Inauguriamo oggi una nuova rubrica, Freelance Reloaded, nella quale intendiamo dare spazio a molti dei colleghi che stimiamo: non solo traduttori, ma più  in generale freelance che hanno in qualche misura rivoluzionato e rivisitato le proprie prospettive, inventandosi progetti interessanti e appassionanti, in cui credono. Ci racconteranno un po’ del loro percorso, condivideranno con noi le proprie ispirazioni e aspirazioni. Che, si sa, il più delle volte rappresentano un contagio fruttuoso, perché qui a doppioverso lo sapete, ci crediamo e ne abbiamo le prove: dalle cose (e dalle persone) belle nascono solo cose belle.

Il Freelance Lab di Francesca Manicardi: insieme si vola

Foto di Officine Biancospino

Francesca Manicardi, aka Punto F, è una giovane traduttrice e interprete dal sorriso contagioso e la creatività vulcanica. L’abbiamo conosciuta online e siamo subito rimaste colpite dalla sobrietà della sua immagine e dall’originalità della sua proposta: nel tempo è riuscita a configurarsi come una professionista che offre servizi linguistici a tutto tondo, dall’interpretariato alla localizzazione alla transcreation, incarnando alla perfezione la figura di traduttore 3.0 che a noi di doppioverso è molto cara. Ci ha definitivamente conquistate con la sua ultima creatura, il Freelance Lab: una “palestra-fucina” per giovani traduttrici e interpreti o aspiranti tali in cerca di una bussola per orientarsi nel mare (a volte sconfinato e per questo spaventoso) del freelancing. È bello trovare conferma, in iniziative come queste, di quanto noi traduttori e freelance non siamo più isole, l’un contro l’altro armati: al contrario, la logica della condivisione delle competenze e del fare rete si sta sempre più innervando nel nostro settore e promette, grazie alle buone pratiche, di strapparlo all’immobilismo e all’invisibilità che da tempo lo affligge.

Ma ora lasciamo la parola a Francesca: l’abbiamo intervistata e ci ha raccontato un po’ di sé e della sua nuova “avventura”! Qui la prima parte della lunga chiacchierata che abbiamo fatto con lei.

Come si è sviluppata la tua coscienza “freelance”? Cosa ti ha spinta a fare quel passaggio in più, da semplice “libera professionista” che si apre la partita Iva e lavora in proprio alla decisione di sviluppare un proprio brand, Punto F?

L’idea di lavorare da freelance mi ha sempre affascinata, già dai primi anni di università. Tuttavia, quando mi sono laureata in Interpretariato di Conferenza a Gorizia volevo un lavoro che mi facesse monetizzare i miei studi subito, per tornare ad assaporare quell’indipendenza che avevo provato durante il mio periodo di Erasmus (sempre sia lodato!) in Germania. Così ho accettato il primo lavoro da dipendente che mi è stato offerto e dopo otto mesi sono passata a un’altra azienda con un contratto a tempo indeterminato: mi sembrava un sogno! In realtà era solo l’inizio di un incubo: stavo fuori casa dalle 8 del mattino alle 7 di sera, vedevo il mio compagno solo in tarda serata (lavora in un centro commerciale aperto dalle 9 alle 22 7 giorni su 7, i nostri orari erano completamente incompatibili), facevo un lavoro che non mi piaceva, diverso da quello che avrei voluto, con nessuna soddisfazione ma tanta frustrazione. Restare a casa da un contratto a tempo indeterminato mi sembrava una pazzia, e invece sono riuscita a svincolarmi, anche nel peggiore dei modi: l’azienda presso la quale lavoravo ha deciso di smettere di pagare me e i miei colleghi (e tra l’altro mi deve ancora un sacco di soldi!), così ho avuto un buon pretesto per licenziarmi e lanciarmi nell’avventura della libera professione.

Appena aperta fisicamente partita Iva mi sono però resa conto che il mio nome, peraltro lungo e complicato soprattutto per i clienti stranieri, non spiccava in mezzo a quelli dei colleghi. E qui ho avuto la fortuna di trovare sul web Valeria, che adesso è diventata un’amica e una consigliera fidata: con lei e con Fabio abbiamo trovato il nome e realizzato un logo che racchiudesse in un’immagine chi sono io e come voglio essere conosciuta nel mondo del lavoro. Punto F: i pois, l’accoppiata bianco e nero sono ora i miei tratti distintivi.

Da cosa è nata l’idea del Freelance Lab? C’è stato un episodio scatenante o è maturata nel tempo?

Quando ho iniziato a guardarmi intorno e cercare di capire come fare per vivere del mio lavoro i dubbi e le domande che mi balenavano in testa erano milioni – forse miliardi – ma non sapevo a chi rivolgermi. Alcuni miei ex professori sono stati molto disponibili all’inizio a darmi qualche dritta, ma dopo qualche scambio di email mi hanno fatto capire che dovevo darmi da fare da sola.

Quindi mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a informarmi dal commercialista, poi leggendo su Internet e soprattutto andando un po’ a caso. Da questi miei tentativi, spesso falliti, ho imparato tanto ma è stata davvero dura.

Perciò mi sono chiesta: perché non fornire questo servizio, partendo proprio dalle mie esperienze, alle giovani ragazze che vogliono affacciarsi a questa professione da freelance? Così è nato il Freelance Lab.

Nel lanciarsi per la prima volta nell’avventura del freelancing si incontrano diverse difficoltà, sia dal punto di vista pratico-organizzativo che dal punto di vista psicologico: per la tua esperienza, anche con le ragazze che ti hanno fatto da “caviette” (come le chiami tu) per il tuo servizio la scorsa primavera quali sono gli scogli più difficili da superare?

Durante il primo colloquio conoscitivo via Skype che faccio prima dell’inizio del Freelance Lab, tutte le ragazze che si sono iscritte, sia al beta-test della scorsa primavera che di questa prima sessione, mi hanno detto la stessa cosa: spesso si sentono scoraggiate dalle risposte che trovano sui vari forum di settore da parte di traduttori più esperti.

È vero che è difficile arrivare a fine mese, soprattutto – ma non solo – all’inizio, che le tariffe che offrono le agenzie di traduzione in Italia sono molto basse e che molti neo-traduttori si fanno pagare davvero pochi spiccioli, ma credo che ci sia un gran bisogno di far circolare le informazioni utili, non quelle inutili.

La prima cosa che ho detto alle caviette durante il primo incontro individuale su Skype, e che ho poi ripetuto in diretta, è che non bisogna farsi abbattere e cercare di fare ciò che ci piace, ma bisogna anche essere obiettive e chiedersi: sono davvero in grado di offrire un servizio di qualità? Le competenze sono alla base di un’attività di successo, dove per successo intendo che i tuoi clienti rimangono soddisfatti del tuo lavoro, tornano e ti permettono di crearti un circolo di entrate pressoché continuo. Quindi sì a inseguire il proprio sogno, ma con le giuste basi e la giusta preparazione (o, in alternativa, con un piano per raggiungere le competenze necessarie).

Un altro grande problema sta nel decidere quali tariffe applicare e come redigere un preventivo. Bisognerebbe parlare di più di tariffe e in particolare bisognerebbe spiegare a chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro della traduzione perché è sbagliato accettare incarichi a 0,02€ a parola invece di insultarli perché si fanno pagare poco. Ricordiamoci che all’università non si parla di questo, sui forum le tariffe sono un tabù e così anche tra colleghi, e l’unico Tariffometro che sia mai stato stilato è datato 2003: dove dovrebbero trovare gli aspiranti traduttori un riferimento per non commettere errori? Al Freelance Lab cerco di spiegare alle mie caviette che piuttosto che applicare una tariffa da fame perché si pensa sia giusto vista l’inesperienza, è meglio chiedere una tariffa professionale e investire la differenza tra questo prezzo e quello che avrebbero voluto proporre al cliente in una revisione fatta da un professionista. In questo modo, oltre a non danneggiare il mercato e i colleghi, consegnano una traduzione di qualità, hanno il riscontro del revisore dal quale possono imparare e migliorarsi e così hanno anche maggiori possibilità che quel cliente torni da loro a chiedere altre traduzioni.

E poi ancora un’altra difficoltà è rappresentata dal riuscire a trovare i clienti, come proporsi, e dai costi di avviamento dell’attività, di cui nessuno parla e quando si scoprono sono una vera e propria doccia fredda.

Non perdete il secondo appuntamento con l’intervista a Francesca, la prossima settimana: entreremo nel dettaglio del Freelance Lab e ci racconterà le tappe (e alcune sorprese) dello stimolante viaggio in cui accompagnerà le sue partecipanti!

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