Dopo i primi tre post dedicati alle ragioni per cui è utile aprire un sito/blog, alla necessità di individuare la propria voce, agli strumenti indispensabili per cominciare, la serie sul personal branding per traduttori di doppioverso ritorna per affrontare un argomento vastissimo, interessante, complesso e a volte spaventoso: come curare la propria immagine.

 

Un altro mondo

Ai tempi di Splinder, avere un blog era roba da diaristi di professione: si sceglieva uno dei (pochissimi, essenziali) template che la piattaforma offriva, si caricava, a voler essere proprio pignoli, un’immagine che fungesse da header con l’aiuto di quel po’ di HTML che ti insegnavano all’esame di Informatica 1, si decideva di cosa avrebbe trattato quell’opera pseudo-letteraria in fieri e poi si cominciava a scrivere.

Si scriveva, in sostanza, non molto diversamente da come si scriverebbe su un quaderno: con poche interruzioni, coi font sempre uguali, col numero di link ridotti all’osso. Fino alla fine degli anni 2000 il blog era ancora un’estensione del taccuino cartaceo. Chi voleva un sito promozionale, con immagini e raffinatezze di design, si rivolgeva al programmatore, al webdesigner, all’amico ipertecnologico: il blog era il regno degli scrittori, il sito quello degli smanettoni.

E le due specie, notoriamente ostili l’una verso l’altra e dai costumi troppo differenti per una condivisione genuina, di rado si incontravano, e ancora più di rado si scambiavano competenze e trucchi del mestiere. È un peccato, verrebbe da dire col senno di poi: perché adesso che sito personale/blog/sito vetrina sono realtà gestite spesso in proprio, ibride, fluide, che si sovrappongono e confluiscono l’una nell’altra, e in cui le parole interagiscono con altri elementi (dalle infografiche ai video ai loghi personalizzati creati in quattro e quattr’otto) qualche competenza proveniente dal campo nemico farebbe parecchio comodo.

Logorroiche come siamo, non stupirà nessuno sapere che io e Chiara appartenevamo all’universo delle splinderiane. Con le parole che abbiamo lanciato nel web in una manciata di anni di blogging meditativo e viscerale, ci siamo inventate e reinventate come individui, abbiamo agganciato collaborazioni, intrecciato relazioni, attirato critici. E quando ci siamo affacciate su WordPress per far nascere doppioverso, ci siamo rese conto che non eravamo più nel 2006. E che forse eravamo entrate in un regno che non era il nostro, quello in cui le parole non bastavano più, non potevano star da sole, perché sbattute lì sulla pagina, nero (grigio antracite?) su bianco, senza un loghino, una fotina, un’animazioncina, un’icona, un tocco di colore, facevano l’effetto glutammato di certi ristoranti cinesi: con tutta la buona volontà, non sentivi nemmeno più il sapore di ciò che leggevi, ti rimaneva solo una sgradevole pesantezza.

Ma che potevamo farci? Non si può cavare sangue dalle rape, giusto? La creatività visiva è come il talento per la scrittura: o ce l’hai o non ce l’hai, non puoi inventartela. O almeno, così ci avevano sempre detto.

Andando avanti nella nostra avventura, abbiamo in realtà scoperto una cosa inaudita: la creatività si impara. E si coltiva. Semplicemente, per qualcuno di noi, quest’operazione richiede un po’ più di pazienza e impegno. Alcune lezioni sono più semplici (perché usare un certo filtro per le fotografie, come ottimizzare le immagini perché siano rintracciabili nei motori di ricerca), altre un po’ più difficili (cosa sia esattamente e a cosa serva una style guide, come non sentirsi inadeguati pur non essendo esperti) ma imparare quel tanto che basta per dare al proprio sito/blog un aspetto professionale è un’impresa alla portata di tutti (parola di splinderiane). E non solo: in giro per la rete si trova una tale mole di materiale su cui studiare (qualche dritta ve l’avevamo già fornita qui) che il problema più grande sarà trovare il tempo di leggere tutto.

Perché lo fai?

Ma perché, in concreto, è così importante curare l’aspetto visivo del nostro sito? Cosa ci si guadagna ad aggiungere un’altra infinità di voci alle nostre già proibitive to-do list? È proprio vero che un’immagine vale più di mille parole? E se sì, in che senso?

  • Nel senso dei click guadagnati, ad esempio. È ormai ampiamente dimostrato che i contenuti di un sito corredato di immagini hanno molte più probabilità di essere condivisi o commentati, e questo per diverse ragioni, ma prima di tutto perché il cervello umano è programmato per registrare e comprendere le immagini molto più rapidamente di quanto faccia con messaggi codificati come la scrittura. Poiché il mondo della multimedialità e Internet hanno reso mastodontica la mole di informazioni che riceviamo ogni giorno, ogni sistema utile a rendere più immediata la comprensione, la selezione e la sistematizzazione di quelle informazioni ci permette di funzionare meglio, di essere più efficienti. Le immagini, in sostanza, aiutano il cervello a superare il sovraccarico informativo, e a trattenere solo ciò che gli serve. Per questo ci viene istintivo cliccare quando vediamo un’infografica: la percepiamo come un’informazione immediata e semplice da archiviare. Vi stupirebbe sapere che c’è un’infografica che spiega il funzionamento di questo meccanismo? Nemmeno a me.
  • Il secondo fattore per cui vi conviene iniziare a smanettare con Canva è che un’immagine ben costruita ci permette di essere percepiti come affidabili; un prodotto visivamente curato ci rende appetibili dal punto di vista del marketing, e visto che quello è il motivo per cui, in primis, avevamo deciso di aprire un sito, forse è il caso di non trascurarlo. La parola chiave in questo secondo punto è però “curata”: proprio perché sono in gioco fattori importanti come credibilità e fiducia del cliente, è importante che l’immagine che offrirete di voi sia magari anche semplice, ma rigorosa e ben studiata. In certe cose, non esiste la seconda impressione: quello che si trova sulla vostra home page è ciò che siete, e se le immagini che scegliete sono sciatte, la sciatteria è ciò che rimarrà impresso di voi.
  • Le scelte visive rinforzano e completano l’immagine generale del vostro brand, che siate freelance o aziende: e più i due aspetti (quello concettuale e quello visivo) risultano coerenti e ben integrati, più l’impressione di voi come professionisti a 360 gradi, in grado di risolvere problemi in diversi ambiti e spaziare in molti campi, ne uscirà potenziata.

Tre(mila) cose da considerare

Come abbiamo già detto, una volta che avrete deciso di avventurarvi nel magico mondo dell’immagine sarete sommersi dalle possibilità di apprendimento: ce l’avete una palette predeterminata? Per il vostro brand preferite i font con le grazie o i bastoni? Quali colori Pantone vi rappresentano meglio? Avete studiato header coordinati per tutti i social? La conoscete la differenza tra relazione analoga, primaria, complementare, monocromatica? La licenza Creative Commons vi consente di usare le foto che avete scelto per ciò per cui vi servono?

Noi di doppioverso, lo sapete, non amiamo perderci in chiacchiere né scendere troppo nel dettaglio quando riteniamo che la soluzione possa essere più semplice e a portata di mano (per fare il primo passo non è necessario saper già correre, no?), e per tutte queste cose vi rimandiamo ai link segnalati, a Wikipedia, ai manuali di design. Però ci sono alcuni aspetti del vostro styling che dovete necessariamente aver stabilito (almeno a grandi linee) prima di lanciarvi, e secondo noi sono:

  • Tono (o brand voice): così come è necessario stabilire un tono per ciò che scriverete nel vostro sito (soprattutto se avrete anche un blog), allo stesso modo è indispensabile stabilire un “tono visivo”. Il vostro sito vuole risultare divertente? Sobrio? Impegnato? Tecnofilo? Stiloso? Le immagini, come le parole, possono raccontare una storia; e per chi non sia un esperto, come raccontare quella storia è forse la cosa più difficile da imparare. La scelta di un colore o di una fotografia può dire di voi e della vostra attività molto di più che dieci lunghi paragrafi di spiegazioni. Tutto sta a capire come ispirare le associazioni che vi porteranno risultati, come evocarle, guidarle, indirizzarle. Può sembrare tutto molto aleatorio, ma non lo è: come in ogni cosa, per ottenere buoni risultati basta conoscere le regole del gioco.
  • E le regole del gioco sono semplici: per comunicare un’idea con un’immagine dovrete imparare a sfruttare tre elementi fondamentali: il colore, i font, e le fotografie. (In questo utilissimo ebook gratuito realizzato da Canva troverete una miniera di informazioni utili.)
    Volete che chi arriva sul vostro sito abbia l’idea di trovarsi di fronte a un professionista serio, competente, misurato, capace di destreggiarsi tra nuove tecnologie e social media? La vostra immagine coordinata sarà allora sobria, rifinita; la scelta della palette sarà virata su toni neutri, magari con un unico tocco di colore a contrasto; le fotografie saranno eleganti e professionali, l’idea generale avrà poco di eccentrico o sopra le righe. Nel caso di doppioverso, l’idea che volevamo comunicare era diversa: doppioverso voleva essere un contenitore di idee, giocoso, un po’ fiabesco, pragmatico ma anche scherzoso, come noi due. La nostra scelta cade quindi su belle fotografie molto evocative, sull’utilizzo ragionato del colore, sulla scelta di font non del tutto convenzionali, quasi infantili, affiancati ad altri più asciutti e spogli, sulla selezione di poche immagini vincenti che accompagnano senza sostituirlo il testo, vero punto di forza del sito.
  • Ma perché è importante definire questi dettagli prima di inaugurare il sito? Semplice: perché, come dicevamo prima, un’immagine riuscita permette di attirare clienti e aumentare la vostra credibilità. Ma l’elemento che, più di ogni altro, è in grado di ottenere questo risultato è la coerenza. Stabilire a priori certe cose vi permette di fornire un’immagine che si dispiega coerente nel tempo. Ricordate: il vostro sito parla di voi. Serve a convincere i vostri committenti (o i vostri lettori) che su di voi possono contare, che da voi avranno sempre ciò che si aspettano e ciò che promettete. E se riuscirete a trasmettere quest’idea prima ancora che i vostri utenti abbiano letto la prima riga, questo farà miracoli per la vostra immagine.

I consigli delle zie di doppioverso

Il tempo stringe, l’estate incombe, i cervelli vanno in sovraccarico informativo: adesso che sapete dove cercare, cosa leggere, quanto studiare, a chi rivolgervi, c’è ancora qualcosa che possiamo dirvi prima che partiare per la vostra nuova avventura? Sì, qualcosina c’è.

  • Non serve sapere tutto per cominciare.
    Per quanto prepararsi sia importante, per quanto non sia saggio gettarsi nella mischia senza avere le idee chiare, per quanto ossessiva sia la nostra modalità di studio-preparazione-ricerca, anche noi dobbiamo ammetterlo: non sarete mai in grado di dominare ogni aspetto del visual branding prima di cominciare, di non avere dubbi, incertezze, zone grigie (a meno che, naturalmente, non siate esperti del settore). Quindi, una volta che ne sapete abbastanza (spesso abbastanza è sufficiente, noi ne sappiamo qualcosa), buttatevi: le cose si imparano anche e soprattutto facendole. Magari a volte inciamperete (vi ho già detto delle sedicimila grafiche che ho realizzato con Canva prima di rendermi conto che erano assolutamente incoerenti con il tono visivo di doppioverso e quindi inutilizzabili? No? È perché cerco di non pensarci), ma mettere le mani in pasta vi permetterà di imparare lezioni fondamentali. E di impararle molto più efficacemente e rapidamente di quanto fareste leggendo “un altro libro, uno solo”.
  • Seguite un semplice principio in quattro step per portare a termine le vostre idee:
    identificatele (fatevi moltissime domande su cosa volete creare, come, perché, cosa volete ispirare, quali associazioni suggerire, come inserire quell’idea in un contesto coerente e rispondete a tutte nel dettaglio);
    ideatele (cercate soluzioni pratiche, in gran numero, vagliando strumenti diversi, facendo schizzi su carta, ispirandovi a colleghi o concorrenti: tra tutte sbucherà fuori quella giusta per voi);
    sviluppatele (assicuratevi che la vostra idea sia realizzabile, ovvero che il modo in cui l’avete immaginata risponda alle vostre esigenze e sia alla vostra portata in termini pratici – sapete usare gli strumenti che pensate di sfruttare? Esiste una fotografia gratuita che fa al caso vostro?);
    concretizzatele (ovvero portatele a termine, senza se e senza ma).
    Non perdetevi d’animo, non indugiate in una delle fasi, non bloccatevi a metà strada. Se uno dei passaggi proprio non funziona, tornate indietro e ricominciate.
  • Ricordatevi che le regole servono, ma fino a un certo punto. Che è bene avere una style guide, ma nessuna style guide è una Bibbia: ciascuno, alla fine, funziona a modo suo. E ciascuno deve trovare il suo stile seguendo inclinazioni, capacità e feedback degli utenti. Non vi sembra strano che in un post che parla di immagine non ci sia nemmeno un’immagine (a parte quella in testa al post)? Ci vuole coraggio, no? Non ne sono sicura.
    Il fatto è che ai nostri lettori piace leggere i nostri post in pace, con calma, sorseggiando un caffè, senza essere disturbati da grafici, fotografie o intermezzi: un po’ come se fossero racconti. E noi abbiamo scelto di adattare la nostra immagine a loro, e non li disturbiamo con grafici, fotografie o intermezzi, e li lasciamo leggere i nostri post in pace, con calma, sorseggiando un caffè, un po’ come se fossero racconti.
    Del resto, non funziona così ovunque? Se il cliente è soddisfatto, ritorna sempre.
    Il segreto è tutto qui.

 

Credits: La foto del post è di Ruben Alexander ed è protetta da licenza Creative Commons.

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