Di base, io sono “impastata” di musica. E questo non tanto (e non solo) in virtù del fatto che i cardini della mia formazione spaziano schizofrenicamente da L’Incantevole Creamy a Velvet Goldmine passando per Dirty Dancing e Le ragazze del Coyote Ugly. Nel mio albero genealogico figurano tra gli altri e in ordine sparso, sia per parte di madre che di padre, un cantante di piano bar, due violinisti, una pianista, tre attori di sceneggiate napoletane e un direttore d’orchestra. Il che non vi tragga in inganno: chi mi conosce sa bene che canto come un asino con la bronchite e ballo con la grazia di una cicogna affetta da artrite reumatoide. Malgrado ciò, la musica è da sempre per me la panacea di tutti i mali, più ancora della lettura, e l’arma attraverso cui esorcizzo l’ansia e in genere ogni sentimento negativo: scadenze impellenti, esami, delusioni d’amore, tristezza, stanchezza. Insomma, sono l’incarnazione vivente del detto “canta che ti passa”.

Tra i miei brani preferiti ce ne sono diversi che per un motivo o per l’altro traggono ispirazione dalla letteratura. Il nesso tra libri e musica è immediato e facilmente spiegabile: entrambi in fondo raccontano la vita, ed è quindi inevitabile che in molti casi i due territori si contaminino e influenzino a vicenda.

Ecco quindi una playlist, che voglio condividere con voi, interamente composta da canzoni che rimandano a libri o a personaggi e autori della letteratura di tutti i tempi (nell’elenco sotto, troverete per ogni titolo alcuni dettagli).  Si tratta ovviamente di una selezione basata sul gusto personale, non vi aspettate chicche da intenditori. Mi piacerebbe però provare a creare con il vostro aiuto una playlist ideale. Quindi se avete dei suggerimenti, postateli (indicando titolo della canzone e libro a cui si ispira) o qui nei commenti o su Facebook e Twitter usando l’hashtag #SingABook.

Inoltre, se anche voi avete un metodo che considerate infallibile per neutralizzare l’ansia, datemi qualche consiglio. Io intanto, nel dubbio, avvio Spotify.

 

 

  1. Sympathy for the Devil– Rolling Stones (1968): Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov
    Ormai è risaputo: il testo della canzone trae spunto da una copia del romanzo russo, che poco tempo prima Jagger aveva ricevuto in regalo dalla sua compagna Marianne Faithfull. Nel libro di Bulgakov,  il Diavolo è un affabile gentiluomo giunto da poco a Mosca. E l’incipit del brano è proprio: “Please allow me to introduce myself/I’m a man of wealth and taste”.
  1. Non al denaro non all’amore né al cielo – Fabrizio De Andrè (1971): L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
    I rimandi letterari sono un po’ ovunque nella discografia di Faber, ma è impossibile non citare il suo omaggio – un intero album – all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Ogni canzone del disco rimanda a un personaggio del libro. La mia preferita è Un malato di cuore, la storia di Francis Turner che muore dall’emozione nell’attimo in cui per la prima volta conosce le labbra di una donna (“ma che la baciai, per Dio sì, lo ricordo/e il mio cuore le restò sulle labbra”).
  1. Diamond Dogs – David Bowie (1974): – 1984 di George Orwell, Ragazzi selvaggi di William S. Burroughs
    Premessa: io per David ho un debole dai tempi di Labyrinth. Il suo concept album del 1974 fonde tra loro spunti tratti da entrambi i romanzi, delineando uno scenario un po’ glam e al tempo stesso post apocalittico. Un brano per tutti: Rebel Rebel.
  1. Bohemian Rhapsody – Queen (1975): Lo straniero di Albert Camus
    Il brano più citato in riferimento al libro di Camus è senza dubbio Killing an Arab dei Cure, ma a me piace moltissimo questo, uno dei più amati dai fan della rock band britannica, in cui Freddie Mercury dà voce a un omicida, privo di sentimenti.
  1. Wuthering Heights – Kate Bush (1978): Cime tempestose di Emily Brontë
    “Heathcliff, it’s me, I’m Cathy, I’ve come home!” Quella voce inconfondibile, quella massa di capelli neri, quegli occhi disegnati dal kajal, quella tunica bianca e quelle mani che disegnano l’aria… Non so, devo aggiungere altro?
  1. For Whom the Bell Tolls – Metallica (1984): Per chi suona la campana di Ernest Hemingway
    Il romanzo di Hemingway riletto dalla band culto del metal mondiale. Da un capolavoro all’altro, e questo è quanto (nonché una delle più belle canzoni contro la guerra che siano mai state scritte, a mio avviso).
  1. Schizophrenia – Sonic Youth (1987): Philip K. Dick
    Un omaggio alla vita e alle opere del genio del romanzo di fantascienza Philip K. Dick, nonché a uno dei temi più affrontati nei suoi libri. Non solo: il riferimento alla sorella gemella (“she said Jesus had a twin who knew nothing about sin”) allude alla gemella di Dick, morta a poche settimane dalla nascita, il cui ricordo era per lo scrittore una sorta di ossessione.
  1. Scentless Apprentice – Nirvana (1993): Il profumo di Patrick Süskind
    L’ispirazione per la seconda traccia dell’album In Utero arriva alla band di Seattle dalla  storia di Jean-Baptiste Grenouille, che nasce senza odore, ma in compenso è dotato di una straordinaria capacità di riconoscere gli odori del mondo. L’urlo finale “Go away – get away, get a way”: lì c’è tutta la rabbia di Cobain.
  1. The Ghost of Tom Joad – Bruce Springsteen (1995): Furore di John Steinbeck
    Gente che vive sotto i ponti perché non ha né casa né lavoro né pace: una rilettura in chiave moderna del capolavoro di Steinbeck, che ripercorre la storia della famiglia Joad durante la grande crisi del ’29 in America.
  1. Boccadoro – Timoria (1995): Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse
    Uno dei pezzi per me più struggenti ed emozionanti dei Timoria, con un Renga da brividi.
  1. Linea d’ombra – Lorenzo Cherubini (1997): La linea d’ombra di Joseph Conrad
    Dite quello che vi pare, a me lui piace tantissimo. Quando ha scritto questa canzone già da cinque anni firmava i suoi dischi non più come Jovanotti ma con il suo vero nome e cognome. Il testo è bellissimo, una riflessione sul passaggio dall’adolescenza alla maturità che ha accompagnato i miei pomeriggi di diversi (ahimè, troppi) anni fa.
  1. Cent’anni di solitudine – Modena City Ramblers (1998): Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez
    Il romanzo, quando l’ho letto, mi ha cambiato la vita: non perché ne abbia ricavato direttamente una qualche illuminazione particolare, ma perché si è andato proprio temporalmente a incastrare in un periodo in cui ho preso delle decisioni che mi hanno portata dove sono oggi. Per questo mi è caro. E per questo mi è caro l’intero concept album che i Modena City Ramblers gli hanno dedicato. “Cent’anni (cien años) de soledad/troppe sconfitte, troppi nemici/Tienes que esperar”, la colonna sonora della mia personale rivoluzione.
  1. Con una rosa – Vinicio Capossela (2000): L’usignolo e la rosa di Oscar Wilde (1888)
    Capossela ha sfornato interi concept album ispirati a opere letterarie, ma una sua canzone che adoro è sicuramente la riscrittura di questa tristissima favola di Wilde, che narra del sacrificio dell’usignolo che si trafigge il petto con una spina e muore per consentire allo Studente di portare una rosa rossa alla sua amata (rosa rossa che la stronza peraltro rifiuta perché un altro le ha regalato dei gioielli). Struggente.
  1. Orfeo – Carmen Consoli (2000): Le metamorfosi di Ovidio
    Vabbè, la Consoli è stata la colonna sonora di tutti i miei anni all’università. Detto ciò, fin da piccola ho sempre trovato incredibile e magica la storia di Orfeo che convince con la sua musica gli dei degli Inferi a restituirgli la moglie Euridice a patto che non si volti mai a guardarla fino a fuori dall’Ade e proprio all’ultimo non riesce a mantenere la promessa perdendola per la seconda volta. “È il momento di svegliarmi/é tempo di rinascere/sento addosso le tue mani/ed è un caldo richiamo perché…” La perfezione. Anzi, ora la prima cosa che faccio è riascoltarla subito.
  1. Soma – The Strokes (2001): Il mondo nuovo di Aldous Huxley
    Nel libro di Huxley, Soma è la droga sintetica propinata alla popolazione come cura a ogni infelicità, una sostanza euforizzante e antidepressiva che serve a controllare il genere umano. Nel brano il rimando è tutt’altro che implicito: “Soma is what they would take when hard times opened their eyes”.
  1. Those dancing days are gone – Carla Bruni (2007): Those dancing days are gone di William Butler Yeats
    Provate per un attimo a dimenticare che è  Carla Bruni: secondo me ha una voce bellissima, così soffiata e roca. Oltretutto mi piace la base così ritmata e se vogliamo yè-yè su un testo – quello della poesia di Yeats – che in realtà non ha affatto un messaggio poi così leggero (voglio dire: lui incontra una che in passato era una bellezza – e 99 su 100 l’aveva rifiutato – e senza mezzi termini le dice “guarda un po’, la gioventù è volata via, pappero”).
  1. Are you the Rabbit? – Marylin Manson (2007): Alice nel Paese della Meraviglie di Lewis Carroll
    Quella che ho io per il libro di Carroll è una vera e propria fissazione. Ne ho diverse edizioni a casa, ci ho chiamato la mia prima figlia, ecc. Un’ossessione che condivido con diversi musicisti di ieri e di oggi. Il brano cult ispirato ad Alice è per molti White Rabbit dei Jefferson Airplane, capolavoro del rock psichedelico, ma scusatemi se io ho un passato da darkettona e quindi voto a occhi chiusi per il pezzo di Manson (non a caso inserito nell’album Eat me, Drink me). Tra l’altro sapete che lo stesso Manson ha nel cassetto il progetto di un film, un horror fantasy su Carroll, in cui lui interpreterà lo scrittore? Imperdibile.
  1. Baudelaire – Baustelle (2008): I fiori del male di Charles Baudelaire ma anche Pasolini, Saffo, ecc.
    Riporto le parole del frontman del gruppo, Francesco Bianconi : “questa canzone è un inno al non suicidio. Nel testo vengono citati quei personaggi che più hanno rappresentato la figura del personaggio autodistruttivo, che riesce però a rendersi immortale attraverso la propria arte”. Un intreccio di riferimenti letterari (da Baudelaire, a Pasolini, a Saffo) e non solo. Almeno due le citazioni dirette dal poeta francese: “avremo divani fondi come tombe” e “è necessario credere/bisogna scrivere”.
  1. Alice Underground – Avril Lavigne (2011): Alice nel Paese della Meraviglie di Lewis Carroll
    Vedi al punto 17. Lo so, la Lavigne farà storcere il naso a molti, ma la inserisco per un motivo molto semplice: avere una figlia femmina e poterla chiamare Alice è stato il trionfo di un sogno. Veder uscire nelle sale, dopo averla avuta, la trasposizione cinematografica diretta da Tim Burton è stata l’apoteosi (e questa canzone ne è la colonna sonora).
  1. Sulla strada – Francesco De Gregori (2012): Sulla strada di Jack Kerouac
    Pochi romanzieri al mondo hanno avuto su chi fa musica l’ascendente che ha avuto Kerouac. Eppure il  libro cult della Beat Generation De Gregori confessa a sorpresa di averlo letto tardivamente, solo nel 2012. “Pensavo fosse per sentimenti giovanili”, ha dichiarato in un’intervista. “Invece credo di averne tratto il senso autentico del viaggio, della ricerca”. E un album che è un inanellarsi di pezzi bellissimi. Ascoltare per credere.

 

Credits: La foto del post è di Andrew Booth (un libro a caso) ed è protetta da licenza Creative Commons.

 

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