Lo scorso finesettimana, la premiata ditta Italiano Corretto (composta da noi di doppioverso e dall’effervescente Sabrina Tursi di STL Formazione) è stata in trasferta a Siena, ospite del festival della lingua italiana Parole in cammino, ideato e diretto dal linguista Massimo Arcangeli. Due gli interventi che ci hanno viste protagoniste: Chiara ha tratteggiato un excursus delle recenti evoluzioni della nostra lingua, ricavandone lo spunto per raccontare un po’ di quel che faremo nel corso della nostra ormai imminente due giorni pisana, mentre Barbara si è confrontata con l’annoso dilemma che prima o poi affligge tutti noi traduttori, quando ci troviamo a combattere con lemmi ed espressioni apparentemente “intraducibili” (più sotto trovate alcune foto e due video con dei brevi estratti delle nostre presentazioni, già ampiamente condivisi sui social). 

Il sole che scaldava la faccia e lo spirito, risate e zampamano tra colleghe che ormai sono molto di più (quasi sorelle), una città bellissima che non conoscevamo, piena di scorci e monumenti da mozzare il fiato, il cibo buonissimo, l’emozione di condividere il palco dei relatori con la formidabile Vera Gheno (che sarà con noi anche a Pisa) e col sommo Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, il flash ancora più incredibile di sentire Sabatini citarci all’inizio del suo intervento definendoci “questo bel gruppo di lavoro”, il calore e i “daje fortissimo” della nostra rete di colleghi, alcune delle cui storie abbiamo portato con noi a Siena per raccontarle al pubblico del festival: sono tanti i ricordi che porteremo con noi da questa tre giorni toscana. Ma più di tutto, come al solito, ne abbiamo ricavato alcuni spunti di “sopravvivenza” per freelance in trasferta e “relatori all’arrembaggio”. Volete sapere quali? Vi accontentiamo subito, con un post che racconta come abbiamo posto le basi, in soli due giorni, di molte future (e speriamo felici) collaborazioni. Del resto la Pasqua è un momento di rinascita, no? Ecco le prove!

1. Anche quando il presente ti soddisfa pensa al futuro

Per noi di doppioverso è impossibile stare insieme (tra noi ma anche e soprattutto con Sabrina) senza progettare un nuovo corso, un nuovo evento, un nuovo post. Passare più di quattro ore a stretto contatto significa mettere in moto meccanismi inspiegabili e immediati: usciamo da questi weekend di collaborazioni intensive piene di voglia di fare e idee esplosive. Siamo convinte che questo sia un bene; puntare sempre a un obiettivo che si intravede ma non è ancora a portata di mano, fare un altro pezzettino di strada anche quando siamo stanche, decidere di scavalcare un altro ostacolo “e poi magari ci fermiamo” ci aiuta a non a non sederci sugli allori, nemmeno quando siamo soddisfatte del punto in cui ci troviamo.
Ma non lo facciamo per puro spirito di sacrificio, e non lo faremmo se la carica che ci arriva da questo sguardo rivolto al futuro non fosse per noi un tonico, se ci esaurisse e basta. Perché ci piace l’idea di puntare in alto, ma solo fin quando il percorso ci rende felici.

2. Pici patrimonio dell’umanità (nel lavoro ritagliati anche uno spazio di vacanza)

Proprio perché abbiamo stabilito che si va avanti come carri armati, sì, ma solo finché ci sono entusiasmo ed energie, ogni volta che siamo via per lavoro ci obblighiamo a fare pause di pura vacanza. Questa volta abbiamo passeggiato per le (bellissime) vie del centro di Siena, abbiamo fatto shopping (astucci, penne, panforte e focaccia), ci siamo concesse pici al cacio e ribollita e fegatini in trattorie piccole e tranquille dove abbiamo chiacchierato fino a tardi, concludendo la serata con amaro e limoncello.
Perché poi diciamocelo: a che serve lavorare con le amiche se poi le trattiamo solo come colleghe?

3. Viaggia leggero, mentalmente e fisicamente

Tutti sanno ormai che noi di doppioverso siamo ansiose croniche, mangiatrici incallite di unghie, consumatrici compulsive di valeriana. E che proprio per l’ansia non partiamo mai senza scarpe di scorta, giaccone “caso mai facesse freddo”, un altro paio di jeans “metti che sugli altri rovescio il caffè”. Mettiamo insomma in valigia un carico di paturnie e intorcinamenti emotivi che pesano più del carico di sei paia di stivali per due giorni.
Stavolta ci siamo dette che avremmo scelto la via della spensieratezza: eravamo preparatissime dal punto di vista tecnico (computer di riserva, chiavette USB a non finire, cavetti di ogni foggia e dimensione, gentilmente forniti dalla insostituibile e parimenti ansiosa Santa Sabrina dei Disorganizzati) ma per il resto abbiamo improvvisato: un bel respiro, un po’ di meditazione zen, e ci siamo buttate nella mischia senza rovinarci il mese precedente alla partenza. Che liberazione!

4. L’unione fa la forza

Come dicevamo al punto 1, noi di doppioverso siamo l’una il detonatore dell’altra; e Sabrina è il detonatore di doppioverso, come le doppioverso sono il detonatore di Sabrina. Negli ultimi tre anni abbiamo imparato a lavorare insieme, smussando gli angoli e approfittando spudoratamente dei punti di forza di ciascuna: Chiara è la Sheldon del gruppo, quella che ricorda tutto (appuntamenti, indirizzi, orari, nomi e cognomi); Sabrina la PR instancabile, che stringe amicizie e contatti e riesce a trovare collaborazioni anche prendendo il caffè al bar; Barbara ha (incredibilmente) imparato a gestire abbastanza bene il pubblico, e chiacchiera e chiacchiera affabulando tutti con le sue slide ossessivamente precise, di cui va molto fiera.
Insomma, siamo un trio che funziona, e funziona perché abbiamo imparato a tirare fuori l’una il meglio dell’altra: e speriamo che questo strano equilibrio ci porti molto, molto lontano, sempre, però, tutte insieme.

 

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