Anche per gli irriducibili arriva il tempo di una giusta pausa rigenerante: con fine luglio doppioverso va in vacanza. Ci rivedremo qui sul blog a fine agosto (con tante novità, millemila progetti e idee bollono in pentola, stay tuned!) ma nel frattempo continueremo a leggerci su Facebook e Twitter. Di liste e compiti per le vacanze/non vacanze da freelance in queste settimane fiorisce la Rete, e avremmo voluto farne una anche noi ma non avrebbe forse aggiunto nulla a quelle di cui già pullula il web. Da brave “piratesse bambine” abbiamo quindi deciso di lasciarvi più che altro con un messaggio in bottiglia.

Sono incappata qualche giorno fa online nel video di una performance del campione di mountain bike Brandon Semenuk: un piano sequenza di quattro minuti, in cui Semenuk volteggia in bici per un canyon di un verde indescrivibile, con una fluidità e una naturalezza assolutamente ipnotiche. Direte: eh… e quindi? E quindi mi è venuto da pensare a come esista, per ciascuno di noi, una dimensione in cui ci si trova completamente a proprio agio, un qualcosa che ci fa star bene, e che è – fondamentalmente – “il nostro”: che si tratti di sfidare le leggi della gravità in bici o di un’attività all’apparenza più banale (come lo scrivere, o il tradurre, o il giocare con le parole, per esempio), ognuno di noi ha un talento. Tutto sta a scoprire qual è.

Una persona che stimo moltissimo, probabilmente la più brillante che io abbia mai conosciuto nel corso delle mie eterogenee e schizofreniche esperienze professionali, e alla quale devo la maggior parte delle cose che so, mi ha detto un giorno che secondo lei il segreto per essere pienamente soddisfatti, sia nel lavoro che nella vita, è capire che l’eccellenza non sta nel cosa, ma nel come. Perciò se hai talento, per dire, nell’allacciare le scarpe, non puoi sfuggire: dovrai concentrarti su quello, coltivarlo, e se lo farai con passione e rispetto alla fine diventerai un’eccellenza nell’allacciare le scarpe, e anche gli indigeni nella foresta – che le scarpe non le portano – ti chiameranno per farsele allacciare.

Un po’ come Trilli, avete presente? Nella Radura Incantata, ogni fata nasce già con un talento: ci sono le Fate dei Fiori, quelle degli Animali, quelle della Luce, quelle del Volo Veloce e i Tuttofare. La fatina appena nata è sola al centro di un cerchio magico di sassi, su ciascuno dei quali è poggiato il simbolo di un talento. Li tocca a uno a uno e quello che corrisponde al suo “dono” si illumina. Trilli è una Tuttofare, vale a dire che saprà costruire e aggiustare ogni cosa, ma per qualche motivo si convince che il suo talento sia inferiore a quello delle altre fate e fa di tutto per cambiarlo, con esiti disastrosi. Finché capisce che non è così, che può trasformarlo in qualcosa di magico e beh, da lì… non so, se sapete farmi un esempio di scalata e affermazione professionale più calzante di Trilli, accomodatevi.

Ecco, prima di lasciarvi con il bellissimo video di Semenuk che vi dicevo (è una droga, vi avverto: io non riesco a staccarmene da tre giorni), l’augurio che noi di doppioverso vi e ci facciamo, prima dell’estate, è questo: che riusciamo a scoprire ciascuno il proprio talento, a coltivarlo e a farne qualcosa di sensazionale.

 

 

 

Credits: L’immagine del post è di Lotus Carroll ed è protetta da licenza Creative Commons.

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