata al ruolo di comparsa, quando non ostracizzata. Ma cosa succede quando il matrimonio smette di essere uno scopo primario? Quando orde di donne non sposate, mai state madri, invadono orgogliosamente il mondo, il mercato? In che modo cambia la società quando la donna indipendente (e single) si fa strada come soggetto non più ignorabile? È quello che si chiede Rebecca Treister nel suo libro, raccontando le storie delle donne che stanno cambiando il volto d’America e spiegando come tra loro e “le sposate” non ci sia un distanza incolmabile, ma uno spazio ancora vuoto da riempire insieme.

CINDERELLA ATE MY DAUGHTER, Peggy Orenstein

Se invece che single più o meno orgogliose siete madri disperate che cercano di spiegare alle figlie che no, non è vero che loro possono vestirsi solo di rosa e giocare solo con le Barbie mentre i loro amichetti maschi si vedono regalare il Piccolo Chimico, leggete questo irriverente saggio di Peggy Orenstein. Il libro rilancia la questione degli stereotipi di genere nei giocattoli, aiutandovi a destreggiarvi tra orde di nonne, padri, mariti, amiche e benintenzionati vari che cercano di spiegarvi che “non sta bene” che le vostre bambine scelgano giochi non adatti alle femminucce. Abbiate coraggio, noi siamo con voi: e alle vostre figlie (e magari anche ai figli) fate vedere questo video.

DOVREMMO ESSERE TUTTI FEMMINISTI, Chimamanda Ngozi Adichie (trad. F. Spinelli, Einaudi)

In questo saggio che è un’evoluzione di una conferenza TedX di straordinario successo, la scrittrice nigeriana indaga su ciò che significa essere donna oggi e spiega perché dovremmo essere tutti femministi. Questo libro ci piace perché Chimamanda Ngozi Adichie è una grande scrittrice, in assoluto; perché la sentiamo vicina, forse anche per ragioni anagrafiche (siamo quasi coetanee) e perché non ha paura di usare la parola “femminismo”, che per troppo tempo è stata travisata e piegata a scopi meno che nobili. Ma è giunto il momento di dirlo: nel 2017, non dovremmo aver paura di dirci femministi, donne e uomini, insieme. Solo così impareremo a essere, tutti quanti, “più felici e più fedeli a noi stessi”.

Tre libri suggeriti da Chiara

ROOM. STANZA, LETTO, ARMADIO, SPECCHIO, Emma Donoghue, (trad. C. Spallino Rocca, Mondadori)

Tradotto in Italia (con intensità straordinaria ma un titolo meno felice dell’originale Room) da C. Spallino Rocca, oggetto nel 2016 di un rispettosissimo e potente adattamento cinematografico, è un libro che ogni madre (e non solo) dovrebbe leggere: è la storia di Joy, sequestrata da adolescente e che ritroviamo dopo anni di prigionia chiusa in un capanno insonorizzato insieme al figlio piccolo Jack, nato dalla violenza del suo rapitore. Sublima il concetto di amore materno, rendendoci consapevoli dell’infinito potere che noi madri abbiamo di plasmare e trasfigurare, sia nel bene che nel male, la realtà dei nostri figli. Ma non solo: è anche una lezione sulla forza eccezionale e imprevedibile, sull’ostinazione che porta a non arrendersi che può nascere dall’avere uno scopo nella vita (per Joy è suo figlio, ma non per forza per altre donne dev’essere lo stesso), capace di trasformarci in giganti anche in situazioni alienanti e terribili.

CHIEDI PERDONO, Ann-Marie MacDonald (trad. G. Granato, Adelphi)

In un’isola della Nuova Scozia di fine Ottocento, l’incontro tra un accordatore di pianoforti e una ragazzina di origine libanese innesca una girandola incredibile in cui si intrecciano amore, tradimento, emarginazione, violenza, prostituzione, alcolismo, incesto. La canadese Ann-Marie MacDonald è considerata un pilastro della letteratura LGBT, e la carrellata di personaggi femminili che tratteggia in questo libro è straziante e bellissima, sintomatica degli innumerevoli e tutt’altro che convenzionali modi in cui si può essere donna: indimenticabile per me il personaggio della ribelle Frances, protagonista di una vera e propria “discesa agli inferi” che si risolverà nel riscatto finale.

LEGGERE LOLITA A TEHERAN, Azar Nafisi (trad. R. Serrai, Adelphi)

Una professoressa decide di interrompere le sue lezioni di letteratura inglese all’università, in virtù delle continue pressioni della Repubblica Islamica dell’Iran sui contenuti delle lezioni e sulla sua vita di donna. Tuttavia non vuole smettere di insegnare del tutto e organizza, a casa sua, un seminario per sette delle sue studentesse più brillanti. L’analisi dei classici della letteratura inglese diventa spunto per immergersi nella vita privata delle ragazze e nel loro passato. Ci dice molto su cosa voglia dire essere una donna fuori dagli schemi in determinati contesti, ed è una testimonianza disarmante del terribile impatto che gli eventi globali e le correnti politiche possano avere sull’esistenza delle persone, anche nei suoi aspetti più intimi.

Tre libri suggeriti da Barbara

VIAGGIO DI UNA PARIGINA A LHASA, Alexandra David-Néel (trad. Emilia Gut, Voland)

Nessuno si stupirà quando dirò che io amo moltisimo i libri di viaggio: la mia specializzazione lavorativa nasce in realtà da una forte passione personale. Uno dei testi che negli ultimi anni mi è rimasto nel cuore è questo resonconto straordinariamente moderno (benché sia stato scritto negli anni Venti) della folle avventura in cui l’esploratrice e studiosa Alexandra David-Néel si è imbarcata a 35 anni. Decisa a diventare la prima donna occidentale a mettere piede nella città proibita di Lhasa, e con l’unica compagnia del figlio adottivo tibetano, Alexandra si traveste da mendicante e attraversa a piedi il Tibet, partendo dalla Mongolia. Tra notti all’addiaccio, quintali di tsampa e piedi doloranti, alla fine la donna riesce nell’impresa impossibile: e ne parla come se, nella sua testa, fosse sempre stata, invece, possibilissima. Eccezionale.

L’INCUBO DI HILL HOUSE, Shirley Jackson, (trad. M. Pareschi, Adelphi)

Dei romanzi di Shirley Jackson (e di questo in particolare) io amo le atmosfere inquietanti, l’orrore sottile, il tono sommesso e terrificante al tempo stesso. Mi piace poi il fatto che la Jackson si sia appropriata coraggiosamente e orgogliosamente di un genere, il thriller nero, normalmente considerato di serie B, traducendolo in romanzi di una grazia quasi sovrannaturale (pun intended), fregandosene di chi da sempre pretendeva di limitare la creatività delle scrittrici a questo o quel genere. Insomma, la Jackson ha compiuto l’impresa che molti attribuiscono a Stephen King, liberare l’horror dalle catene della narrativa “bassa”: non è un caso che il Re la idolatri. Il suo L’incendiaria si apre infatti con la dedica: “A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”. Non la alzerà, ma noi la sentiamo benissimo.

IO SO PERCHÉ CANTA L’UCCELLO IN GABBIA, Maya Angelou (trad. M.L. Cantarelli, Beat Edizioni)

Io non amo molto la poesia; ma ci sono un paio di testi irrinunciabili, che forse suonano come scelte ingenue a lettori più smaliziati di me, che da sempre mi porto dietro come regali preziosi, come riserve di energia e forza spirituale, ai quali ricorro quando sono triste, o stanca, o addolorata. Uno è la poesia April Fool Birthday Poem for Grandpa, della poetessa beatnik Diane Di Prima. Diane, newyorkese di origini italiane, omaggia in questo testo il nonno, uomo coraggioso (e femminista) con gli occhi azzurri. Il suo ricordo si è sempre sovrapposto dentro di me a quello del mio, di nonno, uomo coraggioso (e femminista) con gli occhi azzurri.

Un’altra poesia del cuore è Phenomenal Woman, di Maya Angelou: di questa scrittrice ho molto amato Io so perché canta l’uccello in gabbia, considerato non a caso uno dei libri fondamentali del ‘900, ed è questo che consiglio. Ma tornando a Phenomenal Woman: non c’è, credo, dichiarazione d’amore per se stesse più grande di questo testo; non c’è dichiarazione più gioiosa, dolorosa, fiera, divertita. Me la rileggo, ogni tanto, questa poesia, e a volte l’ascolto, letta dalla viva voce dell’autrice, qui: ed è in questa versione che la dedico a tutte le donne che ci leggono. E a tutti gli uomini. A tutte le bambine e i bambini: a tutti i femministi del mondo, insomma. Buon 8 marzo!

 

 

 

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