Io e Chiara, come tutti, abbiamo dei segreti. Degli scheletri nell’armadio, se vogliamo, delle cose che un po’ ci imbarazzano, che non raccontiamo troppo in giro, che in una qualche nebbiosa giornata d’inverno, sedute sul retro di un bar torinese con due bicerin ormai tiepidi davanti, ci siamo giurate (bisbigliando con fare cospiratorio, le mani guantate dell’una strette in quelle dell’altra) di non rivelare in giro, per non correre il rischio di essere prese per pazze.
Uno di questi segreti è che prima di avviare il sito di doppioverso noi abbiamo raccolto del materiale.

E capirai, che segreto! Direte voi.

No. Non capite. Noi non abbiamo raccolto qualche articolo per informarci, per farci un’idea, per scoprire “i dieci segreti dei blogger di successo”. Noi abbiamo spulciato Internet per settimane, cliccato su ogni link possibile, salvato una quantità di PDF, tutorial su YouTube, articoli, post, ritagli di giornale, idee, suggerimenti, ebook, brochure, fotocopie, statistiche, fogli di lavoro, presentazioni in Power Point, che stampati e raccolti in un unico luogo occuperebbero per intero la British Library. Tutta roba utile, per carità. Ma sovrabbondante, inaffrontabile, da manicomio.

I motivi di questo nostro comportamento vagamente compulsivo sono fondamentalmente due: il primo è che siamo chiaramente affette da ansia da prestazione patologica, ma per quello ci siamo messe l’anima in pace e via, facciamo finta di niente. Il secondo è che non avevamo nessuno che rispondesse a una domanda semplice quanto essenziale, e ci siamo dovute trovare una risposta da sole, scavando nella rete come un ergastolano che si faccia strada verso la libertà rosicchiando calcinacci dal muro con un cucchiaio. E la domanda era la seguente: se ho capito perché voglio aprire un sito e in quale direzione lanciarlo, e ho anche già individuato nome, nicchia di riferimento, elementi di originalità (e se voi questi passaggi ancora non li avete fatti rileggete i due post di Chiara sulle ragioni per cui un sito personale vi cambierà la vita e su come definire la propria identità in rete), come procedo? Quali sono, concretamente, gli strumenti di cui mi avvalgo per cominciare a lavorare? Quale piattaforma è preferibile tra Blogger e WordPress? Dove trovo le fotografie che vorrei usare per i miei post? Come risolvo la mia secolare avversione per la tecnologia? Come si elaborano le immagini senza essere grafici esperti?

Quali sono, insomma, quei sei o sette incantesimi imparati i quali anche una tecnofobica come me può procedere in autonomia e avere un sito che non sembri uscito da un incubo adolescenziale del 1996?

Visto che, a forza di studiare PDF, tutorial su YouTube, articoli, post, ritagli di giornale, idee, suggerimenti, ebook, brochure, fotocopie, statistiche, fogli di lavoro, presentazioni in Power Point, alla fine una mezza idea ce la siamo fatta, cercheremo in questo post di darvi qualche dritta. Ovviamente si tratta di indicazioni di massima, perché lo spazio è tiranno (lo sapete che oltre una certa lunghezza i post diventano molesti, no? E noi non vogliamo certo diventare moleste) e perché queste cose, semplicemente, hanno funzionato per noi. E questo non significa automaticamente che funzioneranno per tutti. Non pretendiamo di avere la proposta su misura per ciascuno; ma, se non altro, cercheremo di aiutarvi a disegnare una mappa con cui salpare alla ricerca del vostro tesoro.

1) Tutto nasce dall’idea: usa un Business Model Canvas e le potenzialità di Evernote per raccogliere e convogliare spunti e ispirazioni.

Il primo punto da cui si parte quando si decide di aprire un sito/blog, come abbiamo già detto, è l’idea: ovvero, dovreste porvi qualche domanda sul perché volete aprire un sito/blog, sul target a cui volete rivolgervi (potenziali committenti? Colleghi? Amici e parenti?), sui risultati che volete ottenere (volete più visibilità? Più soldi? Migliorare le vostre capacità di scrittura?); i due post di Chiara a cui abbiamo accennato cercano di indirizzarvi nel rispondere proprio a questi interrogativi.

In questa fase embrionale in cui la confusione regna sovrana, a noi sono risultati molto utili due strumenti che ogni freelance dovrebbe conoscere.

Uno è il Business Model Canvas, magari nella variante Personal Branding Canvas: secondo la definizione data da Wikipedia, il  Business Model Canvas serve “a sviluppare nuovi modelli di business o formalizzare quelli esistenti. Si tratta di uno schema grafico dove sintetizzare visivamente come un’impresa crea valore, le risorse e attività necessarie, i segmenti di clienti, e gli aspetti economico-finanziari. È utile alle imprese per definire la modalità di gestione, selezionandola tra tutte le possibili alternative.”
In sostanza è una rappresentazione visuale del sistema aziendale diviso in nove blocchi, ciascuno dei quali descrive un elemento chiave dell’attività dell’impresa (clienti, partner, risorse…).
Mentre riempite ciascuno dei nove spazi, l’impresa prende forma sotto i vostri occhi, e la vostra idea viene organizzata in un modo semplice e immediato. Nella variante relativa al personal branding, le domande a cui siete invitati a rispondere per arricchire lo schema suonano più o meno: Cosa fai? Chi sei? Quali conoscenze puoi offrire? A chi devono arrivare? E così via. Compilate ogni campo riflettendoci attentamente e avrete uno scheletro di sito/blog praticamente pronto per accogliere contenuti.

Un secondo strumento utile in questa prima fase è a mio parere Evernote, un database virtuale scaricabile sia su PC che come app su smartphone. Non solo Evernote consente di raccogliere elementi vari in un unico luogo, ma si avvale di tre funzionalità che lo rendono davvero straordinario: consente infatti di creare note ex novo (sotto forma di documenti scritti, note vocali, oppure caricando video o immagini), caricare file e documenti dal computer (e anche salvare i PDF, articoli online, screenshot direttamente da browser) e, infine, organizzare tutte le note in taccuini, e i taccuini in stack (in un sistema stile matrioska dove ogni cosa ha il suo posto; ottimo per i maniaci dell’ordine). Tutto ciò che vi serve da ispirazione per dare forma al vostro sito, insomma, può essere facilmente sistematizzato in un unico luogo, senza convertire documenti, cambiare formati, o comunque perdere tempo.
Last but not least: i taccuini di Evernote sono condivisibili (quindi se gestite il sito in due, come me e Chiara, ciò che uno dei due utenti aggiunge in un taccuino condiviso sarà visibile anche all’altro), e se scaricato su più device Evernote si sincronizza automaticamente, quindi se salvate un articolo da Internet sul PC potreste leggerlo più avanti direttamente dallo smartphone, senza disturbarvi a trasferirlo.

2) Scegli la piattaforma giusta (un indizio per sapere dove cercare: il mondo senza WordPress sarebbe molto più grigio)

Il secondo problema da porsi per procedere con l’avvio di un sito è quale piattaforma utilizzare, ovvero come costruire il sito offrendo agli utenti un’esperienza  gradevole e user friendly senza necessariamente rivolgersi a un esperto. Se gli scopi del vostro sito non sono commerciali, e se l’intento è semplicemente quello di affacciarvi sul mondo del web con un po’ di sano personal branding, aprire un sito su WordPress (piattaforma di editoria personale facile da usare, gratuita, intuitiva) potrebbe essere la soluzione migliore.

Al di là del fatto che la geek della coppia doppioverso è Chiara, ed è quindi lei che si occupa dei dettagli tecnici, a noi WordPress piace molto. Ci piace soprattutto perché, come spiega  l’esperto di tecnologie Salvatore Aranzulla, una volta configurato il sito/blog (e anche questa è un’operazione abbastanza semplice, per aiutarvi nella quale, se ne aveste bisogno, esistono decine di tutorial in rete, rintracciabili semplicemente digitando sulla barra di ricerca di Google “aprire un sito con WordPress”), la gestione è semplicissima.

“Il resto” dice infatti Aranzulla, “è quasi inutile spiegarlo: accedi al pannello di gestione del tuo blog, seleziona la scheda Il mio sito in alto a sinistra e troverai, in bella mostra, i pulsanti per personalizzare il tuo sito e iniziare il tuo primo articolo.
Tramite la schermata di personalizzazione potrai cambiare colori, sfondo e titolo del sito; aggiungere nuovi widget alla sua barra laterale e scegliere se utilizzare una home page statica o pubblicare automaticamente in prima pagina tutti gli ultimi post realizzati. L’editor per la realizzazione degli articoli è super-intuitivo: se hai usato Word almeno una volta in vita tua, lo saprai usare di sicuro!”

3) L’immagine è tutto: come Canva, Flickr, Plixs e Unsplash ti aiuteranno a liberare il creativo che è in te

Non si può, di questi tempi, immaginare un sito (o un blog) che prescinda completamente da una componente visiva. Quando l’idea di doppioverso è nata io e Chiara lo avevamo ben presente, e questo era forse l’aspetto che ci preoccupava di più. Abituate a giocare con le parole, reduci da anni e anni di Splinder, con un oscuro passato di smanettatrici in HTML, non ci sembrava difficile gestire un blog. Ma le immagini… quella era tutta un’altra storia. Ci avremmo provato, certo, a integrarle col nostro nuovo strumento di comunicazione, ma chissà con quali risultati.

Col senno di poi, io sono soddisfatta: sarà perché fino a poco tempo fa mi piaceva dire che “se esistesse un Illustrator o un Photoshop per  stupidi avrei fatto il grafico”, ma dell’aspetto visivo di doppioverso ho iniziato, abbastanza naturalmente, a occuparmi io (Chiara, del resto, era occupata con SEO, widget, tags e altre cose per me incomprensibili). E devo confessare che, una volta scoperto che qualche generoso nerd aveva creato DAVVERO un Illustrator per stupidi (vedi sotto), ho cominciato a prenderci gusto. Parecchio. Il tipo di gusto che ti tiene lontano dal lavoro “vero” per aggiustare “solo un altro piccolo dettaglio” o per “ridimensionare appena quella foto” o per “provare ancora un altro font e poi basta”. Cose innocue, per carità, ma addictive, direbbero gli inglesi.
I miei strumenti del cuore in questo senso sono quattro.

I primi tre si chiamano Flickr, Plixs e Unsplash, straordinari database fotografici che offrono immagini ad alta risoluzione da utilizzare a piacimento. Come molti di voi sapranno, i diritti di paternità intellettuale delle fotografie (e quindi anche quelli di sfruttamento economico, nonché l’autorizzazione a modificare/tagliare quelle immagini) appartengono in via esclusiva ai fotografi che le hanno realizzate. Ed è importantissimo ricordarsene e non approfittare di opere che non siamo autorizzati a sfruttare per i nostri scopi, cercando magari un’immagine su Google e inserendola arbitrariamente in un nostro post. Molti lo fanno senza pensarci: ma non va bene comunque.
Ci sono, per nostra fortuna, alcuni fotografi molto generosi che mettono a disposizione le immagini da loro realizzate a titolo gratuito, permettendo a chiunque di scaricarle.
In alcuni casi le fotografie sono concesse in licenza Creative Commons, ovvero possono essere modificate e usate in vari modi, previa comunque l’attribuzione (ovvero il riconoscimento esplicito del nome dell’autore). È ad esempio la politica di Flickr, sito sul quale un menu a tendina vi permette di effettuare una ricerca limitata al tipo di licenza che vi interessa.
In altri contenitori invece, come appunto Plixs o Unsplash (ma ce ne sono molti simili), le foto vengono concesse agli utenti senza alcuna limitazione: potrete quindi scaricarle, tagliarle, modificarle e postarle senza nemmeno indicare l’autore.

Infine, l’ultimo strumento di cui servirvi per rendere il vostro sito professionale al massimo grado è il mio preferito, un personalissimo Santo Graal, il già citato Illustrator per stupidi: ovvero Canva. Beatrina Incorporella, esperta di varie cose nel mondo digitale che dice la sua sul bel sito collettivo C+B e si racconta con queste parole: “mi occupo di libri, coaching, scrittura e social media, in ordine sparso e con grande amore e passione”, così riassume ciò che Canva può offrirvi: “Quando, anni fa, ho iniziato a smanettare con Photoshop da autodidatta, beatamente ignorante e impaziente, avrei dato un rene per una cosa come Canva. Perché, a dirla tutta, la mia ambizione non è mai stata fare la grafica, ma avevo bisogno di creare, per lavoro e per piacere, grafichette accattivanti e locandine che non sembrassero proprio uscite da un ufficio parrocchiale della Valvaraita.
Canva unisce tutta una serie di funzioni tipiche dei programmi di grafica, semplificate al massimo, ad una serie di layouts già pronti da usare, tutti, in media, piuttosto carini e funzionali. Dimenticate i gattini: Canva è la risposta giusta per tutte noi che vogliamo sembrare stilose e abbiamo bisogno di nascondere il nostro cuore trash sotto una patina di minimalismo chic.”

Nascondere il nostro cuore trash sotto una patina di minimalismo chic: il segreto del successo per ogni blogger/smenettatore alle prime armi. Perché una cosa è vera, e bisogna sempre ricordarsela. Con gli strumenti giusti, tutto diventa fattibile. O, come diceva Archimede, a volte basta una leva per sollevare un mondo.

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