Ahahah, già vi vedo, che cliccate sul titolo di questo post schiumando bava come un’orda di cani rabbiosi. “Hai capito, questa? Parla di freelance, traduzione, bottega, massimi sistemi e poi… tiè, ecco qua, traduce pure gratis, eccola beccata col sorcio in bocca e per di più talmente sciocca da confessarlo sul blog! Ah ah, lo dicevo io!”

Invece no: ci siete cascati anche stavolta, era uno specchietto per le allodole. Perché sì, io traduco anche gratis, ma il tradurre gratis di cui voglio parlarvi in questo post non si riferisce a quelle patetiche situazioni (ahimè, parecchio diffuse nel nostro settore) in cui alcuni si lasciano convincere, il più delle volte con pochissimo sforzo da parte del committente, a lavorare per un tozzo di pane o per un pugno di mosche pur di vedersi citati in copertina (che poi… in copertina, ma quando mai? Tutt’al più sul frontespizio, se va bene, visto che chi sminuisce a tal punto il lavoro del traduttore da pensare di poterlo pagare NIENTE di certo non gliene renderà merito dando visibilità al suo nome).

Sto parlando piuttosto di un circuito purtroppo spesso sottovalutato e trascurato da noi traduttori professionisti, e che io invece amo moltissimo pur non potendomici dedicare quanto vorrei: quello delle traduzioni volontarie per il no-profit.

In verità, navigando in Rete alla ricerca di dati aggiornati per scrivere questo post, ho notato con sorpresa zigzagando tra i vari forum che anche questa pratica ha i suoi – benché rari – oppositori, per i quali mai e poi mai e ancora mai e per nessuna ragione è lecito tradurre gratuitamente, perché sempre di lavoro si tratta. Riassumo quindi qui di seguito, per chi ne sentisse il bisogno, tre semplici motivi per cui no, stavolta personalmente non sono d’accordo, in questi casi la regola d’oro non vale:

1) Il traduttore che collabora con associazioni senza scopo di lucro – accreditate e con finalità no-profit definite e dettagliate, non sto parlando della Lega per la difesa del Pulcino Pio – traduce gratis consapevolmente e dichiaratamente, il che a mio avviso elimina da una parte l’aspetto doloso (traduco gratis ma faccio finta di no perché mi vergogno a dirlo) e dall’altra la componente “fregatura/fessaggine” (ho tradotto gratis perché non lo sapevo, perché a cose fatte mi hanno detto che non c’era budget/che ne avrei guadagnato in visibilità/che il cane del committente aveva ingoiato un calzino e quindi i miei soldi erano serviti a pagare il veterinario).

2) Se traduci per una realtà no-profit come minimo ne sposi la causa, il che riconduce tale attività a una forma di volontariato, e per quanto mi riguarda è infatti in questa sezione del curriculum – e non in quella delle esperienze professionali – che ho inserito i progetti a cui aderisco. Trovo sia giusto e in un certo senso doveroso che ognuno metta sul piatto della collettività quel che nel suo piccolo ha di buono da offrire: se sei un dottore puoi salvare delle vite, se sei un calzolaio puoi insegnare agli indigeni a fabbricarsi le scarpe, se sei un traduttore puoi aiutare le idee che condividi a diffondersi oltrepassando le barriere culturali.

3) Tradurre per il no-profit è utile sul piano della formazione professionale, è una palestra che aiuta ad affinare le proprie competenze, ad acquisirne di nuove e a rimettere in circolo quelle che già hai, perché la traduzione è un mestiere fatto di preparazione teorica ma anche di tanto, tantissimo allenamento, un lavoro in cui più fai più sai. E chi sostiene il contrario mente, ve lo dico io che quando ho ricominciato a tradurre continuativamente dopo quattro anni che traducevo un articoletto ogni sei mesi ogni volta che aprivo un file nuovo mi prendeva una mezza sincope.

Insomma, per come la vedo io se traduco volontariamente in realtà non lo faccio gratis: semplicemente, accetto in partenza di ricevere in cambio del mio lavoro una ricompensa non in denaro (ma che come ritorno “simbolico” ha tutt’altra valenza, concedetemelo, rispetto alla promessa/miraggio di ulteriori future commesse – sempre gratis o pagate una vergognosa miseria – da parte di aziende truffaldine).

Io, se avete tempo e voglia, ve lo consiglio, soprattutto se siete alle prime armi e vi va di imparare e al tempo stesso fare qualcosa di buono. E tanto per avere un’idea di come partire vi segnalo qui di seguito i tre progetti a cui nel tempo ho aderito (n.b. la lista non ha alcuna pretesa di esaustività, sono solo le tre realtà con cui collaboro io e che quindi conosco direttamente. Anzi, se qualcuno avesse esperienza di altre associazioni valide e volesse segnalarle nei commenti indicando anche le modalità con cui entrarci in contatto farebbe cosa molto gradita).

Translators4Children. È un progetto partito a settembre del 2012 e nato da un’idea di un medico dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma: un network che ha come obiettivo quello di aiutare famiglie bisognose – sia italiane che straniere – con bambini malati che necessitino di cure all’estero (i casi sono frutto delle segnalazioni dei reparti pediatrici di tutti gli ospedali del mondo), per cui spesso – a parte il non potersi permettere il costo della traduzione delle cartelle cliniche – subentrano proprio problemi di comunicazione crossculturale nel fissare appuntamenti, viaggi, alloggio e nell’interagire una volta sul posto. Le traduzioni vengono effettuate con la tecnica del “doppio check”: due gruppi distinti di traduttori volontari lavorano sulla stessa cartella, poi si comparano i risultati con la supervisione di un medico specializzato. Vi sembrerà incredibile, eppure – si legge sul sito – nonostante ogni giorno nel mondo ci siano richieste di aiuto, prima della realizzazione di questo portale non esisteva nessun progetto analogo. A farmelo conoscere, in fase ancora embrionale, è stata una mia amica d’infanzia che ha un bambino meraviglioso e però affetto da una malattia rara, e malgrado per ovvi motivi le scadenze dei task siano parecchio compresse… beh, vi assicuro che ogni volta che si riesce a dare una mano per qualche ora ci si sente un po’ una persona migliore. Ad oggi hanno aderito al progetto 810 traduttori e interpreti e 90 pediatri specializzati da 100 nazioni, per un totale di 45 casi risolti.

Translators Without Borders. Di base negli Stati Uniti, è lo spin-off del predecessore francese che dal 1993 coadiuva sotto il profilo linguistico l’attività di Medici Senza Frontiere. Il progetto è partito nel 2010, all’indomani del terremoto di Haiti, per far fronte all’emergenza nell’ambito della traduzione umanitaria, e ad oggi supporta con le proprie traduzioni volontarie organizzazioni non governative attive nei settori più disparati, dalla lotta alla fame nel mondo alla tutela della sostenibilità ambientale alla difesa dei diritti delle minoranze e dei bambini. Opera con un sostegno importante da parte di ProZ, la comunità virtuale dei traduttori professionisti: le ONG postano le richieste di traduzione direttamente su una piattaforma automatizzata (Translation Workspace), e i traduttori hanno la possibilità di navigarle e richiederne l’assegnazione a seconda del proprio profilo e delle proprie competenze. Per aderire bisogna prima sostenere una prova di traduzione (anche perché il testo, una volta completato, non viene rivisto da altri membri del network ma va direttamente all’ONG che l’ha richiesto). Per chi, come me, lavora con l’inglese in verità i task disponibili non sono molti, mentre credo ci sia domanda molto maggiore per le lingue indiche, l’arabo, i dialetti africani ecc. Ad oggi sono stati “donati” oltre 24 milioni di parole tradotte.

TED Open Translators Project. Last but not least, l’imperdibile  e ottimo progetto di traduzione volontaria del TED, iniziativa senza scopo di lucro nata nel 1984 e dedicata alla libera circolazione delle idee innovative. Il progetto è partito in California sotto forma di conferenze che annualmente riunivano personalità provenienti dai tre diversi settori della tecnologia, dell’entertainment e del design (da cui l’acronimo). Da lì si è allargato a macchia d’olio dando vita a centinaia di eventi collegati in tutto il mondo e a una comunità attivissima che ruota attorno al sito dove sono raccolti tutti gli interventi (i cosiddetti talk, dedicati ai più svariati ambiti del sapere). Il network conta oggi quasi 20 mila professionisti volontari, che traducono e sottotitolano gli interventi in più di 100 lingue. Chiunque può proporsi come traduttore, ma gli standard di qualità restano comunque abbastanza elevati perché ogni traduzione deve superare i due step di revisione e approvazione definitiva prima di essere pubblicata (e ve lo dico, il processo è lungo perché i task sono moltissimi: può capitare che una vostra traduzione completi tutto l’iter in un paio di giorni ma anche – true story – che traduciate un talk, specialmente se di eventi collegati, e dopo sei mesi non sia ancora stato sottoposto a revisione). Ciò è particolarmente utile se siete alle prime armi: ovviamente trovate quello che vi corregge anche le virgole e quello che vi lascia passare gli sfondoni giusto per avere sul profilo una voce in più, ma personalmente mi è capitato anche di ricevere – e fare –  osservazioni sensate e utili per migliorare, contestualizzate grazie alla possibilità di inviare messaggi diretti (dipende quanto siete aperti al confronto). Oltretutto la deadline è di 30 giorni per una traduzione e di 15 per una revisione, che su interventi che durano al massimo una ventina di minuti è più che fattibile, anche associato ad altre attività.
È una fonte di arricchimento personale formidabile, perché le tematiche trattate sono originali e all’avanguardia, affrontate con un linguaggio colloquiale e agile (tant’è vero che le FAQ prevedono anche tutta una serie di norme redazionali a cui uniformarsi che non è affatto banale seguire). Ed è una palestra eccezionale, anche perché le traduzioni vanno effettuate su una piattaforma online di sottotitolaggio gestita dal sito partner Amara, il che – almeno per quanto mi riguarda – mi ha permesso di prendere dimestichezza con una serie di competenze (sincronizzazione dei sottotitoli con la voce, tanto per dirne una) di cui non avevo la minima idea, e quindi di apprendere, gratuitamente sul campo, un nuovo potenziale strumento di lavoro che mi è tornato utile nella mia attività retribuita. Infine, se vogliamo ragionare in termini di mera visibilità, è una vetrina autorevole, perché l’elenco sempre aggiornato dei traduttori con le loro schede personali è consultabile sul sito (uno dei più visitati al mondo, fate un po’ voi) e il TED consente – e incentiva – la libera diffusione dei propri contenuti, per cui potrete linkare le vostre traduzioni dove vi pare senza violazioni di copyright e mazzi vari (questa per esempio è la mia pagina, anche se per il discorso che facevo prima dei tempi dilatatissimi di revisione e approvazione al momento ci sono solo cinque talk).

Morale della favola? Quindi da domani se qualcuno, con gli occhi bassi e sotto effetto del vino, vi sussurra timidamente all’orecchio “Io… a volte traduco gratis”, non saltategli subito alla giugulare. Potrebbe aver ragione. Potrebbe farlo per una valida causa. In alternativa, però, non abbiate pietà: se non è per la pace nel mondo o per un futuro migliore vale la regola d’oro. In quel caso, menatelo forte.

Credits: La foto del post è di Daniel Go ed è protetta da licenza Creative Commons.

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