Di recente l’English PEN, associazione internazionale dedicata a scrittori e scrittura che  difende il principio della libera circolazione delle idee fra tutte le nazioni, ha realizzato una serie di brevi pillole video, diffuse sul suo canale YouTube, riguardanti la professione del traduttore. Sono clip animate di qualche minuto, in cui diversi traduttori raccontano la loro professione e ne spiegano le peculiarità (sono tutti molto interessanti, e potete trovare la playlist completa qui).

Nel video introduttivo, Ros Schwartz risponde a una domanda di base: cosa significa lavorare come traduttore? Dal punto di vista del traduttore letterario, quale Ros è, la risposta è semplice ma quasi impraticabile. La traduzione letteraria, ci dice Ros, è inseguire ogni giorno, per ogni testo, l’equilibrio apparentemente impossibile tra meaning e music del testo, quindi in sostanza tra correttezza linguistica e/o fattuale e voce autoriale. Se per i traduttori tecnici, dice ancora Ros, è il primo aspetto, il mero significato, a essere preponderante, e per i traduttori di poesia è il secondo, la musicalità, per i traduttori di narrativa l’equilibrio è la sfida da vincere.

Ma cosa succede quando non si è né traduttori tecnici, né di poesia, né di narrativa? Come ci si confronta col testo quando, come capita qui a doppioverso, si traducono realtà ibride, come i testi turistici (che per loro natura sono discorsivi e blandamente autoriali, ma che non possono nascondere un intento persuasivo) o saggistica e articoli di politica internazionale (per cui il veicolare l’informazione corretta è spesso più importante che rispettare una scelta autoriale)?

Di base, ci siamo accorte di recente riflettendo su questa nostra anomalia, i traduttori come noi sono dei cani da tartufo. La parte preponderante del nostro processo di traduzione, infatti, si basa essenzialmente sulle ricerche: ricerche terminologiche, com’è facilmente intuibile visto che dobbiamo traslare il testo da una lingua all’altra, ma anche – e soprattutto – ricerche fattuali.

Per un traduttore l’atto della ricerca è tutto, e l’indole ossessivo-compulsiva che a quanto pare è comune a molti, se non tutti, gli appartenenti alla nostra categoria ci spinge a farci continuamente domande, a verificare qualsiasi cosa, ad andare a fondo di qualsiasi argomento. Tradurre di saggistica e attualità politica o per il turismo, però, rispetto al tradurre letteratura, implica una speciale componente di responsabilità, una funzione informativa che ci costringe a essere un po’ i perenni revisori/redattori di noi stessi e dell’autore su cui lavoriamo. Se, come faceva notare tempo fa Federica Aceto in un suo spassoso post sull’Italia tradotta in italiano, in narrativa può capitare – ed è più frequente di quanto si pensi – che un milanese si affacci alla finestra e veda la costiera amalfitana, ed è giusto e doveroso che a quel punto il traduttore attento segnali l’incongruenza, sapendo però che potrebbe non ottenere il permesso di intervenire sul testo per emendarlo, in casi come il nostro il passaggio della segnalazione è spesso un lusso che il traduttore non si può permettere. Dobbiamo tradurre bene, ma anche essere pronte a correggere le inevitabili imprecisioni che incontreremo. Se in una ipotetica Guida ai 100 luoghi imperdibili per gli amanti della montagna la spedizione Nimrod di Shackleton viene indicata come impresa artica anziché antartica, sta a noi ristabilire la verità dei fatti a beneficio del lettore (perché i nostri testi sono, necessariamente, più target oriented dei testi di narrativa). Allo stesso modo, lasciar passare in un reportage giornalistico che un tipo di velo è in uso in un dato paese arabo in cui quel tipo di velatura non è consuetudine, può avere sgradevoli implicazioni e conseguenze.

Se è vero quindi che l’esigenza di scorrevolezza e fluidità rimane, e l’imperativo della “piacevole lettura” resta un punto fermo tanto più in tipi di testi come i nostri, che hanno il compito di “promuovere” e “intrattenere” e quindi a maggior ragione necessitano di una resa accattivante, la componente “stilistica” e il rispetto per la voce dell’autore (eventualmente anche per le sue idiosincrasie e i granchi che può prendere) passano però in secondo piano rispetto alla veridicità dell’informazione veicolata. Ecco quindi che “per scrupolo” ci troviamo mentre lavoriamo a gestire browser da schizofreniche che si impallano ogni tre per due, polverizzati in sedicimila schede aperte che spaziano dalla voce “Musei Vaticani” dell’Enciclopedia Treccani al testo integrale della Costituzione tunisina, dalle immagini disponibili in Rete del crisocione alle modalità di essicazione degli escrementi di yak per ricavarne combustibile, al dubbio se in italiano sia meglio dire souk o souq o suk, alla pianta della Basilica di Santa Sofia a Istanbul.

E sempre “per scrupolo”, lavoriamo più tumulate vive di quanto potremmo, perché “metti che vado in un posto dove non c’è Internet e non posso accedere all’Enciclopedia Britannica, come faccio a tradurre?”.

La triste (ma anche esaltante, perché negarlo?) verità delle nostre specializzazioni è questa: sotto i nostri occhi non passa riga che non richieda almeno una verifica, non c’è re Bladud, amante dei maiali, la cui genealogia non vada rintracciata, non c’è armistizio la cui firma non debba essere ricostruita fin dal primo giorno di battaglia. E tutte quelle verifiche devono necessariamente passare attraverso uno schermo, o attraverso un sistema, comunque, per cui un singolo dettaglio possa essere cercato senza eccessiva fatica (addio, vecchia enciclopedia cartacea, ti abbiamo tanto amata ma ci fai perdere troppo tempo).

È probabilmente per questo che per noi trovare gli strumenti giusti è indispensabile e difficilissimo, molto di più di quanto lo sia per un traduttore di narrativa. Una delle risorse che ultimamente ci ha convinte della sua validità (e ci ha reso la vita molto più facile e le trasferte in biblioteca senza wifi molto più serene), è eLexico, un servizio che propone un’ampia selezione di banche dati professionali in versione digitale, il tutto gestito tramite un’unica piattaforma dotata di un potente motore di ricerca lessicografico.  È un servizio a pagamento, ma per testarlo e capire se potesse fare al caso nostro noi abbiamo usufruito della prova gratuita, che ha una validità di 30 giorni e che si può ottenere semplicemente registrandosi sul sito.

Il nostro giudizio dopo questo mese di tentativi? Nel complesso, molto positivo. Avendo la possibilità di sperimentare con diversi strumenti, ci siamo ovviamente rese conto che non tutto ci serve, non tutto ci è utile. Ma appunto, lo abbiamo verificato perché abbiamo potuto provare tutto, e alcune cose ci hanno cambiato la vita (credeteci, quando dovete dire che un certo monumento è “spettacolare” per la centosedicesima volta, avere sempre con voi uno strumento che vi ricorda che potete definirlo anche “grandioso, magnifico, splendido, incantevole, mozzafiato, straordinario” e così via, di sfumatura in sfumatura, tutte ordinatamente catalogate, può salvarvi da una crisi isterica).

In breve, e andando un po’ più sul tecnico, ecco le principali ragioni per cui eLexico ci è piaciuto, e perché ci sentiamo di consigliarlo, se non altro per fare una prova:

LE FONTI SONO ACCREDITATE E AUTOREVOLI

Tra gli editori partner che concedono la consultazione delle proprie risorse attraverso la banca dati di eLexico, figurano nomi di tutto rispetto: da Le Monnier a Hoepli, da RCS Sansoni a Garzanti. Una garanzia di attendibilità non da poco per quanto riguarda i risultati delle nostre ricerche, che non saranno più – come spesso accade – affidate alla frequente mutevolezza delle pagine di Wikipedia. Oltretutto l’opzione di ricerca avanzata consente di effettuare query complesse in tutto il database e di integrare tra loro banche dati diverse, salvaguardando l’identità dei singoli prodotti ma consentendo d’altro canto all’utente di effettuare verifiche su più fronti con un buon margine di certezza di non incappare in castronerie.

AVRETE TUTTE LE RICERCHE TERMINOLOGICHE E FATTUALI SU UN’UNICA PIATTAFORMA

Le risorse disponibili coprono pressoché l’intera gamma di ambiti di ricerca che possono interessare a un traduttore: dai dizionari (sia monolingua che bilingui e sia generalisti che tecnici) e l’Enciclopedia completa della Zanichelli a risorse più settoriali che spaziano dal Lessico Giuridico al Codice di procedura Civile alle Garzantine di Filosofia, Letteratura, Economia e Storia al Manuale dell’Ingegnere a un Dizionario Enogastronomico in cinque lingue, fino a strumenti di ricerca lessicografica più raffinata come il dizionario dei proverbi, quello dei sinonimi e dei contrari e l’etimologico. È possibile quindi riunire su un’unica piattaforma sia le ricerche sulle parole che quelle sull’attendibilità delle informazioni che stiamo veicolando (la potremo finire coi desktop piagati da sedicimila finestre aperte, se Dio vuole). La gamma non è ancora completa (a noi piacerebbe per esempio vedere un giorno inclusa la Garzantina della Geopolitica o una qualche risorsa sulla cinematografia così come un’enciclopedia medica, ma questo dipende dai nostri ambiti di interesse/lavoro e non è detto che l’offerta non sia suscettibile di futuri ampliamenti).

I MATERIALI SONO DISPONIBILI ANCHE OFFLINE

Tutte le licenze per l’accesso alle banche dati possono essere acquistate in duplice modalità: si può comprare la consultazione della sola edizione online ma anche la versione scaricabile. Basta avere sufficiente spazio su disco (ma stiamo parlando di ingombri assolutamente non proibitivi) per avere le fonti che ci interessano direttamente sul disco rigido del nostro computer, magari esterno, così il problema spazio non sussiste. Comodissimo per chi non lavora costantemente connesso, vuoi per necessità (perché magari non ha la connessione wireless) vuoi per scelta (Barbara per esempio ha l’abitudine di lavorare alla prima stesura, la più faticosa,  offline, per evitare distrazioni). Inoltre, il sistema funziona e gira bene su qualsiasi piattaforma, non solo Mac e Windows ma anche open source come Linux, quindi non ci sono particolari requisiti di sistema da ottemperare.

ESISTE LA POSSIBILITÀ DI FRUIZIONE MULTIUTENTE

Il servizio dà la possibilità di acquistare delle soluzioni multiutente, in cui gli stessi prodotti sono consultabili contemporaneamente da più persone. È una risorsa a nostro avviso molto valida per i progetti di traduzione gestiti in team, perché dà la possibilità di effettuare le ricerche e fare le verifiche a partire dalle stesse fonti, con esiti di omogeneità e coerenza facilmente intuibili.

I MOLTEPLICI STRUMENTI A DISPOSIZIONE DIMINUISCONO IL “RUMORE”

O, se non altro, permettono di essere più puntuali e mirati nelle ricerche. Tutti amiamo Google, e la sua utilità è innegabile. Ma a volte nel magma incandescente che c’è dietro la sua finestra di ricerca rischiamo di perderci, distrarci o bruciarci. (Avete idea di quanto tempo si perda quando dovete descrivere un branco di iene perché state traducendo un trafiletto su una riserva naturale africana e inserendo “iene” escono solo fotogrammi del film di Tarantino o vecchi articoli su Ilary Blasi incinta?) Avere un dizionario dei sinonimi accanto all’enciclopedia accanto al dizionario giuridico ci permette di non pescare a strascico nel mare magnum della rete, operazione che implica poi la necessità di filtrare i risultati, ma di sapere sempre dove cercare, cosa cercare, a chi chiedere, e di ottenere tutto in modo rapido, indolore, efficiente.

Con buona pace di Ilary, che (o almeno così diceva nell’articolo che abbiamo letto invece di finire il pezzo sulle riserve africane) a quanto pare col terzo figlio dovrebbe fermarsi. Auguri, Ilary. Noi torniamo a lavorare.

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