Oggi il verbo di doppioverso attraversa il mare del freelancing per raggiungere anche chi non di sola traduzione e scrittura si nutre. Ci scrive infatti Giorgia, che insieme alla sua migliore amica Greta ha deciso di aprire a breve un blog per promuovere le loro creazioni di bigiotteria. Neanche a farlo apposta, appena deciso di intraprendere questa nuova avventura insieme le due, da culo e camicia che erano, si sono trasformate in cane e gatto.

Le ultime settimane, racconta Giorgia, sono state frenetiche: stiamo raccogliendo e producendo tutto ciò che ci servirà per comporre il blog, in modo da partire già con qualcosa di sostanzioso e “definito”: bisogna scegliere la piattaforma e il template, stabilire l’alberatura e strutturare le varie pagine, scrivere i post e le descrizioni, scegliere il mood grafico e le foto da inserire, impaginare tutto. Prima andavamo d’amore e d’accordo, ora non facciamo altro che scannarci sul minimo dettaglio. Come fate voi di doppioverso a lavorare insieme senza strapparvi i capelli a vicenda? Come si fa a collaborare in armonia?

Cara Giorgia, ovviamente non esiste una formula magica del perfetto lavoro in team, così come non esiste una formula magica della perfetta vita di coppia. Se poi il team, come nel vostro e nostro caso, è composto da sole due persone, per di più legate da qualcosa che trascende e va oltre il progetto di cui si stanno occupando, la faccenda si fa ancor più complicata. Come forse te e Greta, io e Barbara siamo una la nemesi dell’altra, praticamente sotto ogni aspetto.
Qualche esempio? Barbara decide in anticipo, nel weekend, quello che mangerà in pausa pranzo per tutta la settimana. Io ogni giorno alle due passate, ammesso che mi ricordi, infilo la testa nel frigo o nella dispensa e sbrano il primo avanzo che mi capita a tiro. Lei è capace di scrivere a comando su qualsiasi cosa, mantenendo sempre un livello più che buono, a me o viene l’ispirazione e sforno di getto quattro pagine di trovate fulminanti o mi trasformo in un cubo di marmo semianalfabeta, divincolandomi come una carpa all’amo nell’angoscia di non riuscire a buttar giù neanche una riga.
Per Barbara tutto ciò che è tecnologia è un golem terrificante, software, SEO e template sono parole oscure e inquietanti, io invece sono una nerdona che in WordPress ci sguazza e adora “spippolare”. Lei ha il dono della chiarezza e dell’ordine e un’ottima capacità di analisi (infatti spiega bene anche il funzionamento della lavatrice), io ho un’eccellente capacità di sintesi e adoro tutto ciò che riguarda claim, sintesi, battute e giochi di parole.
Essendo così diverse, come siamo riuscite a sopravvivere finora, ti chiederai? Premesso che ricette a prova di bomba non ce ne sono, dopo questi quasi tre anni di confronto e scontro (perché sì, a volte abbiamo anche litigato, che vi credete?) un paio di idee comunque ce le siamo fatte, ed eccole qui.

Vivi e lascia vivere
Cercate di avere la massima tolleranza per lo stile di vita dell’altra

Così come siamo diametralmente opposte in talenti, approccio e competenze, così siamo anche diverse nei ritmi e negli orari. La mia giornata inizia prestissimo, dopo che ho catapultato le mie figlie a scuola, ma alle 16, quando loro tornano a casa, è inesorabilmente finita, caput: man mano che passano le ore precipito in un declino irreversibile per cui alle dieci di sera il massimo di attività intellettuale che posso permettermi è seguire una puntata di Hell’s Kitchen (con Carlo Cracco però, che Gordon Ramsay è già troppo impegnativo). Barbara invece è un diesel, e le idee più scoppiettanti le vengono nel tardo pomeriggio o di sera.
All’inizio era un po’ frustrante: io la chiamavo prima delle nove per fissarmi le cose da fare durante la giornata e lei mi rispondeva con la bava alla bocca, dopo le quattro lei mi telefonava per parlarmi dell’invenzione che ci avrebbe rese miliardarie e io annuivo mentre facevo il bidet a Emma. Adesso ci siamo “sincronizzate”: ci sentiamo in media almeno una volta al giorno, ma per il resto abbiamo un file di Keep condiviso, che ci ha aiutate a ordinare una chat di Facebook chilometrica ormai sedimentata nei millenni, e un calendario di Gmail sulle rispettive scadenze/consegne/ecc. che aggiorniamo e seguiamo manco fosse la Bibbia.

Quello che ti piace fare è quello che ti riesce meglio
Arrendetevi e seguite le vostre inclinazioni (se sono diverse tanto meglio!)

Barbara è una maratoneta della scrittura e un asso nell’editing. Scrive con lentezza esasperante e revisiona con metodo. Un testo grezzo nelle sue mani prende nuova vita e si trasforma; in compenso quando si tratta di bozze, vuoi per la vista calante vuoi per la sciatteria degli anni ’90 che le è rimasta forse appiccicata addosso, semina refusi come riso a un matrimonio. Io scrivo post (e vivo) di pancia, butto giù allusioni culturali o pop sbucate dal nulla, ma poi un po’ perché sono nevrotica un po’ perché sono sempre di corsa ho difficoltà ad approfondire; in compenso molto di rado faccio errori quando scrivo. Insomma, lei ha l’anima di una ghost writer e io di una copy writer. Il principio con cui funzioniamo è semplice: è un errore madornale ostinarsi a voler fare tutti tutto. Purché si scriva, ciascuno faccia pure il suo, poi io rivedo le sue bozze e lei aggiusta i miei blob narrativi.

Mal comune mezzo gaudio
Le cose che “accasciano” entrambe dividetele equamente a metà

In qualsiasi attività ci sono delle cose che fanno lo schifo della morte a tutti i soci: quelle si chiamano, senza mezzi termini, MERDONI. Nel caso di doppioverso sono (vado in ordine sparso): tutto ciò che abbia a che fare con amministrazione, contabilità, fiscalità. Essere costrette, specie per motivi futili e non dipendenti da noi, a fare le cose di fretta. Gestire l’ansia (nostra e altrui) perché l’ansia è un veleno che ci fa male fisicamente.
In quei casi rassegnatevi: vi tocca farle, quelle cose, quindi o le delegate pagando qualcuno che le faccia per voi o ve le dividete equamente, previo sorteggio, estrazione casuale, assegnazione in base al calendario della serie A. Coi merdoni c’è poco altro da fare.

Vengo anch’io! No, tu no
Quando un accordo è impossibile, guardate il quadro d’insieme

Ok, tutto ciò che ho detto finora è buono e giusto, ma solo se riuscite a farlo funzionare senza, appunto, saltarvi alla giugulare a vicenda. Ma che succede se nonostante tutti i buoni consigli e propositi proprio non vi trovate d’accordo su qualcosa? Vedetela così, il vostro sodalizio è come un matrimonio e il vostro blog  come il bambino nato da quel matrimonio. Per educarlo al meglio, non è necessario essere sempre sulla stessa lunghezza d’onda, ma di sicuro è indispensabile trovare una soluzione civile a ogni contrasto.
Per noi funziona così: se quello che ci lascia in disaccordo è una questione di preferenze, ma che qualunque sia l’esito non cambierà il nostro lavoro (ad esempio io voglio fare il secondo #doppioversorisponde in un mese e il senso dell’ordine e della simmetria di Barbara ne è profondamente turbato), ci alterniamo nella vittoria: oggi accontentiamo me, domani lei.
Se invece ci impuntiamo su qualcosa di sostanziale, che potrebbe cambiare la fisionomia di doppioverso (vogliamo fare un post su un argomento molto controverso o a pagamento?) facciamo come tutti i bravi genitori: decidiamo ciò che è meglio per il bambino e ci adeguiamo, fosse anche controvoglia.
Le migliori famiglie, del resto, non sono quelle che vanno sempre d’accordo, ma quelle che imparano a venirsi incontro. In bocca al lupo!

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