Ci siamo, oggi è la Giornata Mondiale del Libro, ricorrenza istituita a metà anni Novanta dall’Unesco. Perché proprio il 23 aprile? Beh, incidentalmente è l’anniversario della morte di tre grandi  della letteratura mondiale: William Shakespeare, Garcilaso de la Vega e Miguel de Cervantes. Ma nello specifico, l’idea si richiama a un’usanza spagnola che risale addirittura al Diciottesimo secolo. Il 23 aprile, infatti, a Barcellona, si celebra Sant Jordi, patrono della Catalogna: la tradizione vuole che gli uomini regalino rose alle donne e che le donne ricambino con un libro.

Anzi, proprio a questo proposito, visto che vi scriviamo da Torino, segnaliamo a quanti potessero partecipare l’iniziativa Portici di Carta per Sant Jordi, in corso oggi a Piazza Palazzo di Città dalle 10 alle 20, nell’ambito della manifestazione Torino che legge: 43 librerie per un evento imperdibile, che vedrà la piazza trasformarsi in una grande libreria a cielo aperto, dove acquistare un libro ricevendo in cambio una rosa, incontrare scrittori, assistere a performance (una capatina la faremo anche noi!).

Ci siamo a lungo interrogate, nelle nostre ultime riunioni, su cosa fare il 23 aprile, che messaggio mandare per far capire la passione viscerale che ci lega all’oggetto libro e alla lettura (e al lavorare nell’editoria, che comunque con tutta la crisi, le luci e le ombre i libri li produce), cosa scrivere che non fosse già stato detto e ridetto e rischiasse di risultare trito e ritrito. Poi, come spesso accade (vi abbiamo già detto che la nostra è una storia costellata di serendipity?), il caso ci ha risposto: ci è arrivato il post ospite – tondo, schietto, consapevole e però agguerrito – che avevamo chiesto a Marco, l’Obi-Wan Kenobi dei librai indipendenti, socio della romana Libreria Tra Le Righe: un luogo piccolo e incantevole, di quelli che piacciono a noi, culla di storie, passioni e idee, che il prossimo settembre compirà dieci anni. Lo traghettiamo a voi profondamente onorate di ospitarlo, sappiamo che custodirete le sue parole e ne farete tesoro.

Libreria Tra Le Righe

Libreria Tra Le Righe

 

Ho sempre subito il fascino delle librerie. Da collezionista di fumetti e fanatico di fantascienza ho passato buona parte del mio tempo libero tra scaffali pieni di carta. E quando mi è stato proposto di diventare socio di una libreria indipendente, ho colto al volo l’occasione. Inizialmente mi immaginavo su una comoda sedia, circondato da libri, magari con una pipa in bocca, a sfogliare un testo con interesse, in attesa di soddisfare le richieste del cliente che, con rispetto, mi avrebbe consultato come l’oracolo tra lui e la divinità della conoscenza. Ma quando ho cominciato a lavorare, mi sono ritrovato in un mondo frenetico, nel quale non avrei avuto il tempo di fumare la pipa o oracolare un bel niente. Perché le cose da fare erano tantissime, le scadenze impellenti e “il Nulla” era pronto a cancellarci da un momento all’altro. Avevo sempre visto solo un aspetto di questo mondo, ma ormai era troppo tardi, e non potevo più tornare indietro. Poi, appena cominciato a prenderci gusto, è scoppiata la crisi. E per sopravvivere alla crisi devi superare il concetto di impossibile. Io in passato ho fatto tanti lavori, ma in nessun luogo sono riuscito a sentirmi come tra i quotidiani scaffali della Libreria Tra Le Righe, dove ho scoperto cose che sfatano ogni luogo comune legato all’archetipo del “topo di biblioteca”.

Per capirci bene, il libraio si muove molto. Svuotando e riempiendo scatoloni pesantissimi si tiene in forma e risparmia sulla palestra. Ordinando gli scaffali, fotografando mentalmente la posizione dei titoli, allena la memoria e aguzza la vista. L’esposizione prolungata alla polvere lo aiuta a tenere alte le difese immunitarie. E lavorando a contatto col pubblico è stimolato ad essere presentabile. Tutte cose che forgiano la tempra necessaria a combattere ogni giorno la propria battaglia per una vita dignitosa, e in qualche modo utile alla comunità.

Per come la vedo io, dopo sei anni che faccio questo lavoro, il libraio indipendente oggi si trova a combattere come un partigiano della cultura una guerra che non ha voluto, ma nella quale deve battersi fino all’ultimo, non solo per sopravvivere, perché il nemico non fa prigionieri, ma soprattutto per quella folle vocazione che ti spinge ad andare avanti per senso di giustizia, perché senza quello spazio, il tuo spazio, verrebbe meno ancora un altro baluardo contro l’appiattimento del nostro futuro, e di quello dei nostri figli.

La libreria indipendente infatti è il luogo in cui si formano i lettori, dove i bambini vanno per scegliere quello che li colpisce, che li intriga, che li lega visceralmente e per sempre alle pagine di carta, sotto una guida esperta. E quindi per i bambini si ha sempre un occhio di riguardo. Il libraio indipendente, oltre che consigliere, è quindi animatore, coordinatore, trasformista e mentore di letture, feste e laboratori per l’infanzia. Tutte cose che aiutano a restare giovani dentro, e a spostare di parecchio il proprio concetto di dignità. E questo è solo uno dei ruoli che si interpreta facendo il libraio al tempo della crisi.

Per difendere quotidianamente l’avamposto infatti, senza rendersene conto si diventa un Transformer. Oggi non basta più mimetizzarsi, bisogna proprio sapersi tramutare in base all’esigenza, e farsi spuntare un carapace se necessario, come in un film anni Ottanta. Infatti di solito i librai indipendenti sono dei nerd. E quindi, in un folle delirio di personalità, alimentato anche dalla infinita dose di storie che si leggono continuamente, il libraio diventa lo spavaldo capitano di una nave che si muove tra le alte onde mosse dalle petroliere dell’industria editoriale, sognando a occhi aperti che quell’antica interfaccia che è il libro non venga del tutto sostituita dal nuovo che avanza, per quel bisogno intrinseco che ha di stare a contatto con il suo mare di carta, l’inchiostro salato, il fruscio delle pagine gonfiate dal vento. Tutti elementi senza i quali la lettura, menomata, diventa un’altra cosa.

Tra i nemici di questo lavoro ci sono i ritmi assurdi in cui rincorriamo la vita, quel modo di stare connessi che ci rende raggiungibili in ogni momento da telefonate, sms, social network, siti di informazione, cinguettii, aggiornamenti, foto di polli arrosto e tutto il resto. Tutta roba che risucchia il nostro tempo, assottigliando la qualità di quello libero, e abbassando il livello di attenzione, e non lo dice un luddista, ma un appassionato di fantascienza, che dai primordi dei 4 bit smanetta con i videogiochi.

È quindi con sdegno che osservo tutti quei giocatori di Ruzzle o Candy Crush che vedo sugli autobus, legioni di falangi appartenenti a umani distanti tra loro anche mezzo secolo che, invece di alimentare il sano conflitto generazionale dei mezzi pubblici, in cui gli impertinenti mocciosi non cedono il posto agli anziani brontoloni, non tolgono mai lo sguardo da quello schermetto, senza mai sbirciare il mondo dal finestrino, e lontani ormai anni luce anche solo dall’idea di portarsi appresso un libro. Il libraio indipendente si aggira quindi con telefonini che servono solo per telefonare, che vengono sfoggiati con orgoglio, come a voler riportare in auge il significato latino del memento mori, ma in ottica letteraria.

Per cercare quindi di resistere nel lungo periodo, in un mondo dove gli smartphone fanno più vittime di un Terminator, il libraio ha bisogno di costruire un rapporto personale col cliente, selezionando con criterio le novità migliori da consigliare in base al gusto specifico di ogni lettore, divenendo quindi una sorta di personal trainer che aiuta, come l’istruttore in palestra, a sfruttare al meglio il tempo che si ha per tenere allenato il cervello. Ovviamente questo ruolo ha delle responsabilità, e un consiglio sbagliato può avere delle conseguenze. Un cliente mal consigliato difficilmente accetterà un’altra delusione.

C’è poi la questione più spinosa, quella che vede il libraio indipendente vestire i paramenti dell’esorcista che combatte contro il demone dello svilimento del prodotto stesso. Il libro infatti, venduto scontato in edicola, nei supermercati, agli autogrill, nelle grandi catene, comprese quelle che vendono lavatrici, è divenuto un prodotto per il quale si pensa che il prezzo imposto sia naturalmente suscettibile di riduzione, e così ci si sente chiedere continuamente “lo sconto”, come se fosse dovuto. Io non ho mai chiesto lo sconto all’edicolante, o al macellaio, o al tabaccaio, o dal fornaio. Invece per il libro ormai lo sconto è dovuto, compreso nel prezzo, assicurato. Anche quando non è così. Il libraio indipendente è quindi anche un rieducatore nel rapporto tra l’uomo e la dignità del libro, non tanto per una mera questione di giustizia, ma soprattutto perché è la formica che campa con le briciole della filiera del libro. E così finisce per avere sempre la pancia mezza vuota, ma il vantaggio è che i librai sono sempre magri (la birra gonfia, non ingrassa), e diventano anche bravi a cucinare, visto che oggi spesso si trovano i bistrot nelle librerie. E così il libraio indipendente diventa anche cuoco, per completare un servizio che fa diventare il suo spazio un luogo di ristoro per il corpo, oltre che per la mente. Nella speranza che la passione per la lettura possa sostenere il sogno di continuare a svolgere il lavoro più bello del mondo.

 

Ma si può sapere chi sei?

marco_mogetta

Marco Mogetta, scrittore, giornalista, cuoco e libraio. Volevo fare cinema, ma non ero abbastanza raccomandato, ho provato a fare i cartoni animati, ma mi sono fidato delle persone sbagliate. Coi fumetti ancora ci provo, e nel frattempo ho scritto un romanzo. Mi tolgo le mie soddisfazioni contribuendo alla gestione della Libreria tra le Righe di Roma, uno spazio dell’anima, lacerato dai conflitti del presente, ma tenace e vivo, che a settembre festeggerà i suoi dieci anni di vita. Sogno un mondo in cui la gente riesca a credere che ho coperto il prezzo senza bisogno che mi venga ricordato ogni volta, e di girare un film di fantascienza senza effetti speciali.

Credits: La foto del post è di Matthew ed è protetta da licenza Creative Commons.

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