La prima domanda a cui abbiamo risposto per la nostra rubrica doppioverso risponde è anche quella che, ancora oggi, ci viene rivolta più spesso: “Vorrei fare il traduttore editoriale, ma non ho esperienza. Come faccio?”. Il post che ne era nato continua ancora oggi a essere il più letto e condiviso del blog, ma ci dispiaceva che risultasse ormai datato e incompleto. Per questo abbiamo deciso di aggiornarlo con quanto di nuovo abbiamo appreso negli ultimi anni: nuove risorse, nuovi spunti, nuovi link.

Ci è venuto così lungo che abbiamo dovuto dividerlo in due puntate. La prima la trovate a questo link. Vi lasciamo qui la seconda, buona lettura!

I corsi di formazione

Se vi sentite ancora troppo acerbi per buttarvi sul fai da te lavorativo, un’opzione da considerare potrebbe essere quella di investire tempo, o denaro, o addirittura entrambi, in un (buon) corso di formazione. Riconoscere se un corso sia ben fatto o meno non è facile, e abbiamo fornito qui qualche dritta per riuscirci; ma di sicuro, fare “bottega” iscrivendosi a un corso è un’ottima idea, perché il confronto diretto, costante, spesso individuale, con il docente (che di solito non è un professore di traduzione, ma un traduttore a sua volta) permette davvero all’allievo di farsi le ossa.

In questo senso, e poiché il mondo è bello perché è vario e ciascuno di noi ha le sue esigenze, vi segnaliamo quelli che, a nostro parere, sono gli strumenti migliori per fare bottega facendosi accompagnare da un docente (o magari più di uno).

  • Se avete tempo a disposizione, siete di Torino o siete disposti a trasferirvi per un po’, una soluzione secondo noi molto valida sono i corsi della Scuola Formativa TuttoEuropa, e in particolare la Scuola di specializzazione in Traduzione editoriale, un corso annuale, gratuito, cui si accede tramite selezione iniziale, che garantisce 460 ore in aula per aspiranti traduttori editoriali che lavorino con il francese, l’inglese o lo spagnolo. Un’occasione imperdibile, dunque.
  • Se invece che a Torino gravitate nel centro Italia, noi vi consigliamo il Corso di traduzione letteraria promosso da Oblique: molte esercitazioni pratiche, docenti esperti e preparati, la garanzia di una formula che viene proposta con successo da anni. Insomma, un investimento che potrebbe farvi davvero decollare.
  • Se non avete mesi e mesi da investire e/o avete già una certa esperienza e volete solo approfondire un ambito specifico della traduzione (oppure fare esercizio ininterrotto sotto la guida di docenti esperti che vi correggano, punzecchino, spronino, aiutino, lavorando fianco a fianco con loro), troverete pane per i vostri denti nei corsi in presenza di STL, che prevedono formule e offerte variegate. Le nostre preferite? I seminari in aula, che prevedono una prima parte teorica e un’esercitazione pratica (come il corso sulla traduzione per audiovisivi tenuto quasi ogni anno dal traduttore Leonardo Marcello Pignataro e l’adattatore Matteo Amandola), e i nuovissimi laboratori della serie “Traduzione in Pratica”, in cui la teoria è bandita e il docente e gli allievi si concedono un’intera giornata di puro corpo a corpo con il testo. Un esempio? Prove di dialogo, che il 27 gennaio ha visto protagonista Valentina Daniele e le sue (vostre) rese di un elemento narrativo che più di ogni altro ha il compito di catturare il lettore, decretando spesso il successo o meno di un libro.
  • Infine, se non potete o volete muovervi da casa, esistono anche i corsi online, alcuni dei quali garantiscono comunque una discreta dose di esercitazioni: un esempio? La Bottega online di Traduzione editoriale, giunta ormai alla terza edizione (stiamo lavorando per la quarta!) e ideata proprio per STL dalla nostra Barbara in collaborazione con Sabrina Tursi. La Bottega prevede esercitazioni e correzioni collettive, ma anche un modulo individuale in cui i vostri lavori saranno corretti individualmente, e perfino la possibilità, per alcuni allievi, di vedere pubblicata una propria traduzione. Più bottega di così!

I libri

E se l’idea di studiare vi piace ma avete l’anima degli autodidatti e siete della scuola di Hermione Granger, per cui la soluzione a ogni problema si trova in un libro (When in doubt, go to the library), magari un buon volume che non sia solo teoria e fuffa potrebbe aiutarvi e darvi qualche dritta.

  • Un libro secondo noi irrinunciabile è in questo senso il mai abbastanza osannato La voce del testo, di Franca Cavagnoli, dove tutto ciò che dovete sapere per diventare traduttori degni di questo nome (o almeno per capire da dove si comincia) vi verrà spiegato con chiarezza assoluta e tono ipnotico.
  • Un secondo strumento prezioso è Pratiche teorie strumenti, antologia pubblicata da Zanichelli e nata dalla rivista Tradurre. Raccogliendo le interviste, le riflessioni e le confessioni di decine di traduttori editoriali, permette al lettore di entrare nella loro testa, di vedere come funziona, come imitarla. Per quanto un aspirante traduttore possa desiderare di mettersi subito all’opera, dizionario alla mano, spesso l’esercizio migliore che possa fare è ascoltare i suoi colleghi, entrare nella loro bottega, imparare dalla loro esperienza.
  • Infine, recentissimo ma già chiacchieratissimo, Le pagine nere, del collega Daniele Petruccioli: da traduttore a traduttore, una chiacchierata a cuore aperto su cosa significa davvero, nel quotidiano, fare questo mestiere.

Il classico stage

Se per voi fare bottega equivale a iniziare a prendere confidenza con i meccanismi del mercato editoriale o aziendale, una possibilità è quella del classico stage (purché – fate attenzione soprattutto se aspirate a diventare traduttori editoriali e vi ritrovate a fare gli stagisti in una casa editrice – sia limitato nel tempo, realmente formativo, e non mascheri l’intenzione di farvi lavorare gratis); spesso funziona, ad esempio, proporsi per svolgere lavori tangenziali alla traduzione, che a differenza della traduzione stessa sono effettivamente affidati a collaboratori interni alla casa editrice: lettura e valutazione di romanzi stranieri, correzione di bozze, impaginazione o revisione. Se avete una o più di queste competenze, nulla vi vieta di proporvi per questi ruoli, e poi avvicinarvi pian piano alla possibilità di farvi notare come traduttori.

Un’altra possibilità è quella di una forma di apprendistato un po’ vecchio stile, per cui potreste avvicinare un traduttore che vi piace e che lavora con la vostra stessa combinazione linguistica e nel vostro ambito di interesse e proporre un baratto: siete bravi a gestire i social media? Magari il collega più esperto potrebbe accettare di rivedere qualche vostro lavoro in cambio dell’avvio di un profilo Twitter, o dell’impalcatura di un sito/blog. (Noi, ve lo diciamo, siamo facilmente corruttibili con dei muffin).

Le case editrici dei traduttori per i traduttori

Infine, potreste rivolgervi a un gruppo di coraggiosi e valenti traduttori che, da qualche anno, traducono, curano e pubblicano in forma di e-book libri fuori catalogo o i cui diritti di traduzione siano stati ceduti a titolo gratuito dall’autore. La non casa editrice dove tutto questo è possibile si chiama “I Dragomanni”, ed è un progetto nato alla fine del 2011 a opera di Daniele A. Gewurz.
Come lo stesso Daniele spiega nel sito dell’iniziativa, in questo bel luogo di scambio “la collaborazione viene nel coordinarsi e aiutarsi a vicenda: rivedersi l’un l’altro le traduzioni, darsi appoggio per gli aspetti tecnici e, più in generale, nell’impostazione che sarà comune a partire dalla veste grafica.”

Insomma, tutto questo per dire: se volete fare esperienza e Einaudi non risponde alle vostre email, non disperate. I modi per allenarvi a diventare traduttori sempre più in gamba ci sono. Anzi, se ve ne viene in mente qualcun altro, perché non ce lo segnalate nei commenti?

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