Natale, lo sappiamo tutti, è il momento perfetto per immergersi in mondi fantastici: dai fantasmi del Canto di Natale di Dickens alla versione televisiva di classici letterari, fino all’ennesima visione condivisa del Signore degli anelli o La storia infinita, nessuno sfugge alla regola: Natale è un momento magico, e sognare in questi giorni è lecito.

Sarà per questo che il nostro Found in Translation di fine anno oscilla tra mito e fantasy, pur mantenendo un tocco originale: quest’anno ci siamo viziate con una raffinatissima rilettura di un poema epico che rilegge la classicità reinterpretandola in chiave femminista, abbiamo dato un’occhiata al dietro le quinte del mondo di Newt Scamander e dei suoi animali fantastici, che in questi giorni spopolano al cinema per la gioia di tutti i potterhead del mondo, concedendoci infine un tuffo nel terzo capitolo di una saga fantasy che strizza anch’essa l’occhio all’universo potteriano: insomma, un caleidoscopio di temi e stili narrativi, che ci presenta tre esperienze di traduzione niente affatto semplici.

Vera Gheno si è misurata con il mito dell’Eneide riscritto dall’autrice ungherese Magda Szabò che ha immaginato cosa sarebbe successo se a partire non fosse stato Enea bensì sua moglie Creusa, e si è trovata a dover domare un lessico e una struttura sintattica ricercatissimi, con termini anche inventati di sana pianta (le sarà stata utile la sua lunga esperienza di collaborazione con l’Accademia della Crusca?).

I Magnifici tre – Alice Casarini, Thomas Mai e Laura Miccoli – hanno affrontato e diviso l’immane (e splendida) mole di lavoro di cinque volumi su Animali Fantastici e Dove Trovarli, confrontandosi con diversi formati narrativi e tutta l’enciclopedica varietà delle creature che popolano uno degli universi a loro più cari: tre compendi di interviste, immagini e gustosissime chicche sulla produzione del film (con annessa scorpacciata di foto e scorci rubati dal set..) e due album da colorare.

La giovane e valente Elisa Caligiana, con il terzo capitolo di una popolare saga fantasy, ha raccolto degnamente un’eredità traduttiva da far tremare le vene e i polsi, sostituendo nientepopodimeno che Beatrice Masini.

Come saranno andate tutte queste sfide? Ce lo raccontano loro, buona lettura!

Magda Szabó,  Il momento (Creusaide)
Edizioni Anfora  2016, prima edizione 2008

Traduzione dall’ungherese di Vera Gheno
Nata a Gyöngyös, Ungheria, il 5 ottobre 1975, è dottore di ricerca in Linguistica. Insegna presso l’Università di Firenze (Laboratorio di italiano scritto), l’Università per Stranieri di Siena (Informatica per le scienze umane) e la sede fiorentina del Middlebury College (Sociolinguistica). Nei suoi studi si occupa prevalentemente di linguaggi giovanili e di comunicazione mediata dal computer, con particolare interesse per quanto avviene sui social network; dal 2012 gestisce il profilo Twitter dell’Accademia della Crusca e fa da molti anni parte della sua redazione di Consulenza Linguistica. È, inoltre, traduttrice letteraria dall’ungherese, sua lingua madre, all’italiano. A ottobre 2016 ha pubblicato la sua prima monografia, Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi) per i tipi di Franco Cesati Editore (Firenze).

Magda Szabó è una delle scrittrici più influenti e più amate della letteratura magiara, maestra di uno stile crudo e intimista che a tratti richiama il flusso di coscienza di joyciana memoria. Il momento è forse il più strano, tra i suoi romanzi, pur rimanendo nel solco del suo cammino letterario. Un retroscena da conoscere, per comprendere il motivo della reinterpretazione del mito dell’Eneide, è nell’infanzia di Magda: sin da piccola suo padre le aveva insegnato il latino, che divenne così non solo la lingua dei sentimenti tra i due, ma anche il tramite per poter accedere in maniera diretta ai capolavori della letteratura latina.

Magda era sempre rimasta infastidita da un particolare dell’Eneide: il modo in cui Creusa, amata moglie di Enea, viene di fatto liquidata all’inizio della narrazione; se lei fosse rimasta, il pater Aeneas non avrebbe potuto sposare Lavinia e gettare le fondamenta per la futura Roma. La scrittrice, che in tutti i suoi libri dà prova di un femminismo nemmeno troppo velato (le figure maschili di quasi tutte le sue opere, tranne qualche eccezione, si rivelano meschine e di poco spessore), decide di ribellarsi a questa narratio consolidata: e se a salpare fosse stata Creusa, invece di Enea? Il momento parla della capacità di una donna, apparentemente già condannata dagli ingranaggi di una storia più grande di lei, di cogliere l’attimo, di carpĕre diem; e di come quel granello di sabbia, quella ribellione al destino, modifichi, come nel film Sliding Doors, tutto ciò che accade dopo.

Tradurre la Creusaide è stato un viaggio affascinante in una storia che tutti conosciamo, ma che non avremmo mai pensato di rileggere da un punto di vista completamente differente; anche perché la Szabó, con grande precisione, riesce a far funzionare questa nuova prospettiva approfittando delle piccole reticenze e zone d’ombra della narrazione del mito classico per inserire i personaggi e gli eventi necessari.

Per la traduzione è stato utile conoscere il mito “tradizionale”, che ha aumentato il piacere nello scoprire le soluzioni della scrittrice, a tratti francamente geniali. La parte difficile? Sorvolando sul lessico ricercatissimo della scrittrice, che ha necessitato di molto più che della consultazione di dizionari bilingui (qui viene in aiuto Google, il miglior amico del traduttore), cito come esempio il dizionario “frigio”, con termini inventati di sana pianta dalla scrittrice, quali pampuzza (ungh. pampuca ‘figlia nubile’), dindinoso (ungh. barcikás ‘ornato da campanellini d’oro’), pamillare (ungh. pamilál ‘cucire’) o zibiliscio (ungh. ciblesz ‘omosessuale’): in questi casi, si è proceduto a tradurre talvolta per assonanza, talvolta in maniera “impressionistica”.

Infine, la consueta difficoltà nel tradurre la Szabó è l’andamento talora amplissimo della sua prosa: capitano sezioni in cui si procede con virgole, senza neanche un punto, per intere pagine. Rendere il suo stile senza modificarlo, in maniera federe all’originale, senza partorire un testo “insormontabile”, è stato forse l’aspetto più difficile del Momento. La speranza è di essere riuscita a far trapelare, almeno in parte, il “respiro” del testo originario.

Vera Gheno

Traduttrice HU>IT

AA.VV, Animali fantastici – I libri
HarperCollins Italia 2016

Traduzione dall’inglese di
Alice Casarini 
(traduttrice EN, DE > IT)
Thomas Mai (traduttore EN, FR > IT)
Laura Miccoli (traduttrice EN, ES > IT)

Alice Casarini
Dopo lunghi periodi fra Stati Uniti e Inghilterra, è tornata a vivere in un’enclave mentale anglofona alle porte di Bologna, dove traduce principalmente narrativa per ragazzi, sottotitoli e videogiochi e porta avanti la sua ricerca sulla traduzione audiovisiva. Ogni tanto mette il naso fuori per insegnare traduzione dall’inglese alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carlo Bo. Nel 2013 ha vinto il Premio Harlequin Mondadori per la Traduzione Letteraria e nel 2004 l’Ezra Pound Award for Literary Translation della University of Pennsylvania, assegnato da Lawrence Venuti.

Thomas Mai
Nato a Bologna nell’83, laureato in Lettere, è approdato nel mondo della traduzione nel 2011, dopo varie avventure nella comunicazione e nell’editoria e un determinante soggiorno a Londra di sei mesi. Traduttore in-house dall’inglese e dal francese per un’agenzia, ha a che fare quotidianamente con testi di varia natura, da manuali tecnici a materiali di marketing. 

Laura Miccoli
Dopo essersi laureata in Traduzione per l’Editoria presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì e aver frequentato il Master in Traduzione Multimediale ed Edizione delle Opere Audiovisive presso il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione (ex SITLeC), ha iniziato nel 2007 la sua carriera di traduttrice, con alle spalle due tesi di laurea sulle strategie traduttive utilizzate nelle versioni italiana, inglese, spagnola e catalana di Harry Potter. Da dieci anni è traduttrice editoriale e si occupa prevalentemente di narrativa per ragazzi e per adulti, nonché di sottotitoli per film festival internazionali.

Immaginate di trovarvi a tradurre testi legati a un universo in cui fluttuate beatamente da almeno una decina d’anni, non soltanto come appassionati, ma anche come studiosi e professionisti (fra tutti e tre possiamo annoverare tesi redatte e seguite, presentazioni a conferenze, articoli accademici, recensioni e precedenti lavori traduttivi, nonché Potter Party con tutti i crismi). Ebbene sì, ogni tanto, per estensione del principio di Ollivander, capita che sia il libro a scegliere il traduttore. Così ha avuto inizio l’avventura del nostro trio (un numero caro a J.K. Rowling!), che è stata anche la nostra prima esperienza di traduzione editoriale in team. Da questo punto di vista siamo stati molto fortunati, sia per l’ottima alchimia già presente fra noi, sia perché i testi, costituiti da capitoletti relativamente indipendenti e ricchi di didascalie e citazioni da interviste, si prestavano alla suddivisione più di quanto non possano fare un romanzo o un saggio unico. Abbiamo quindi predisposto una scaletta che permettesse di rispettare le varie scadenze del progetto (naturalmente ravvicinatissime!), prevedendo anche revisioni incrociate per uniformare le traduzioni prima di affidarle alle mani sapienti delle nostre editor, Alessandra Roccato e Irina Bezzi, che hanno dato ai testi l’aspetto unitario e levigato delle edizioni che trovate in libreria.

La sfida principale è derivata indubbiamente dalla necessità di lavorare su testi in fieri e destinati a un pubblico vasto e competente come quello rowlinghiano: per consentire l’uscita di tutte le traduzioni in contemporanea con la versione inglese (quello che in ambito videoludico viene definito sim-ship, “simultaneous shipment”) e contemporaneamente mantenere la massima riservatezza sul progetto, il materiale ci è stato fornito a scaglioni e soprattutto senza immagini. Questa prassi, molto diffusa appunto nella localizzazione dei videogiochi, risulta invece meno frequente nella traduzione editoriale, proprio perché impone un frequente scambio di domande (query) e risposte tra committente e traduttori a causa della mancanza degli asset visivi a cui i testi fanno riferimento.

Ed è in questo senso che, oltre al preziosissimo aiuto delle editor, per noi è stato fondamentale avere già un bagaglio di conoscenze potteriane e scamanderiane per poter sciogliere i dubbi interpretativi, per quanto possibile. Prima di cominciare ci siamo studiati a menadito lo pseudobiblium di Animali Fantastici e Dove Trovarli (scritto dalla stessa J.K. Rowling e tradotto in italiano da Beatrice Masini per Salani, 2001) e tutto il materiale ufficiale che veniva via via fatto circolare su Pottermore e sul sito di Warner Bros. Ci siamo preparati tutti i glossari possibili, dalle creature ai ruoli della crew cinematografica, ma naturalmente in corso d’opera sono emersi dubbi non prevedibili che ci hanno imposto di sfogliare mentalmente tutti i volumi che Hermione nasconde nella mitica borsetta a tracolla grazie all’Incantesimo Estensivo Irriconoscibile.

In caso di dubbi irresolubili, naturalmente abbiamo chiesto conferma per evitare di travisare il testo, ma è stata una soddisfazione vedere che le nostre competenze potteriane (o meglio, grangeriane!) ci hanno permesso più di una volta di trovare la strada per uscire dalla Foresta Proibita. Ai vantaggi lavorativi si sono poi ovviamente aggiunti quelli personali: non c’è niente di più bello che essere costretti al fangirling/fanboying per mestiere! Per noi è stata una gioia esplorare ogni dettaglio della genesi delle creature (alzi la mano chi non vorrebbe adottare uno Snaso!) e della ricostruzione della New York dell’era del proibizionismo presso i Leavesden Studios di Londra. Venire al cinema con noi però dev’essere stato ancora più impegnativo del solito, dato che durante il film, pur ricchissimo (potete leggere la recensione di Alice su Cinema Errante), continuavamo a pensare all’enorme lavoro che c’era dietro ogni scena! Ci sentiamo quindi di consigliare i volumi a chiunque voglia lasciarsi incantare dalla magia che si cela dietro le cuciture dei costumi, i mattoni dei caseggiati popolari o la lunga evoluzione dell’adorabile Asticello Pickett… e anche dalla miniera di immagini di ciascun libro, che sono una vera manna per gli occhi (ora che finalmente possiamo vederle!). Non ci resta che dire… “Fatto il misfatto”, augurandoci che voi invece siate pronti a tuffarvi nei volumi “giurando solennemente di non avere buone intenzioni”!

Holly Black e Cassandra Clare, Magisterium 3. La chiave di bronzo
Mondadori 2016

Traduzione dall’inglese di Elisa Caligiana
Laureata in traduzione per l’editoria presso la SSLMIT di Forlì (Ateneo di Bologna), ha iniziato a tradurre romanzi dall’inglese durante l’università. Traduce anche dal russo, principalmente saggistica. Di recente, si è divertita a tenere alcuni laboratori di traduzione per ragazzi delle scuole superiori. Nel tempo libero, le piace viaggiare, esplorare città e dintorni (se in bici e/o in compagnia, ancora meglio!) e cimentarsi in nuove avventure. Basta non stare ferma!
Tra i libri fantasy tradotti: la serie Beautiful Creatures di Kami Garcia e Margaret Stohl, Shadow. Le terre delle anime perse di Sarah Fine, la saga Regina Rossa di Victoria Aveyard, il terzo volume di Magisterium (La chiave di bronzo) di Holly Black e Cassandra Clare, The Diabolic di S.J. Kincaid (in fase di traduzione).

 

Quando mi hanno contattata dalla casa editrice per propormi questo romanzo per ragazzi, per poco non sono caduta dalla sedia. Il fatto è che i primi due volumi della pentalogia a firma Holly Black e Cassandra Clare erano stati affidati, prima di me, a Beatrice Masini, scrittrice, giornalista e traduttrice di Harry Potter (e non solo), il che mi lasciava un’eredità esaltante e pietrificante al tempo stesso. Lì per lì, mi sono sentita ovviamente lusingata dal fatto che avessero pensato a me come sostituta, ma ero anche terrorizzata: “Sarò all’altezza? Riuscirò a gestire degnamente questo passaggio di testimone?”. Tra l’altro, proprio in quel periodo, stavo seguendo un meraviglioso corso tenuto da professionisti del mondo della letteratura per ragazzi e uno dei seminari sarebbe stato proprio con lei, che era da poco diventata direttrice editoriale di Bompiani. Insomma, tutte queste coincidenze, l’opportunità di potermi confrontare con chi aveva più esperienza di me e la fiducia accordatami dall’editor, Chiara Pontoglio, mi parevano un’occasione davvero troppo ghiotta per farmi frenare dall’ansia. Così mi sono buttata.

Per fortuna, nel nostro mestiere, non esiste il blocco dello scrittore, almeno non nel vero senso della parola, per cui, in un modo o nell’altro, si comincia a lavorare; dopodiché, ci pensa il testo a guidarti, la storia ti prende e pian piano si scordano le paure (almeno quelle iniziali, perché poi ne subentrano altre, di altro tipo). Le idee delle autrici a cui si presta la voce sovrastano i propri pensieri interiori, dettati dalla sindrome dell’impostore*, e la traduzione si compie, parola dopo parola, scelta dopo scelta.

L’altra mia grande fortuna era la sicurezza che il testo sarebbe stato in ottime mani, dopo di me. Conoscevo infatti di nome le mie revisore (Maria Bastanzetti ed Emma Muracchioli) ed ero consapevole della cura con cui lavora la redazione, il che mi ha fatto sentire meno sola durante tutto il cammino.

Ma veniamo alla trama del terzo volume, La chiave di bronzo: Call, Aaron e Tamara sono un trio inseparabile e frequentano il Magisterium, la prestigiosa scuola riservata ai ragazzi dotati di poteri magici (suona familiare?). Ora che il Nemico, Constantine, sembra sconfitto, i tre amici possono tornare ad addestrarsi per controllare le proprie abilità. La scuola dovrebbe essere il luogo più sicuro per farlo, ma dopo la morte improvvisa di una studentessa e vari attentati perpetrati ai danni di Call (forse perché è un mago del caos? O forse per il suo segreto, di cui pochi sono a conoscenza?), i tre si ritrovano a seguire le tracce di un misterioso assassino, mettendo a repentaglio le proprie vite. Come se non bastasse, hanno il sospetto fondato che nel Magisterium si aggiri una spia di Constantine. Che sia uno dei loro compagni? Uno dei Magistri? Oppure un membro dell’Assemblea? Non c’è tempo da perdere: devono scoprire chi trama contro di loro, prima che l’assassino compia la sua prossima mossa. E per farlo, dovranno giocarsi il tutto per tutto.

Come in ogni saga fantasy che si rispetti, sono presenti i vari canoni del genere: la lotta tra il bene e il male, un protagonista che, volente o nolente, deve salvare il mondo, incantesimi e creature fantastiche. Quanto al gusto decisamente potteriano, non bisogna scordare che le autrici sono delle fan sfegatate di J.K. Rowling e l’hanno voluta omaggiare con questo lavoro a quattro mani. Tuttavia, benché alcuni elementi ricordino le avventure del magico trio di Grifondoro, Holly Black e Cassandra Clare sono riuscite a regalarci una storia originale, ricca di colpi di scena e personaggi complessi e talvolta imprevedibili.

A differenza di Harry, Call è un protagonista insicuro e pieno di dubbi, assillato dalla paura, forse tipica della sua età, di non essere accettato e di restare solo. Tuttavia, è sempre pronto a mettere il bene dei compagni davanti al proprio.

Insomma, Magisterium narra una bella storia di amicizia, affronta il tema del rapporto complesso tra adulti e ragazzi, genitori e figli, e quello dell’eterna incertezza che accompagna ogni scelta, il tutto condito dalla giusta dose di magia, che non guasta mai! (Consigliato per lettori dagli 11 anni in su, compresi gli inguaribili Peter Pan come me).

* Chi non conoscesse la sindrome dell’impostore può rimediare leggendo qui.

Elisa Caligiana

Traduttrice EN>IT e RU>IT

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