Sono giornate intense, qui a doppioverso.

Torino è stata inghiottita dalla nebbia, l’inverno incombe, le temperature precipitano e noi siamo in pieno fermento. Immerse in conversazioni fitte e lunghissime riempiamo fogli A4 di spunti, spingiamo portatili ormai esausti al limite della sopravvivenza, divoriamo manuali e articoli, raccogliamo idee e ci prepariamo a spiccare balzi felini. E cambiamo cose che non vorremmo cambiare, ma che dobbiamo.

Tempo di cambiamenti e di spiegazioni

Ad esempio: forse l’avrete già notato (e se non l’avete notato ve lo diciamo noi), ma da un po’ abbiamo rallentato e diluito la frequenza dei post. Lo abbiamo fatto a malincuore, dopo esserci rese conto che a far tutto non riuscivamo, nonostante sforzi sovrumani e nottate in bianco. Abbiamo passato ore e ore al telefono a valutare le possibili opzioni per fare il bene della nostra creatura, il blog, in un momento di sovraccarico emotivo-lavorativo, e una delle prime ipotesi, quella dettata dal terrore istintivo e viscerale di deludere tutti (noi non abbiamo una semplice paura di deludere gli altri, abbiamo un alligatore di tre metri che ci azzanna la testa) è stata provare a mantenere il ritmo solito, magari postando qualcosa “tanto per”. Com’era prevedibile, non ha funzionato: ci siamo ritrovate con un calendario editoriale disseminato di cose che forse nemmeno noi avremmo letto, di post di una quindicina di righe buttati giù solo per mettere una pezza, e abbiamo capito subito che quella roba lì non eravamo noi. Fare le cose alla carlona non poteva insomma essere la soluzione giusta, anche perché, banalmente, non siamo capaci di fare le cose alla carlona, di imbastire due chiacchiere sul niente tanto per tener buono chi viene a cercare un post. E verosimilmente, ci siamo dette, non è quello che si aspettano i nostri lettori, per i quali – si spera – leggere contenuti più rarefatti non è un problema a patto che la qualità e la genuinità rimangano invariate. Quindi l’unica cosa davvero ragionevole ci è sembrata questa: rallentare un po’, salvaguardando lo spirito di sempre. E avere il coraggio di scavalcare per una volta il nostro solito e aberrante senso del dovere decidendo di postare, almeno per un po’, solo una volta a settimana invece delle solite due.

Da brave ossessivo-compulsive per cui la sensazione di non aver fatto la cosa giusta raggiunge spesso il grado di piacevolezza di uno sciame di zanzare tigre, abbiamo riflettuto a lungo sull’utilità o meno di “ufficializzare” la cosa. Alla fine abbiamo capito che era indispensabile, o almeno sembrava indispensabile a noi, spiegare le motivazioni di queste scelte; ed è qui che entra in gioco questo post. Come dicevamo, è periodo di bilanci qui a doppioverso. Di ridefinizione degli obiettivi. E, soprattutto, di lavoro matto e disperatissimo. Quando ci siamo lanciate in questa avventura, l’abbiamo ribadito più volte, l’obiettivo era vago quanto elementare: quasi un anno fa ci interessava superare l’isolamento in cui annaspavamo da freelance, guadagnare visibilità, aprirci a nuove prospettive e dimensioni lavorative. Quell’obiettivo, oggi possiamo dirlo, l’abbiamo realizzato: confrontandoci tra di noi e con i colleghi abbiamo distillato le nostre competenze, abbiamo capito quali fossero, nel nostro approccio all’identità professionale che ci eravamo appiccicate addosso, i rami secchi da tagliare e quali le gemme che potevano diventare fiori (e che andavano quindi annaffiate con cura). Sembrerà brutto a dirsi, ma è la verità: siamo partite in tromba con un blog affollatissimo perché prima che il blog nascesse non avevamo granché da fare.

We got the Golden Ticket!

E poi, a un certo punto, ci siamo ritrovate travolte dalle possibilità. Detto in altre parole, stiamo iniziando a raccogliere i frutti di quest’anno di semina. Detto in altre parole ancora, a forza di scartare le tavolette di cioccolato Wonka che erano i nostri post, abbiamo cominciato a pensare di aver trovato uno dei Golden Ticket. Perché non è quella la ragione per cui si investe in personal branding, si mantiene in piedi un blog anche in estate, si progetta e scrive e lavora anche di notte? Per promuovere se stessi e le proprie attività? Per lavorare di più e meglio, che è lo scopo di ogni freelance? Noi abbiamo cominciato a lavorare di più e meglio, e ne siamo state immediatamente felici. Ci siamo allargate in direzioni nuove e ci siamo avvicinate a luoghi inesplorati, abbiamo iniziato a misurarci l’una con l’altra in un contesto non puramente promozionale, abbiamo scoperto che le giornate si allungano inesorabilmente, quando lavori e ti promuovi. E abbiamo capito che far tutto era difficile. Ma esaltante, questo sì: siamo diventate l’una l’umpa lumpa dell’altra, ci siamo rimboccate le maniche e siamo ripartite.

Sempre avanti (si spera)

E com’è nella logica che sta alla base di doppioverso, siamo ripartite mettendoci in gioco sia ognuna per sé, singolarmente, sia insieme, perché l’anima più autentica di un’unione è alle volte anche sapersi camminare al fianco, senza darsi spintoni, e rispettando le peculiarità di ognuna.

Abbiamo scoperto che c’erano strade che ci interessava percorrere insieme: la formazione e l’organizzazione eventi, in primis. E quindi stiamo elaborando diversi corsi, non solo inerenti il nostro primo amore, la traduzione, ma anche il web writing e il blogging, bacini di espressione che in parte abbiamo scoperto proprio grazie a doppioverso. Abbiamo avviato una collaborazione con STL che ci sta portando – e porterà in futuro – diverse belle novità: tanto per dirne una, proprio questo sabato, il 21 novembre, si terrà il primo corso di formazione torinese di STL, un interessante seminario dedicato alla professione affascinante e forse misconosciuta dell’interprete, tenuto da Claudia Chiaperotti, che vedrà Barbara in aula nel ruolo di organizzatrice didattica. E bolle in pentola un progetto ambiziosissimo per la prossima primavera, di cui al momento non possiamo dirvi nulla perché siamo proprio agli sgoccioli nella definizione del programma, se non che è una cosa meravigliosa, un progetto in cui crediamo moltissimo, dal taglio profondamente innovativo e con degli ospiti PAZZESCHI (è un indizio questo, sappiatelo), e che siamo convinte porterà sia a noi che a voi parecchie soddisfazioni. Sulla scrittura in Rete e i social network stiamo provando a investire anche al di là della formazione e della nostra piccola palestra doppioversiana: dopo averle testate su di noi, stiamo iniziando a prestare le nostre competenze in materia di comunicazione, personal branding, promozione ad altri, singoli o piccole aziende, per vedere dove ci porta il Web.

Nel frattempo continuiamo le nostre attività indipendenti di freelance singole e anche lì, grazie al cielo, il fermento non manca: oltre alla normale routine di testi turistici per l’una e articoli giornalistici per l’altra, Barbara ha appena iniziato a tradurre un nuovo romanzo, tornando finalmente al vecchio amore della narrativa, Chiara ha capito che forse era il caso di lanciarsi e riprendere le fila di un percorso sfiorato in passato ma mai coltivato con consapevolezza, quello del copywriting, e quindi sta lavorando a diversi script per etichette di prodotti vari e a progetti ad hoc che alcune aziende hanno avviato in occasione di ricorrenze speciali.

Anno nuovo, vita nuova

E poi c’è il restyling di doppioverso, che dovrà riflettere tutti questi cambiamenti, tutti questi nuovi obiettivi e diventare strumento per finalizzarli: un paio di settimane fa Enrica Crivello ha scritto un post interessantissimo sull’argomento, in cui puntualizzava: “Se dedicassi ai tuoi clienti un decimo delle attenzioni che dedichi agli addetti ai lavori i tuoi sforzi per vendere sarebbero nettamente minori. In altre parole: è tempo di connettersi con quello di cui davvero c’è bisogno, e dimenticarsi di ciò che stanno facendo gli altri”.

Il 2015 è stato l’anno in cui doppioverso è nato e ha spiccato il volo. È stato straordinario veder crescere attorno a noi una piccola comunità di colleghi che ci hanno aiutate, consigliate, ascoltate: la dimensione “plurale” è la nostra forza, ci crediamo tantissimo, e anche se nei prossimi mesi scriveremo forse meno post di prima non intendiamo rinunciarci. Anche perché, come abbiamo più volte ribadito, solo da una maggiore consapevolezza di tutti gli appartenenti al nostro settore può derivare un ambiente di lavoro più fertile e vivibile, e maggiore consapevolezza può derivare solo da maggiore confronto. Proprio in un’ottica comunitaria stiamo esplorando e pianificando il ricorso anche ad altre modalità di comunicazione, che non passino SOLO attraverso la scrittura, per fare rete con i nostri simili.

Però è arrivato anche il momento di concretizzare i nostri sforzi, di rivolgerli non più solo verso i colleghi ma anche verso i clienti (e potenziali tali), allargando il bacino dei clienti stessi. È arrivato il momento di andare dritte e sicure dove abbiamo deciso di voler andare, di non aver paura di parole come “monetizzare”, “imprenditoria”, “contrattualistica”.

E se al posto della barba avessi un cespo di spinaci?
(ovvero: il coraggio uno se lo può dare)

Si arriva sempre a un punto, in un’impresa personale, in cui bisogna rimettersi in gioco, e andare incontro a un futuro sconosciuto con intraprendenza e decisione, perché senza quell’atto di fede non si arriverebbe mai oltre il primo ostacolo. Vi ricordate cosa diceva Willy Wonka ai genitori di Charlie Bucket nel Grande ascensore di cristallo (Salani 2005, nella bella traduzione di Pier Francesco Paolini), quando loro avevano paura di decollare per la più grande impresa spaziale di tutti i tempi e lo subissavano di tormentosi “E se…”? “E se al posto della barba avessi un cespo di spinaci?” diceva Wonka. “Che scempiaggini! Non arriverete mai da nessuna parte se andate avanti a forza di ‘e se’. Pensate che Colombo avrebbe scoperto l’America se si fosse messo a chiedersi ‘E se affondo lungo il percorso? E se incontro i pirati? E se non riesco più a tornare?’ Non sarebbe nemmeno salpato. Nessun ‘e se’ qui, dico bene, Charlie? In marcia allora”.

Il coraggio, a ben guardare, se non c’è si costruisce. Noi ci stiamo provando. E lo facciamo un gradino alla volta, ricordandoci che, come diceva Willy Wonka, spesso è il primo passo quello più difficile. Non sappiamo quanti di voi conoscano un gruppo che ha fatto la storia del rock italiano, i Massimo Volume. Il loro cantante, Emidio Clementi, è anche uno scrittore formidabile. Beh, per dirvi come ci sentiamo noi in questi giorni vi lasciamo una loro canzone (magari guardate il video, che è sempre un bel vedere e un bell’ascoltare), che parla di tutt’altro ma ha una chiosa emblematica:

“Avuto conferma di vento a favore”, canta Emidio, “tolgo gli ormeggi”.

Li toglie anche doppioverso, oggi, e speriamo che sarete tutti pronti a salpare con noi.

 

 

Credits: L’immagine del post è di Lotus Carroll ed è protetta da licenza Creative Commons.

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