La scorsa settimana abbiamo inaugurato la nostra nuova rubrica, Freelance Reloaded, dedicata a colleghi interessanti e ai loro innovativi progetti, che sono per noi continua fonte di ispirazione. La nostra prima ospite è stata Francesca Manicardi, aka Punto F, con il suo Freelance Lab. Proseguiamo la chiacchierata con lei per entrare più nel dettaglio nella sua brillante palestra per aspiranti traduttrici e interpreti in erba.

 

Il Freelance Lab di Francesca Manicardi: insieme si vola

Foto di Officine Biancospino

Il target del tuo servizio riguarda prevalentemente l’universo femminile: sul sito spieghi che ovviamente ciò dipende dalla tua esperienza personale, ma ritieni che nel nostro Paese una donna che voglia intraprendere la carriera freelance debba affrontare delle problematiche particolari (non so, penso a come conciliare lavoro/famiglia, tanto per dirne una)?

Purtroppo, nonostante siamo nel 2017 e nel cosiddetto primo mondo, le donne hanno ancora molti pregiudizi e stereotipi contro i quali lottare.

Nella mia esperienza personale ho dovuto affrontare (e affronto tuttora, ahimé) il fatto che dimostro meno dei miei anni e spesso vengo giudicata come inesperta o non all’altezza del compito proprio per il fattore dell’età. Durante i primi incarichi di traduzione ho dovuto lottare con forza per far firmare un contratto che definisse i termini del mio servizio, che tutelasse me e il mio cliente, perché sono stata accusata di esser stata “troppo formale”. Sempre in quelle occasioni ho faticato molto anche a far accettare le mie tariffe, ritenute troppo elevate per me, per la mia giovane età. Fatico sempre, nonostante un sito professionale e un’immagine che cerco di portare avanti allineata, a farmi vedere come una professionista: spesso il mio ruolo viene sminuito.

Credo che oggi più che mai il tema del femminismo sia ancora attualissimo: a forza di essere circondate da e subire atteggiamenti discriminanti e svilenti, a lungo andare si demoralizza anche la donna più forte. Quello che vorrei offrire con il Freelance Lab, oltre all’aiuto sulle questioni pratiche, è proprio anche il supporto, l’incoraggiamento, il tirar fuori il bello di ogni cavietta e far sì che ognuna di loro ne diventi consapevole.

Per la conciliazione di lavoro e famiglia mi reputo molto fortunata: mio marito ed io ci dividiamo i compiti della casa, in modo che tutto il peso delle incombenze non gravi solo su uno dei due. Non ho figli quindi penso che il carico di lavoro legato alla famiglia sia un po’ più soft per me, ma conosco mamme freelance che fanno i salti mortali per incastrare tutto. Ne conosco anche altre che hanno lavorato ininterrottamente durante i mesi prima e dopo il parto perché l’assegno di maternità per le libere professioniste – nonostante la grande percentuale di nostre tasse che finiscono all’INPS – è pressoché inesistente.

Puoi raccontarci per sommi capi come si svolgerà il percorso del Freelance Lab per chi si è iscritto?

Il Freelance Lab è suddiviso in due periodi, il primo è partito subito dopo l’Epifania e terminerà il 9 giugno, il secondo partirà il 17 luglio e si concluderà il 18 dicembre.

Ogni periodo prevede un primo incontro individuale su Skype con ciascuna iscritta per conoscerci “dal vivo”, una sessione individuale mensile sempre su Skype per monitorare i progressi e rispondere ai dubbi di ognuna, e un incontro collettivo in diretta al mese dove presenterò un determinato argomento.

Compagni imprescindibili per questo percorso sono I Quaderni, una raccolta di esercizi suddivisi per tema che serviranno alle ragazze proprio a mettere a fuoco i temi trattati durante le dirette.

La grande sorpresa, che non avevo rivelato prima dell’inizio del Freelance Lab nemmeno alle caviette, è il Question Time: un momento mensile dedicato al confronto con altre professioniste del nostro settore. Ogni mese ci sarà un tema specifico sul quale le caviette potranno postare le loro domande. Ogni esperta risponderà poi in un giorno e a un orario prestabilito a tutti i dubbi delle ragazze. Questo momento lo ritengo fondamentale perché così le caviette avranno modo di vedere diversi punti di vista, non solo il mio, e potranno approfondire diverse tematiche sulle quali io da sola magari non sarei in grado di rispondere. Ci è venuta a trovare già MariaPia Montoro e nei prossimi mesi si daranno il cambio Chiara Zanardelli, Martina Lunardelli, Valeria Aliperta e Stefania Marinoni. Per me è un grande onore sapere che queste colleghe e amiche parteciperanno al mio progetto!

Come altri strumenti che fornirò alle iscritte ci sono poi modelli personalizzabili, di fatture, ricevute con ritenuta d’acconto, griglie per il planning finanziario e lavorativo: ci ho messo anni e tanto lavoro per riuscire a crearmi questo piccolo patrimonio e sono felice di poterlo condividere con chi ne ha bisogno.

Io poi resto a sempre a disposizione delle caviette, sia tramite email dirette che tramite messaggi postati sul gruppo Facebook in modo che non si sentano mai sole ma anzi, sappiano che possono contare su di me.

Il cuore del Freelance Lab sono però le tematiche che verranno trattate: gli argomenti che ho scelto riguardano proprio quelli che per me (e a quanto pare non solo per me!) sono stati gli scogli più duri da affrontare. Scommetto che se anche voi vi mettete a pensare quali sono stati gli aspetti pratici del diventare freelance che più vi hanno creato problemi, risponderete: scegliere la professione da esercitare (traduttrice, interprete, insegnante, terminologa…) e in quale settore specializzarsi; a quale regime fiscale aderire e come redigere un business plan per la propria attività (se non l’avete mai fatto, allora forse sarebbe ora di farci un pensierino…); come rapportarsi con i clienti e come stabilire le proprie tariffe; come organizzarsi, pianificare l’attività e i corsi di aggiornamento e come gestire le finanze; come (e perché) fare marketing e networking e come (e perché) avere una brand identity; quando e a chi chiedere aiuto e come prendersi cura di sé; quali sono gli strumenti tecnologici senza i quali proprio non si può lavorare.

L’avvio del Freelance Lab non è stata l’unica novità partorita negli ultimi tempi da Punto F: da pochissimo, il giorno di Capodanno, hai inaugurato il tuo blog. Sono sempre di più i traduttori e gli interpreti che scelgono di affidare la divulgazione delle proprie competenze, opinioni e specializzazioni alla blogosfera, ed è ormai opinione diffusa che per chi si muove nello scenario del freelancing la presenza online e l’interazione tramite social sia una componente imprescindibile della propria attività di marketing. Nel Freelance Lab affronterete anche questo aspetto (come rendersi visibili online, ecc)? E qual è la tua opinione? È proprio vero che non esiste “promozione senza connessione”?

La componente marketing, per chi lavora per conto proprio, è fondamentale. Bisogna reinventarsi ogni giorno, trovare nuovi clienti, nuovi modi di comunicare e comunicarsi a seconda di chi ci troviamo davanti. E dal momento che spesso una grossa fetta del nostro mercato di riferimento è all’estero, usare i social, il sito, il blog sono strumenti che ti permettono di raggiungere i tuoi clienti – o potenziali tali – più facilmente, anche a centinaia, migliaia di km di distanza.

Al Freelance Lab ne parleremo nel secondo modulo, in autunno: la presenza online è davvero uno strumento potentissimo e prima lo si realizza e ci si mette in moto in questo senso, meglio è per noi e la nostra attività. Tenere un blog o mettere online il proprio sito sono vere imprese per chi non l’ha mai fatto: bisogna pensare a tanti fattori e l’investimento economico (e di tempo) è notevole. Io ad esempio avevo fatto il mio primo sito da me, con risultati piuttosto drammatici, e poi ho fatto progettare la nuova versione dalle Officine Biancospino (che hanno curato anche il servizio fotografico di branding). Una volta pubblicato ho deciso di lavorare sulla SEO, pensando bastasse cambiare qualche parolina e basta, invece il sito così com’è verrà demolito e ricostruito a breve, ho dovuto far riscrivere tutti i testi e affidarmi a un’esperta di SEO. Morale: il nuovo sito dovrebbe andare online in primavera, ma se avessi avuto quest’accortezza in fase di realizzazione della prima versione mi sarei risparmiata tanto lavoro in più (risultato poi inutile) e anche un po’ di denaro.

La prima a consigliarmi di aprire un blog è stata Chiara Marmugi, nel 2011. Io ci ho messo “solo” 5 anni a decidermi e lanciarmi (che poi sono 5 per il rotto della cuffia, perché ho pubblicato proprio il 31 dicembre il primo articolo, per tener fede all’ennesimo buon proposito che avevo stilato all’inizio del 2016).

Anche gestire il blog però non è affatto facile, richiede molto tempo e molto sforzo e spero davvero di riuscire a tener fede a questa promessa con me stessa. Se non altro perché è una delle attività parallele al mio lavoro che mi piace di più.

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