Non so se ci avete fatto caso, ma qui a doppioverso quando scriviamo email usiamo formule di saluto consolidate: Barbara scrive sempre, in calce, “a presto”, Chiara manda, invariabilmente, “un abbraccio”.

Il motivo è semplice: vogliamo genuinamente bene ai nostri lettori, speriamo sinceramente di vederli presto, e l’abbraccio che inviamo loro è davvero sentito.

Banalmente parlando, e senza voler fare le sentimentali, senza i nostri lettori non saremmo qui. Doppioverso non è un’agenzia, né uno studio associato né uno studio editoriale: è un blog, niente altro che un blog, e un blog, si sa, senza lettori non va lontano.

I nostri lettori ci piacciono perché sono in gamba e curiosi e molto attenti, e fin da subito, sulle pagine elettroniche di questo contenitore buffo e rigoroso, si è creata tra noi e loro una relazione strettissima, di confidenza amichevole, di bonari rabbuffi, di pacche sulle spalle, di ammirazione e bellezza.

Però, però.

Il brutto di un blog, se pure ce n’è uno, è che il rapporto che si sviluppa con chi ne usufruisce è sempre un po’ verticale: noi vi spieghiamo come funziona l’editoria, voi imparate. Noi vi illuminiamo su un argomento, voi fate “Aaaaahh!” in coro. E questa cosa ci mette sempre in difficoltà, perché noi sui piedistalli, sui podi, sulle cattedre, ci siamo sempre sentite un po’ a disagio.

Per questo ci piacciono tanto le occasioni di incontro dal vivo come Italiano Corretto: perché quando siamo tutti insieme, davanti a un aperitivo o a un broccolo fritto, ci sembra che quelle differenze si annullino, e ci sentiamo tirate giù dal podio, ammesse nel circolo di voi che ci seguite, come un insegnante a cui durante una gita scolastica viene concesso di entrare nella camera d’albergo dove le allieve fumano di nascosto.

E ci piace ancora di più scoprire (o confermare) che le persone che abbiamo davanti, che abbiano la nostra età o dieci anni di meno, sono così sfaccettate e competenti che siamo noi, per una volta, a dover star buonine ad ascoltare e imparare.

È una cosa che ci tiene all’erta: quale modo migliore per offrire consigli sempre più mirati ed efficaci che tenere a mente che spesso i tuoi lettori ne sanno più di te?

Perché la verità che (ri)scopriamo ogni volta che vi incontriamo poi è questa: che voi siete snodi di una rete di cui ci piace far parte, perché ci rende migliori, e più forti; quando siamo insieme, la verticalità della comunicazione post – lettori sparisce, e nella tridimensionalità dell’incontro reale i talenti di ciascuno si aggrappano a quelli degli altri, facendo meraviglie.

Vi guardiamo, durante questi eventi, e vediamo il vostro entusiasmo, ascoltiamo le vostre storie, e ci rendiamo conto che molti di voi sono sul serio più bravi, più talentuosi, più svegli di noi.

E va bene così, anzi siamo felici quando torniamo in camera a fine serata e ci diciamo “Quella lì tra cinque anni ci dà una pista”, perché di base noi che facciamo formazione e mentoring abbiamo lo stesso scopo di uno scout editoriale: valutiamo tantissimo materiale, cerchiamo di captare il meglio di ogni cosa che ci passa tra le mani, e siamo felici quando scoviamo le perle.

Avete presente come funzionava il lavoro dei cercatori di perle nei mari del Sud, no? Il cercatore (più facilmente una cercatrice), si immergeva in acqua armato solo di un coltellino affilato. Con quello, apriva tutte le ostriche che trovava sul fondo del mare: quando una svelava una perla, il cercatore la infilava in un sacchettino fissato al costume e continuava la caccia.

In apnea.

Senza mai riprendere fiato.

Fino al momento in cui di perle ne aveva abbastanza per tornare su e ricominciare a respirare.

Ecco, quando noi scriviamo i post, e speriamo che vi siano utili, siamo come quella cercatrice in apnea: sappiamo che stiamo facendo un buon lavoro, ma fatichiamo a respirare.

Quando vi incontriamo, riemergiamo in superficie: e c’è il sole, l’aria fresca, e il sacchettino pieno di perle fissato al costume.

In questi giorni di convegno (e in questi anni di blogging) abbiamo conosciuto ragazze giovanissime con un sorriso da elfo che si sono messe alla prova in viaggi rocamboleschi attraverso interi continenti, facendo di un’avventura solitaria un progetto di ricerca. Abbiamo incontrato mamme che hanno dieci anni meno di noi e riescono caparbiamente a portare avanti passione lavorativa, una famiglia, una vita di coppia, in modi che parlano di determinazione e coraggio. Abbiamo parlato con aspiranti traduttrici piene di entusiasmo ma anche di realismo, che si iscrivono a ogni corso su cui riescono a mettere le mani perché va bene la passione, ma un mestiere va imparato facendolo. Abbiamo conosciuto giornaliste dal viso angelico che hanno la grinta di un puma di montagna. Abbiamo trovato insegnanti che prendono treni ogni giorno, e ogni giorno lo fanno col sorriso, anche se quei treni non arrivano mai. Abbiamo incontrato persone che ci ricordavano tanto noi due da giovanissime, e che però, rispetto a noi due da giovanissime, avevano già determinazione e intraprendenza da vendere.

Perle, appunto.

Che riempiono il nostro sacchettino.

Che ci danno la voglia e la forza di immergerci di nuovo, in apnea, per cercarle e aiutarle ad arrivare alla luce. Che danno senso al nostro lavoro, ai nostri post, ai nostri corsi, ai nostri eventi, alle giornate di 35 ore e al mostro dell’incertezza che ci divora i piedi la notte.

Che non hanno bisogno di vedere il loro nome qui sopra, perché tanto sanno benissimo chi sono. A tutte loro diciamo: grazie.

Siete davvero meglio di noi, e adesso sapete perché.

 

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