In un libro Lonely Planet su cui ho lavorato di recente c’è un intero capitolo dedicato al nomadismo digitale, ovvero alla libertà, di cui godrebbero tutti i freelance, di lavorare da ogni angolo del mondo. Noi traduttori facciamo parte di questa grande famiglia di e-worker o, secondo un neologismo creato proprio dagli autori Lonely Planet, “backhacker”; possiamo cioè volare su una spiaggia messicana, rifugiarci in una mansarda parigina,  chiuderci in un cottage irlandese: purché ci sia un portatile e una connessione a Internet, il nostro ufficio è pronto da usare.

Ma è proprio vero? E chi ha, detto tra noi, la possibilità di pagarsi un mese di mansarde parigine o due di spiagge messicane? Daniela, collega che lavora già da un po’ come traduttrice editoriale e interprete dal polacco e dal tedesco, ci ha chiesto chiarimenti a questo proposito:

Di recente mi è capitato di leggere un’intervista a una traduttrice (piuttosto famosa) che lavora con importanti case editrici italiane. La collega in questione raccontava di aver passato diverse settimane in una “residenza per traduttori” immersa nel verde delle campagne gallesi, dove ha goduto di vitto e alloggio gratuiti e si è dovuta preoccupare solo di tradurre. Dal poco che ho capito dovrebbe esserci arrivata attraverso una qualche selezione, o forse ha ottenuto una borsa di studio, ma la domanda che da allora mi ronza in testa è: cos’è una “residenza per traduttori”? Come si viene ammessi? Bisogna pagare per andarci? E chi può fare domanda? Insomma, se c’è la possibilità di lavorare in posti che non siano il salotto di casa mia e se posso farlo senza svenarmi come farei andando in vacanza, mi dite a chi devo chiedere?

Cara Daniela, andiamo con ordine e partiamo dalle basi.

Le cosiddette residenze per traduttori sono strutture (per la maggior parte appoggiate a enti no profit o associazioni culturali) distribuite in tutta Europa e votate a garantire ai traduttori un ambiente di lavoro ottimale, seppure temporaneo. Non diversamente dalle residenze per scrittori diffuse in America (nel suo bel libro Dove la terra finisce lo scrittore Michael Cunningham attribuisce proprio al soggiorno giovanile presso il Fine Arts Work Center di Provincetown il suo amore duraturo per Cape Cod e per la scrittura), questi centri vogliono sollevare i traduttori delle incombenze quotidiane, consentendo loro di concentrarsi esclusivamente sul lavoro. Si tratta spesso di luoghi bellissimi, tranquilli e silenziosi, dove gli unici residenti sono altri traduttori (o scrittori o artisti di varia natura), e dove tutto ciò che serve per lavorare è a carico della struttura stessa (dalla connessione a Internet a biblioteche fornitissime).

Ma come funzionano queste residenze? Come vi si accede?

I tempi

I soggiorni offerti hanno una durata variabile che va da una settimana a un anno. Le formule più comuni, e le richieste più frequenti dei traduttori stessi, prevedono però soggiorni che vanno dalle tre settimane ai due mesi, non necessariamente sufficienti per portare a termine la traduzione di un intero libro ma di sicuro perfetti per ritrovare ritmo e serenità.

I costi

Viene però da chiedersi, vista questa presentazione che ha dell’idilliaco, se alloggiare in questi centri abbia un costo. Oppure si gode, una volta selezionati, di rimborsi totali? È veramente possibile rilassarsi per quattro mesi su un’isola danese senza sganciare un euro?

Anche qui, dipende dalla struttura. Nella maggior parte dei casi il centro offre vitto e alloggio gratuiti, a volte in cambio di una minima partecipazione alla vita comunitaria (preparare i pasti o occuparsi di piccole incombenze come riordinare la biblioteca); non capita spesso ma alcune strutture chiedono il pagamento di un contributo spese, che va dai 15 ai 70 euro a settimana (con rare eccezioni di 200-300 euro). Di solito, però, quando questo avviene esiste la possibilità di richiedere una borsa di studio a copertura totale delle spese: non toccherà a tutti i residenti, ma qualche fortunato potrebbe non pagare nulla.

Infine, esiste una terza, allettante possibilità: poiché molti di questi soggiorni sono immaginati come vere e proprie borse di studio internazionali, diverse residenze offrono al traduttore un compenso, o per meglio dire un contributo spese, una diaria, che va da poche decine di euro a settimana a, in rari casi, ben mille euro al mese. Insomma, oltre a godervi ottimi pasti e ore di lavoro ininterrotto, potreste anche essere retribuiti.

I luoghi

Ottime notizie, dunque: ma dove si trovano questi paradisi? Quanti sono? E soprattutto, accolgono solo i traduttori che lavorano con la lingua del paese in cui sono situati? Cioè, se traduciamo dal francese possiamo andarcene solo in Francia?

Le residenze sono moltissime, sebbene non se ne parli molto, anche perché spesso i traduttori hanno la possibilità di soggiornare non solo presso strutture dedicate, ma anche realtà che normalmente accolgono scrittori e artisti in genere. Diciamo che quelle analizzate per la stesura di questo post (di cui forniremo un elenco tutt’altro che esaustivo) sono un po’ ovunque in Europa: Irlanda, Scozia e Galles per chi lavora con l’inglese; Germania e Svizzera per chi lavora col tedesco; Francia e Belgio per chi traduce dal francese, Svezia per i traduttori che lavorano con le lingue scandinave; e poi ancora Spagna, Italia, Grecia…

Ha probabilmente più senso chiedere di essere ammessi in una delle strutture del paese la cui lingua è la vostra lingua di lavoro, sia per motivi pratici (lavorerete gomito a gomito con traduttori che usano quella stessa lingua e potranno aiutarvi a sciogliere dubbi e ad approfondire temi specifici, oltre ad avere la possibilità, spesso offerta dalle residenze stesse, di incontrare l’autore del libro su cui lavorate) che economici: infatti, molte strutture riservano un trattamento di favore (con contributi o esenzione dai pagamenti) ai traduttori che promuovono la cultura del loro paese.

Ma nulla vi impedisce, naturalmente, di fare domanda per soggiornare in Belgio mentre traducete un saggio dal tedesco: la maggior parte delle residenze accetta traduttori che lavorano con qualsiasi combinazione linguistica.

L’ammissione

Avete fatto le vostre ricerche e avete deciso dove vorreste soggiornare: cosa dovete fare per essere ammessi? Nella maggior parte dei casi, inviare semplicemente una lettera di presentazione e un CV. A volte invece, specie quando state richiedendo anche un contributo economico, dovrete allegare anche il contratto di traduzione relativo al libro su cui avete intenzione di lavorare durante il soggiorno, una prova di traduzione, e i documenti che dimostrano che l’editore con cui avete firmato ha effettivamente acquisito i diritti di traduzione per quel titolo specifico.

Molte strutture hanno deadline precise per presentare la richiesta (ad esempio tre volte l’anno, nei mesi di febbraio, giugno e ottobre per la Maison des auteurs); altre, come il Collège International des Traducteurs Littéraires di Arles, si limitano a suggerire di presentare la domanda con almeno tre mesi di anticipo sulle date preferite.

Gli altri residenti

Come ogni altro aspetto analizzato finora, anche il numero dei traduttori ammessi varia a seconda dei casi: alcune residenze hanno 10 o 12 stanze, altre una singola in cui ospitano un unico, fortunatissimo (e solitario) collega. In sostanza, che abbiate l’anima esuberante di un PR o le classiche paturnie asociali da traduttore introverso, cercando con un po’ d’attenzione troverete senza dubbio ciò che fa per voi.

E se invece avete paura che andandovene per settimane vi mancherebbe troppo qualcuno? Niente paura, alcune residenze permettono di portare con sé un ospite, anche se non è un collega traduttore ma solo vostro marito: pagando una quota per il vitto e l’alloggio dell’ospite, potrete concedervi la vacanza-lavoro perfetta senza rinunciare alla compagnia ideale.

Di sicuro vale la pena dare un’occhiata all’elenco di residenze (come già accennato, tutt’altro che completo e in ordine rigorosamente sparso) che vi indichiamo qui di seguito: se è vero, come ha scritto la collega Federica Aceto qualche anno fa dopo un’esperienza di traduzione nel Tyron Guthrie Centre, in Irlanda, che “l’habitat naurale del traduttore è una casa immersa nel verde, possibilmente provvista di ottimi cuochi ed efficienti camerieri che ti permettono di non pensare ad altro se non al testo che hai davanti e a come meglio renderlo nella tua lingua”, allora ciascuno di noi traduttori ha diritto di provare, almeno una volta nella vita, l’esperienza di trovarsi nel proprio personalissimo paradiso professionale.

Buona caccia!

Dipende, almeno per l’erogazione delle borse di studio, dal Centre national du livre, e offre soggiorni che vanno da due mesi a un anno a un massimo di 25 residenti. Qualora non otteneste una borsa di studio, il soggiorno vi costerà 150 euro l’anno più le spese di luce e gas.

Offre tre diverse fasce di borse di studio e soggiorni che vanno dai 15 giorni ai due mesi. I traduttori che lavorano con lo spagnolo, il catalano, il basco o il galiziano hanno la precedenza sugli altri.

Bellissima residenza ospitata in un edificio storico immerso nel verde, propone soggiorni che vanno da una settimana a un mese in cambio di aiuto pratico nella gestione della casa. Oltre ai traduttori, vi troverete anche scrittori e artisti provenienti da tutta Europa.

Oltre ad accogliere traduttori di tutto il mondo (per periodi che vanno da 15 giorni a un mese e mezzo) in un magnifico edificio circondato da un grande parco, questa struttura organizza seminari, incontri, conferenze. Accoglie anche ospiti paganti che accompagnino i residenti, e garantisce una diaria ai traduttori che lavorano su testi di autori belgi.

  • ENKEMEL, House of Literature, Paros, Grecia

Il greco ENKEMEL ospita traduttori sull’isola di Paros in cambio di un contributo spese. Si può soggiornare nella struttura per un massimo di tre mesi, e possono fare domanda sia traduttori che scrittori.

Nato nel 1999 per contribuire alla diffusione e alla promozione della letteratura slovena, questo centro offre soggiorni di durata variabile a traduttori e scrittori, garantendo vitto e alloggio gratuiti ai residenti e organizzando iniziative culturali di vario genere.

Immersa in un bellissimo parco, questa struttura accoglie fino a quattro persone (i partner, le famiglie e gli animali domestici dei residenti sono i benvenuti) per un massimo di tre mesi. Dispone di una biblioteca fornitissima e di una sauna.

Situata sulla spettacolare costa del Mar Baltico, questa residenza accoglie traduttori di tutta Europa in un edificio da poco restaurato per soggiorni di massimo un mese. I residenti collaborano spesso con l’organizzazione delle attività culturali promosse dal centro e non hanno spese di vitto o alloggio.

Come per la Maison des auteurs di Angoulême, il soggiorno in questa residenza è subordinato all’assegnazione di una borsa di studio del CNL. Interessante notare che questo centro ospita (per periodi che vanno da una settimana a due mesi) non solo traduttori e scrittori ma anche ricercatori e linguisti.

Questa residenza è tra le più grandi d’Europa, ospita fino a 29 residenti (da due settimane a tre mesi) e vanta un gigantesca biblioteca. I traduttori ammessi pagano un contributo spese settimanale di 20 euro e i criteri per entrare sono più stringenti che altrove: bisogna aver tradotto almeno due libri.

Questa casa per traduttori ha aperto i battenti nel 2005, e offre la possibilità di soggiorni di lavoro di durata variabile da una settimana a tre mesi, oltre a organizzare seminari e laboratori per traduttori anche in italiano. I 15 euro di contributo settimanale non coprono le spese per il vitto, il telefono, l’utilizzo delle stampanti.

Credevate che noi italiani fossimo rimasti indietro rispetto al resto d’Europa? Macché, anche noi abbiamo la nostra casa delle traduzioni; si trova al centro di Roma, organizza eventi di formazione e ospita traduttori stranieri che stiano lavorando su libri di autori italiani per un periodo che va dai 15 giorni al mese e mezzo in cambio di un piccolo contributo spese.

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