Doppioverso è tante cose. Nell’arco dei 12 mesi che gli hanno dato la sua forma attuale (sicuramente non quella definitiva, ma nemmeno quella che aveva all’inizio) abbiamo etichettato questo progetto in molti modi: lo abbiamo descritto come un’agenzia-non-agenzia, un duo di freelance, uno “state of mind”, una scatola di cartone bucherellata trasformata in nave dei pirati per esplorare il mondo come due bambine corsare.

Ma la definizione che forse ci piace di più è questa: doppioverso è un contenitore di idee. Nel senso che le idee qui dentro nascono, si amplificano e (forse per la prima volta nella nostra vita di freelance disordinate e ansiosissime) si concretizzano.

E la concretizzazione, che non è il nostro forte, è arrivata soprattutto grazie alla collaborazione con STL Formazione; proprio con STL abbiamo infatti avviato il nostro primo progetto di formazione, Italiano Corretto, una due giorni di workshop dedicata all’italiano che cambia, si evolve, decolla verso il futuro e verso nuove possibilità.

Perché un convegno-non-convegno (ce l’abbiamo, noi, la fissa delle cose-non-cose) sull’italiano, direte voi? Perché noi che con l’italiano ci lavoriamo a volte sviluppiamo con la nostra lingua un rapporto che sta tra l’ossessivo e il morboso. Ci preoccupiamo di difenderla, rispettarla, usarla bene, fare in modo che non venga maltrattata. Ci rileggiamo mille volte, ci auto-trolliamo se vediamo un errore nei nostri post, ci rendiamo la vita impossibile sacrificandoci sull’altare del Dio dei Refusi (e noi di doppioverso di refusi ne facciamo a migliaia: la nostra vita è un’infelicissima montagna russa tra la scoperta di un ALTRO errore, la corsa frenetica, modello gallina con la testa mozzata, a correggerlo, il brevissimo sollievo che segue la correzione, la scoperta di un altro errore e così via).

Insomma, noi “artigiani della parola” siamo tutti affetti, chi più chi meno, da grammarnazismo (e sì, lo sappiamo, è un calco, ma se sentite l’insopprimibile desiderio di farcelo notare significa che siete grammar nazi anche voi, il contagio è ormai avvenuto), quella particolare peste bubbonica del Ventunesimo secolo che prolifera sui social, si diffonde su Internet ed è come un’epidemia zombie. Contagiosissimo, imprevedibile e virtualmente inarrestabile, il grammarnazismo ci trasforma in puntacazzisti di professione, in Furio di Verdone, nello spettatore che al cinema grida “Che vuol dire soda? Non vuol dire niente, soda!”, o nel tipo di persona capace di correggere vecchine romane sconosciute che pascolano sul 719 e dicono “Vado ar Forlanini a famme fa’ l’ignezione” battendo loro gentilmente sulla spalla e sussurrando: “Iniezione, signora, si dice iniezione”.

Ma nonostante il contagio ormai conclamato qui a doppioverso non ci arrendiamo alla diagnosi: ci piace anzi continuare a pensare alla lingua italiana come una di quelle cose che se non stropicci un po’ non servono a niente. Perché poi stropicciare non è un male assoluto, a doppioverso. Noi facciamo le orecchie alle pagine dei libri che ci piacciono, alla fine di una serata con le amiche siamo sempre spettinatissime, sporchiamo tutta la cucina quando prepariamo i muffin. E con Laura e Sabrina di STL (loro meno spettinate ma nel complesso d’accordo con noi) abbiamo capito che ci piaceva guardare al modo e ai modi in cui l’italiano sta cambiando, senza paura di stropicciarlo un po’, capendo, un po’ sul serio un po’ giocando, che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti i calchi sono il male. Insomma, siamo partite tutte e quattro alla scoperta di nuovi modi di vivere il nostro strumento di lavoro più importante, la nostra lingua, mollando l’ancora delle regole perfette e lanciandoci all’avventura.

Come bambine corsare, appunto.

Il programma di Italiano Corretto lo trovate qui. Le iscrizioni sono a numero chiuso, per un massimo di 40 iscritti a laboratorio (ma in caso di raggiungimento del numero massimo di posti disponibili, se ci sarà un numero sufficiente di prenotazioni, faremo il bis di ogni laboratorio riproponendolo nella stessa giornata ma a un orario diverso). Vi aspettiamo ad aprile a Pisa per salpare insieme!

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