Vi chiedevate quali sono i nostri desideri per questo Natale? Eccoli qua, e a buon intenditor…

La wishlist di Chiara

  1. Un accessorio da vera booknerd

Chi mi conosce lo sa: il mio retaggio da adolescente disagiata, pseudoemo, sempre mezza stropicciata e spettinata, seduta per terra a leggere in un corridoio del liceo durante la ricreazione, mi è rimasto incollato addosso e non riesco a liberarmene pur essendo arrivata alla veneranda età di trentott’anni. Ne consegue che, malgrado i periodici buoni propositi puntualmente disattesi, io sia la persona meno “stilosa” che vi possa venire in mente. Forse proprio per questo, però, mi fanno letteralmente impazzire i vari accessori moda per booknerd di cui ormai pullula la rete, a volte anche ricercatissimi e che però, con il loro richiamo a citazioni o classici intramontabili, stabiliscono una sorta di dialogo privilegiato tra chi li indossa e chi coglie il riferimento. Ormai ce n’è per tutti i gusti: dalle calze con le citazioni di libri ai cappelli ispirati alle eroine della letteratura femminile, ma se dovessi chiedere un regalo a Babbo Natale la mia scelta ricadrebbe sicuramente o sulle borse ispirate alle copertine dei grandi capolavori (anche qui, in Rete ne troverete diverse versioni, dalla pochette alla maxibag, ma le mie preferite sono queste, realizzate in materiali ecologicamente sostenibili e impermeabili) o sullo scaldacollo anch’esso con le citazioni di libri, da avvolgersi addosso come una coccola nelle fredde albe invernali sotto consegna passate davanti al computer (e perché, i manicotti-guanti che v’hanno fatto?).

  1. L’Hemingwrite

Fino a pochissimo tempo fa per me era impensabile lavorare senza connessione. Probabilmente dipendeva dalla mia specializzazione: trovandomi a tradurre articoli di giornale, che hanno scadenze di consegna compressissime, dovevo tradurre e al tempo stesso navigare costantemente in Rete, effettuare ricerche, verifiche, controlli incrociati per risolvere i miei dubbi nel minor tempo possibile. Da qualche mese mi sono convertita maggiormente all’editoria vera e propria, e ho capito quello che da tempo mi diceva Barbara, che è abituata quando traduce un libro a fare la prima stesura senza Internet. Senza necessità di ricerche in tempo reale, la maggiore difficoltà che io incontro nel lavorare consiste nel riuscire a farlo senza distrazioni continue: email, Facebook, Twitter e messaggi “push” vari. Per questo mi sembra un sogno l’idea alla base dell’Hemingwrite, attualmente ancora in fase di prototipo: il design, semplice ed essenziale, ricalca quello delle tipiche macchine da scrivere degli anni Ottanta e Novanta, e tutto quel che potrete fare è scrivere, una parola dietro l’altra, visualizzando il testo su un display e-ink (pare ci sia anche l’effetto sonoro che riproduce il battere dei tasti). Niente più Facebook, Messenger, distrazioni varie. Senza però rinunciare alle comodità del progresso tecnologico, come una memoria interna da un milione di pagine e la possibilità di salvare il proprio lavoro sul cloud, esattamente come quando lavorate da Pc.

  1. Storie della buonanotte per bambine ribelli

C’era una volta una fanciulla che sognava di… sposare un principe, direte voi? Ma neanche un po’! Lei sognava di andare sulla Luna. Avendo due figlie piccole, nella mia lista dei desideri non può mancare quella che a mio avviso è una delle avventure editoriali più intelligenti degli ultimi tempi: Good Night Stories for Rebel Girls, un’idea di Elena Favilli e Francesca Cavallo, fondatrici della start-up Timbuktu Labs, interessante anche per le modalità innovative (una campagna di crowdfunding su Kickstarter) con cui è stata finanziata. Il libro è una raccolta di favole dei giorni nostri, in cui invece di rincorrere principi azzurri in sella a bianchi destrieri, le protagoniste sono donne vere, realmente esistite, “che nella loro vita hanno compiuto qualcosa di grande o hanno dovuto superare molti ostacoli, dovuti al lavoro che fanno, al colore della loro pelle o semplicemente al fatto stesso di essere nate donne: pittrici, scienziate, danzatrici, astronaute, del passato o del presente, da ogni parte del globo, da Frida Kahlo a Elisabetta I a Serena Williams”. All’epoca del lancio le ideatrici avevano assicurato che a breve ci sarebbe stata un’edizione italiana, ma cercando in Rete ancora non ne trovo traccia. Possibile? Sarebbe da realizzare al più presto!

  1. Netflix

Per chi ancora non la conoscesse (ma esiste davvero gente che ancora ne ignora l’esistenza?), Netflix è la principale rete televisiva online al mondo, con più di 65 milioni di iscritti in oltre 50 paesi. I membri possono accedere a oltre cento milioni di ore di programmi televisivi al giorno, fruibili in qualsiasi momento e da qualsiasi schermo di qualsiasi dispositivo purché connesso a Internet. Non solo: è in grado di apprendere i vostri gusti e memorizzarli, suggerendovi di conseguenza contenuti potenzialmente interessanti, sulla base dei programmi già visti e delle proprie preferenze personali. Per chi come me è una poraccia tagliata fuori da gran parte degli acquisti via Web perché non ha né carta di credito né Paypal, adesso esistono anche le carte prepagate, in tre fasce di prezzo (15, 25 e 50 euro) acquistabili in tutte le principali catene di negozi per elettrodomestici (come Mediaworld, Unieuro ecc.). Riuscite a immaginare qualcosa di meglio di una puntata di The Crown per dare aria al cervello dopo aver tradotto a rotta di collo cinquemila parole sull’ISIS? Io no.

  1. GoPro Hero 5

Il video come forma di comunicazione mi stuzzica da sempre, malgrado non sia riuscita a girare e montare in maniera dignitosa neanche il filmino del mio viaggio di nozze. Mi affascinano i vlog, i tutorial, i diari di viaggio in pillole, perfino le videoricette, insomma ogni genere di racconto per immagini, e accarezzo puntualmente idee di conversione al video anche per il nostro doppioverso (ma stay tuned, perché qualcosa arriverà). Il mio sogno proibito è la nuova GoPro: piccolissima, HD, in partenza la GoPro era concepita come video/foto camera per sportivi, waterproof  e resistente agli urti. Nella nuova versione è stata aggiunta anche la stabilizzazione automatica delle immagini: vuol dire, per chi l’ha progettata che, volendo, anche le riprese aeree fatte dai droni avranno una qualità pazzesca. In soldoni, che una come me – che quando ha anche solo uno smartphone in mano fa dei video che manco un asino col Parkinson – potrà fare riprese decenti.

 

La wishlist di Barbara

  1. Il pigiama da Potterhead

Io amo il Natale: perché sono una creaturina semplice a cui piace tornare un po’ bambina ogni anno, perché sogno la neve pur passando le feste nel Lazio, e perché da sempre associo il Natale a pigre giornate di torroncini e letture succulente rimandate da mesi. Avete presente, no, quei pomeriggi da passare sul divano, con un pigiamone comodo, un cappuccino con la schiuma e una copertina morbida, a divorare quel mattone di seicento pagine che prima non avevamo proprio trovato il tempo di finire? Ecco, per me il Natale è questo. E anche se molto di rado poi la fantasia corrisponde alla realtà, quel pigiamone comodo e quel cappuccino sono il sogno che mi fa tirare avanti nelle ultime, faticosissime, letargiche settimane di dicembre. E se pigiama deve essere, perché non un pigiama di Harry Potter? Che io sono un tantino fissata con la saga di J.K. Rowling ormai lo sanno tutti: nessuno si stupirà quindi quando confesserò che ho passato giorni interi a scegliere, tra decine di modelli, il mio pigiama ideale da potterhead patentata. Se dobbiamo tornare bambini, facciamolo bene, no?

  1. La sveglia ipertecnologica per snoozer incalliti

Vi ho appena confessato che passo metà dicembre a sognare di poltrire sul divano per tutte le feste. E sapete perché? Perché io sono pigra, pigrissima. E come tutti i pigri sono anche una snoozer, ovvero tutte le mattine metto la sveglia e poi la rimando mille volte prima di riuscire ad alzarmi. Il secondo regalo che mi piacerebbe ricevere è quindi una via di mezzo tra uno strumento di tortura e una possibile svolta esistenziale: si tratta di Ruggie, un tappeto scendiletto che è anche una sveglia. Dotato di sensori, Ruggie smette di suonare solo dopo che ci siete rimasti in piedi sopra per qualche secondo (minimo tre). Crudele, eh? Ma per noi freelance potrebbe rivelarsi preziosissimo. Non avere l’obbligo di presentarci in ufficio rende molto più difficile imporsi una routine, soprattutto se non esistono altri impegni (come bambini da portare a scuola o gatti che ci saltano in testa in cerca di croccantini) che ci costringono a uscire dal letto. E poi Ruggie vi aiuta a cominciare meglio la giornata con frasi di incitamento personalizzabili tipo: “Sarà una grande giornata!” “Daje!”. Ammettetelo, è meglio di un fidanzato.

  1. Un ritiro di yoga (o almeno un libro che ne parli!)

Lo ammetto, questa storia dello yoga mi ha preso un po’ la mano: ma una delle cose migliori di questo 2016 è stata proprio la mia (insperata) capacità di dedicare ogni giorno un po’ di tempo a me stessa, tra asana e meditazione, riconoscendo l’importanza di “centrarmi” quotidianamente e togliere tempo e spazio a ciò che mi stressa e mi soffoca. Ormai sogno quasi ogni notte di scapparmene in un ashram in India, a mangiare ceci al curry e sudare per un mese finché mi scopro purificata nell’anima e snodata nel corpo. Ma visto che sarà difficile, almeno mi piacerebbe ricevere un libro fotografico che ritrae alcuni dei migliori yoga retreats del mondo: è un volume della Taschen, che conosco e apprezzo sia da lettrice che da traduttrice, e mi permetterà, in quelle giornate grigie e spente in cui i doloretti da traduttore si fanno sentire, di sognare un futuro migliore per me e la mia cervicale.

  1. Haworth e il Brontë Parsonage Museum

Quest’anno la mia preferita delle sorelle Brontë, la rigorosa ma passionale Charlotte, è finita un po’ ovunque per via del celebratissimo bicentenario della sua nascita. Non stupisce che il trio delle combattive sorelle di Haworth illumini ancora il cammino di ogni donna (e ragazza) del mondo: Charlotte, Emily e Anne sono state femministe ante litteram, cresciute in un ambiente a dir poco ostile, nella desolata brughiera dello Yorkshire, con un fratello alcolizzato e un padre molto severo. L’ambiente era ostile, sì, ma bellissimo; Haworth, loro cittadina natale, sembra ancora oggi un luogo precluso ai babbani, perso nel tempo, immerso nella foschia: magnifico. Io ci sono stata, ma non sono mai entrata nel Brontë Parsonage Museum, ovvero il museo ricavato dalla vecchia canonica dove vivevano le tre scrittrici, e muoio dalla voglia di andarci. La Brontë Society, che lo gestisce, promuove iniziative costanti e interessantissime: ad esempio la mostra, che rimarrà attiva per tutto il 2017, degli oggetti di scena e dei costumi utilizzati sul set di To Walk Invisible, la miniserie della BBC dedicata alle sorelle più coraggiose della letteratura inglese.

  1. Book Riot Quarterly, l’abbonamento per booknerd

Lo conosciamo tutti il sito Book Riot, vero? E lo adoriamo. Io trovo magnifica questa sua iniziativa, che ricalca una modalità di acquisto molto diffusa negli USA ma la declina per booknerd all’ultimo stadio. In sostanza Book Riot Quarterly è un abbonamento a sottoscrizione che vi permette di ricevere, ogni tre mesi, uno scatolone pieno di delizie letterarie: tre titoli di fiction in inglese scelti da uno scrittore, una lettera originale, e poi gadget e accessori vari, sempre a tema libresco: tazze, magliette, taccuini, sciarpe… insomma, abbonarsi significa garantirsi la certezza che, ogni tre mesi, nella posta vi arriverà qualcosa che non sapete esattamente cosa sia ma che quasi sicuramente vi farà felici. Cosa chiedere di più da un regalo? Tra l’altro Book Riot Quarterly è solo una delle tante Literary Boxes rintracciabili in rete, quindi perché non dare un’occhiata anche alle altre? Direi che, se non ce la meritiamo noi traduttori, una cosa così non se la merita nessuno.

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