Eccoci, finalmente: siamo sul rettilineo finale, è l’ultima settimana prima di Natale, e non so voi, ma noi di doppioverso in queste situazioni ci ritroviamo sempre a un soffio dallo sfinimento cosmico, ancor più spettinate, verdognole e stropicciate del solito. La soddisfazione è tanta, perché di tutte le voci e caselle che avevamo contemplato nella nostra wishlist per il 2017 (bei progetti da realizzare, nuovi clienti da consolidare, sinergie e collaborazioni interessanti da coltivare, il blog da portare avanti settimana dopo settimana a dispetto di altri impegni con la determinazione bovina propria solo di due folli) ci ritroviamo a poter mettere un’appagante e catartica spunta a quasi tutto, ma la stanchezza è altrettanta, e innegabile.

Appunto per questo abbiamo siglato fra di noi un patto col sangue, giurin giurello, che per quanto ci riguarda ha del rivoluzionario: quest’anno noi, a Natale, andremo VERAMENTE in vacanza. Col blog (e con le frattaglie varie di social annessi e connessi) vi salutiamo oggi e torneremo online dopo l’8 gennaio, e anche per quanto riguarda il lavoro da “singole” la parola d’ordine sarà una sola: BLACKOUT. Della serie che non abbiamo intenzione di guardare il computer neanche per verificare lo stato dei nostri ordini su Amazon o per informarci di quando esce su Netflix Italia il finale di metà stagione di Once Upon A Time. Sarà un Natale cento per cento analogico.

L’idea di una “temporanea interruzione delle trasmissioni” sta titillando anche voi ma già vi prende l’horror vacui al solo pensiero di come gestire la faccenda e avete il timore che se per qualche giorno non ci siete voi a reggerlo sulle spalle il mondo possa collassare e implodere in un buco nero? Niente paura, perché ovviamente – visto che se uno nasce mulo non può morire stallone di prateria – ci siamo appena passate, ed ecco come abbiamo intenzione di organizzarci nei giorni a venire.

Patti chiari, amicizia lunga
(ovvero: CHIAREZZA)

Uno degli aspetti su cui da freelance abbiamo più difficoltà è la capacità di affermare (credendoci): “se dico che non ci sono, vuol dire che NON CI SONO”. Entrambe siamo poco propense ad affrancarci dall’istinto pavloviano della coazione a rispondere, per cui una cosa buttata lì giusto perché sennò poi magari ti dimentichi per noi si trasforma automaticamente in computer acceso, litri di caffè e rassegnazione a una nottata lavorativa. Il consiglio è quindi staccare, sì, e staccare bene (vedi punto successivo). Siccome però non si può pretendere di volatilizzarsi così, dal nulla, con clienti e collaboratori, il segreto è essere chiari, anzi limpidi. Comunicate con sufficiente anticipo che dal giorno tot al giorno tot non sarete operativi né disponibili e anticipate ogni obiezione con un sorriso e con una risposta preconfezionata che contenga ogni dettaglio su come e quando tornerete in pista. 

Il mondo va avanti anche senza di noi
(ovvero: COERENZA)

Questo punto è l’ovvia evoluzione del precedente. Se si decide di staccare si stacca e si mantiene l’impegno a staccare: si imposta la risposta automatica sulla mail e via, senza pensieri e col cuore leggero come una piuma. Veto sul “do ogni tanto una sbirciata, magari c’è qualcosa di importante”, veto sul “rispondo a quel messaggio giusto per far vedere che ho ricevuto, tanto ci metto due minuti”. In questo modo anche chi avrà a che fare con voi saprà cosa aspettarsi (e a cosa rassegnarsi), e non vivrà nella speranza di un vostro sporadico feedback volante privo di qualsiasi criterio. Del resto, l’indispensabilità esiste quasi solo nella vostra testa. Triste ma edificante aneddoto relativo a questa scomoda verità: in una vita precedente Chiara è stata l’ufficio stampa di un grande e stressantissimo evento, per cui la poverina doveva realizzare la cartella stampa. Un giorno, per la pressione, Chiara stramazzò letteralmente al suolo: l’indomani non si presentò al lavoro e dormì, irraggiungibile, per quattordici ore filate. Ci credereste? Nessuno la cercò, la cartella stampa fu comunque pronta in tempo e tutti presero parte alla conferenza vivi e vegeti, contenti e abbuffandosi di salatini.

Siate formiche per godervi qualche giorno da cicale
(ovvero: ORGANIZZAZIONE)

Per quanto vi riesce, provate nelle settimane che precedono la vostra sosta programmata a pigiare un po’ di più sull’acceleratore: chiedete al cliente se c’è qualcosa che va assolutamente sistemato, aumentate un po’ il carico di lavoro per avere le fatture inviate (e saldate) entro dicembre, trovate la forza di concludere quanto più possibile prima delle sospirate vacanze. Questo vi sarà utile dal punto di vista psicologico, perché vi darà un senso di liberazione non indifferente (vedi punto successivo), e anche dal punto di vista economico: fermarsi un po’ è bene, è vero, ma lo è anche avere un guadagno sufficiente per il mese più dispendioso dell’anno; siamo pur sempre freelance, e tornare ai primi di gennaio freschi e riposati non impedirà all’idraulico di pretendere il saldo della fattura per la manutenzione della caldaia.

Ripartire da zero
(ovvero: RINNOVAMENTO)

Organizzarsi per chiudere i vecchi impegni insieme col vecchio anno ha un innegabile vantaggio: cominciare l’anno nuovo con nuovi progetti. Cercate di inaugurare gennaio partendo da zero, o quanto meno con meno strascichi lavorativi possibili. Questo in primis per arrivare alla tanto sospirata pausa senza zavorre (bozze in attesa di rilettura che vi guardano torve da un angolo della scrivania, file appollaiati sul desktop che vi aspettano con aria di malcelato rimprovero come vostro figlio quando tardate cinque minuti all’uscita di scuola perché non avete trovato parcheggio), e poi perché ripartire dedicandovi a qualcosa di diverso rispetto a ciò che vi ha rubato il sonno negli ultimi tempi vi permetterà di concentrare tutta la vostra ritrovata freschezza, creatività ed elasticità mentale in nuove sfide.

Chi riparte piano va sano e va lontano
(ovvero: GRADUALITà)

Lo si vede benissimo nei bambini, quando ricomincia la scuola dopo un periodo di vacanza: sono tonici, distesi, riposati, ma quasi si sono dimenticati come tenere la penna in mano e i piedi nelle scarpe (e il sedere sulle sedie). Lo stesso discorso vale per un freelance. Non c’è metodo più infallibile per vanificare gli effetti di una meritata vacanza che ritrovarsi al rientro già oberati di scadenze e incombenze a cui tener testa. Preparatevi a ripartire piano piano: se avete un blog, magari a cadenza settimanale come il nostro, approntate un paio di post per il ritorno in modo da doverne scrivere solo due in un mese invece di quattro; se dovete iniziare a tradurre un nuovo libro preparatevi già i file in modo da doverli solo aprire e iniziare a digitare, e aumentate pian piano il carico di cartelle giornaliere. Programmatevi per le prime settimane un giorno fisso a settimana da dedicare almeno in parte al cazzeggio: senza cazzeggio, del resto, che vita è? 

Anche il cliente va in vacanza
(ovvero: ASSOLUZIONE)

Bonus track, vogliamo lasciarvi con una verità scomoda e però sacrosanta: che ci crediate o no, anche i clienti vanno in vacanza. Anzi, soprattutto i clienti vanno in vacanza. Per questo non dovete sentirvi in colpa se quest’anno finalmente eviterete di diventare, come a noi è capitato più volte, il capro espiatorio delle loro ferie. Quando vi viene il senso di colpa del sopravvissuto e il prurito del “faccio solo due cartelle, che sarà mai” mentre potreste passare la giornata a ubriacarvi di prosecco e Condorelli con vostra cugina, pensate al vostro committente a casa sua. Con la moglie e il cane. Che si ingozza di panettone. Dovrebbe essere sufficiente per farvi tornare sulla buona strada. E per dedicare a quella sbronza di prosecco l’attenzione che merita.

Buone feste!

Foto: Created by Valeria_aksakova – Freepik.com

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